Vai Via

Avevo bisogno di piangere tutte le mie lacrime.

Avevo bisogno di sbatterci addosso ancora una volta.

Avevo bisogno della manica di un’amica da afferrare, avevo bisogno di Mika, avevo bisogno dei miei amici italiani tutti attorno che mi ricordassero che la felicità non è necessariamente lo sforzo congiunto di due sole persone.

Avevo bisogno di una giornata di panico, in cui crescere un’alta spanna, in cui rendermi conto che anche se mi hanno rubato il cuore questo non fa di me un demone di terra e di fuoco.

Ho deciso di concedermi una vacanza in Grecia, all’inizio dell’autunno.

Fino ad allora no more wishing.

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Prospettiva e Tiziano

Quando viviamo la nostra vita giorno per giorno ci sono cose di cui non ci rendiamo conto, allo stesso modo in cui ci sfugge la crescita di un fratellino o una sorellina quando ci viviamo insieme. Serve un intervento esterno per farci voltare, analizzare la situazione e convenire che sì, la sorellina è diventata altissima, il coniglio continua a crescere e i risultati personali sono incredibili.

Oggi, dopo credo due anni di assenza, ho finalmente riabbracciato la mia amica E.

Tornare in Italia è se non altro una buona scusa per recuperare persone che non senti da una vita, parenti vicini e lontani e quelle persone che ti capita di sentire una manciata di volte all’anno ma sempre con estremo piacere.

E., nello specifico, è una compagna di classe del liceo scientifico, una ragazza mooolto simile a me agganciata nell’unico anno che trascorremmo nella stessa classe –credo ormai dieci anni fa o più– e mai sganciata, nonostante il suo trasferimento a Domodossola e il mio in Inghilterra. Sono quelle persone che condividono un po’ la stessa anima, quelle che amano le stesse cose di allora e non hanno paura di ammetterlo, quelle con cui ti ritrovi ad avere la stessa opinione, quelle che accendono la radio e grazie a Sere Nere è di nuovo il 2003.

nel tentare di addolcirmi la camomilla ho quasi lasciato cadere una cucchiaiata di miele sulla tastiera

Sono le persone alle quali racconti le tue disavventure tutte in fila, come perle, e solo quando arrivi all’ultima ti rendi conto della strada fatta: solo tutte insieme segnano i miei passi, le mie conquiste, la mia crescita. Solo partendo dai piccoli disastri fatti all’inizio si apprezzano le grandi cose che ho in mano ora o che ho appena appoggiato sulla mensola.

Sono le persone con cui puoi veramente sfogarti, quelle che conoscono i posti dove sei stata e le persone con le quali hai combattuto, quelle che danno il valore alle lacrime perché sanno dove quei fiumi hanno origine. Li hanno visti nascere, quei fiumi, tanti anni fa: ne sono state, in qualche modo, guardiane e protettrici e condividono il mio stesso allibimento e la quieta, disturbante preoccupazione per coloro che li hanno lasciati.

Also, sanno quello che mi piace, quello che possiamo dividere, quello che ci fa ridere entrambe e ci porta in un posto più luminoso, un posto dove passeggiamo e ci riempiamo gli occhi di bellezza e siamo di nuovo piccole, solo per un po’.

E poi c’è Tiziano Ferro, che in una vita dove la musica scandiva le epoche parlava di un posto a metà, un transito tra la mia vita buia e quella in cui imparavo ad amare, un luogo in cui si apriva la luce e arrivava la soddisfazione di abitare un mondo che avevo scelto io. La sua voce è il tragitto dell’autobus nel buio delle mattine d’inverno, l’eco delle aule tristi dello scientifico, la luce che attraversa le pareti di vetro dell’artistico e le parole della mia amica M durante l’anno in cui mi divertivo a giocare con le parole, sognando un giorno –io che non so nemmeno leggere uno spartito– di farne musica: scrivi nello stesso modo.

dove sono finite le mie poesie?

Tiziano Ferro, il cui profilo, in una vita in cui l’amore per il mito non è mai esistito, era familiare come quello di un fratello maggiore, la cui voce sfiorava cose che io non sapevo dire, come l’amore per Luce Nera, e le cui parole che spesso non si incatenavano tra di loro apre una specie di stanza in cui tutto è possibile. Torna indietro un’era che sembra finta tanto è distante, un’era in cui la vita era ancora A e B, in cui le cose veramente grosse non erano ancora entrate e potevo permettermi di crogiolarmi nel dolore tiepido del non avere il coraggio di dichiararmi.

Tiziano Ferro, per tutti quelli che storcono il naso, per tutti quelli che mi hanno attaccato un’etichetta addosso, per tutte le volte che incrociavo i testi tra di loro e mi specchiavo in qualcuno che avrebbe seguito una strada diversa, per una ragazzina che ancora non aveva forgiato lo scudo di LighBringer.

e poi vengono e ti dicono che l’ultima briochina rimasta nella scatola ti appartiene e tu sei felice

Una giornata tranquilla, oggi: il calore dell’amicizia, uno sguardo molto quieto alla strada percorsa e un momento di calma, avvolto nella coperta familiare della sua musica, mentre nuove parole mi scivolano sulle labbra per cadere come inchiostro su queste pagine…

Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi
E ti vedo morire
Ti fermo all’inferno e mi perdo perché
Non ti lasci salvare da me
Nego i ricordi peggiori
Richiamo i migliori pensieri
Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti
Che il sole esiste per tutti

La magia sta tornando, lentamente, tra gli occhi che guardano il dolore distante con una nostalgia sussurrata e la gioia da piccolo animale di chi è riuscito a vedere e imprigionare un preziosissimo sorriso.

Voglio che quella sensazione resti qui, incastonata nel mio scudo di LighBringer, assieme ad ogni altro attimo di follia e dolore che ho fermato con l’inchiostro.

Voglio che tra cinque anni, nel rileggere queste righe, mi sfugga dalle labbra lo stesso identico sorriso e mi si accenda nell’anima una candelina tutta di miele. Perché so già che quel giorno andrò in cerca di quella foto, e ricorderò il calore del sole al tramonto e le fusa distratte di qualcuno che da tanto tempo non era stato abbracciato così.

Bolle e Amici

Ho appena letto il commento di CannellaGuasta e pensavo valesse la pena di rispondere con un qualcosa che fosse un po’ più che solo un commento.

Io ho avuto sempre grossi problemi con l’amicizia, perché ero una ragazzina strana e mi piaceva stare per conto mio. Le persone che considero amici o con cui sono in contatto sono persone che ho conosciuto dalle superiori in avanti, e di questi forse 5 abitano nella città dove sono nata.

Io sono sempre per il pochi ma buoni, e sono convinta che il fatto che io abbia così tanti amici adesso –e credimi, è un record mai raggiunto prima, nei miei 27 anni di vita– abbia molto a che fare con la mia situazione geografica. Penso anche di essere una persona completamente diversa da quella che ero all’epoca ma il fatto che siamo tutti italiani trapiantati qui aiuta molto: si crea una specie di complicità che stando in Italia forse non avremmo mai sentito, una sorta di consapevolezza comune.

Comunque credimi, per quanto voglia molto bene a molti di loro non credere che sia in gran confidenza con tutti. Mi ha dispiaciuto leggere il tuo commento e volevo contestualizzare un po’ la cosa.

 

Oggi è successa una cosa veramente interessante, mentre tornavo alla fermata del bus.

Davanti a me camminava uno scolaretto delle medie, tutto compito nella sua uniforme blu scuro, la custodia di uno strumento musicale in mano e un altro fascio di roba –che francamente ad un certo punto stavo quasi per chiedergli se volesse una mano. Io ero a pochi passi da lui e mentre camminavamo abbiamo incrociato il passo con una persona dai capelli lunghi e biondi, dal viso allungato e con una gonna coloratissima fino ai piedi, che canticchiava a mezza voce qualcosa tipo alzati, alzati.

Il bambino davanti a me si è proprio girato, rimanendo incantato a guardare questa persona mentre si allontanava. Aveva gli occhi sgranati e l’espressione curiosa e allibita insieme, perché in effetti la voce della persona non lasciava dubbi: era un uomo, e non una donna come il suo aspetto portava a pensare.

In quel momento mi veniva da ridere e stavo quasi per fermarmi e ricordare al bambino che non era buona educazione fissare la gente. Il fatto è che, nell’istante in cui il bambino si è voltato, la bolla nella quale camminava per conto suo è esplosa, annullando qualunque barriera tra me e lui.

Sicuramente ve ne siete accorti, camminando per una strada affollata, come tutti camminino in una bolla. Facciamo qualcosa, un incantesimo o un gioco di prestigio, e diventiamo invisibili, o cancelliamo chiunque attorno a noi. A volte la bolla scompare per un secondo, quando guardiamo per caso qualcuno negli occhi o lo sfioriamo per caso, ma in genere ce ne ammantiamo molto abilmente e non permettiamo a nessuno sconosciuto di entrarci.

io in genere cammino canticchiando e la bolla non sopporta il canto

Siamo rimasti lì a guardarci un attimo, io e il bambino, lui con la sua bolla scoppiata e io con la mia risata cristallizzata sulle labbra, e il mondo ha brillato per un istante di possibilità inespresse.

 

Oggi sono stata in giro per Oxford con Cì, per un paio d’ore e qualcosa.

Io, come le dicevo, sono una persona naturalmente statica e bisogna in genere prendermi a calci per farmi muovere.

lei, a detta sua, ha il problema opposto

E’ stato un delizioso pomeriggio, nel quale abbiamo scoperto che le cose che abbiamo in comune sono tante -elenchiamo i Lego, gli shortbread e le meringhe al limone ma ce ne sono ancora– abbiamo allegramente vagabondato in giro per Oxford –in cerca di cose come buste di carta, batterie e lampadine- -mannaggiallelampadine, ma comunque ho beccato quella giusta– per amore del movimento fisico e poi abbiamo vanificato ogni cosa prendendoci un’adorabile meringa al limone/shortbread al caffé del Waterstone.

Quando credi che il maltempo ti impedirà di spassartela, quello è proprio il momento in cui devi uscire e andare a spassartela lo stesso.

Di Nuovo Inverno

lo sapete che quando non posto è perché sono da Verde Acqua, vero?-

Ieri sera, uscendo dal Pets At Home di Temple Square, mi sono imbattuta nella notte.

Ed erano solo le quattro e mezza.

Sono rimasta un po’ con il naso per aria, affascinata, preda della curiosa sensazione che si ha quando cambia l’orario: la mente sa che è presto ma il corpo vede il buio, una confusione molto particolare che significa semplicemente che, come dicevano i poveri Stark, L’Inverno Sta Arrivando.

e dire che a me gli Stark piacevano tanto…

Oggi poi, dopo una giornata di letargo con V.A. –nella quale abbiamo riguardato tutti gli episodi di Librarian in attesa della nuova serie che inizia domani– siamo usciti un po’ di corsa per prendere il bus e ci siamo ritrovati circondati dalla nebbia e da quell’aria molto umida che ti congela solo le labbra.

Ho sorriso perché era tanto tempo che non sentivo l’inverno così e mi sono tornate in mente le poche settimane passate a Barnet, quell’esperienza improbabile eppure magicamente indispensabile per la mia crescita, e ho pensato che è passato un altro anno da allora.

Dopo una settimana da incubo, per me ma anche per V.A. –vedrai che mi farò perdonare, se già non l’ho fatto oggi…– ci fermiamo a ringraziare l’Universo.

Grazie per i coniglietti, per Sushi e per i gatti che accorrono al mio richiamo, sconvolgendo peraltro V.A.

Grazie per le cose come Librarian, Galavant e Leverage -soprattutto Leverage

Grazie per la mia host family, che nel tornare mi ha accolta in modo calorosissimo e che non vede l’ora di avere ospite la mia vera famiglia –mancanocinquegiorniiiiii!-

Grazie per la pasta al forno con sughi strambi, che oggi in qualche modo ci voleva.

Grazie per le stanze fredde quando la casa è fin troppo appesantita dal calore del camino.

Grazie per il ritorno della mia sanità mentale dopo una settimana in cui ho sfiorato l’esaurimento.

Grazie per Verde Acqua, la cosa più incredibile di Oxford.

Grazie e basta, perché inaspettatamente stasera è bello essere me.

Lettera ad un’Aspirante Ragazza alla Pari

Aspiro ad essere una persona utile.

Aspiro a fare del bene, con il mio blog, e quindi ho passato l’ultima ora a mangiucchiare un pacchetto di tortillas Tyrell ai semi di papavero e panna acida, scrivendo un post sul senso dell’essere una ragazza alla pari e sulle varie difficoltà che si possono incontrare.

Sarà stata colpa delle Tyrell –che peraltro ricordavo più buone– o altro ma alla fine del post mi sembrava talmente una porcheria che ho deciso di lasciar perdere e cancellare tutto.

Ma aspiro ancora a fare del bene, quindi con il cuore in mano scriverò una lettera all’aspirante ragazza alla pari.

 

Carissima,

ci saranno momenti in cui piangerai.

Piangerai, perché il disagio di una famiglia che non ha le tue stesse regole, il disagio di una stanza sporca, il disagio di non riuscire a raggiungere i bambini perché non hai le parole giuste non possono essere spiegati a parole.

Sarà frustrante e sarai costantemente buttata, a calci, fuori dalla tua zona di comfort, costretta a parlare una lingua che non è la tua e a sopportare gli inevitabili difetti delle famiglie senza il cuscino dell’affetto che avresti nella tua famiglia.

chiedo perdono, la cosa dei calci è metaforica

Dovrai continuamente sbattere contro cose come ma l’altra au pair me lo lasciava fare o ma l’altra au pair era meglio oppure mi manca l’altra au pair! e non sarà bello.

Ma lo adorerai.

Adorerai svegliarti in un altro Paese e sapere che tutto attorno a te si parla una lingua che stai lentamente iniziando a capire.

Adorerai avvicinarti piano piano ai bambini, conquistarti la loro fiducia, renderti conto che prima di quanto ti aspettassi corrono da te per mostrarti qualcosa, per chiedere aiuto, per abbracciarti.

Adorerai adattarti a nuove regole, metterti alla prova, abbracciare una nuova cultura.

Un giorno ti ritroverai a pensare automaticamente in una lingua che non è la tua, sentirai le parole che scorrono velocissime senza bisogno di alcuna traduzione, e allora ti sentirai realizzata.

Adorerai tutto questo perché se senti il richiamo di un simile incarico, se senti il desiderio di partire e sfidarti, allora tutto questo ti porterà più in alto di qualsiasi cosa tu abbia mai fatto prima.

Quindi vai.

Persone del Passato

Uno non dovrebbe scoprire le fragole all’età di ventisette anni.

E se anche lo fa non dovrebbe spudoratamente rubarle alle lunchbox dei bambini, lasciando solo le fragole più grandi perché quelle piccole sono più buone.

Oddio quanto sono buone.

Che vergogna.

For you, for you.
Baby, I’m not moving on,
I’ll love you long after you’re gone.
For you, for you.
You will never sleep alone.
I’ll love you long, long after you’re gone.

Like a drum, baby, don’t stop beating.
Like a drum, baby, don’t stop beating.
Like a drum, baby, don’t stop beating.
Like a drum my heart never stops beating for you.

Niente, oggi ho ballato e cantato questa canzone, mentre pulivo la cucina dopo la cena dei bambini, e poi ho realizzato: tesoro, non passerò oltre, ti amerò a lungo dopo che te ne sei andato.

Non solo casca a fagiolo con me, casca a fagiolo anche con il tema del giorno –lo giuro, tra una cosa e l’altra non si è parlato d’altro: il passato, le persone del passato e il modo in cui gestire entrambe le cose.

Io –e credo di averlo detto una milionata di volte– non mi so lasciare le persone alle spalle.

Oggi abbiamo parlato di persone che ritornano –quasi letteralmente dalla tomba– comportandosi in maniera oscena con persone che anni prima erano loro amiche, di persone che pugnalano alle spalle altre persone alle quali dovrebbero la loro felicità, di persone che nonostante tutto non riescono a lasciarsi le cattiverie alle spalle.

Ci ho pensato: nessuna delle persone alle quali ho voluto bene ha perso il suo posto nel mio cuore, no matter il modo in cui ci siamo lasciati o le ultime parole che ci siamo scambiati.

stavo per aggiungere che il Signore degli Idioti è l’unica eccezione ma poi mi sono resa conto che non è vero, che lo odio solo pro forma e che se mi capitasse davanti adesso e mi chiedesse di aiutarlo lo farei senza pensarci

Vorrei dire che sono fortunata a non essere mai stata ferita o delusa al punto da voler cancellare qualcuno completamente dalla mia vita ma non è vero: è successo, è solo che io non sono il genere di persona che porta rancore così a lungo.

 

Ci sono persone che mi hanno fatto battere il cuore, persone con cui avevo una bella amicizia e che ho rovinato per l’imbarazzo di essermi dichiarata a vuoto. L, I know you still read this. That still warms my heart.

Ci sono persone che ho dovuto allontanare perché altrimenti nessuno dei due avrebbe mai ripreso a camminare davvero, persone che forse mi hanno voluto più bene di quanto io non capissi, che mi hanno insegnato e dato moltissimo, persone che cercherò e vorrò felici per sempre.

Ci sono persone che credevo di aver toccato, persone che sono andate molto vicino a mandarmi in pezzi, alle quali tenevo e guardavo forse con troppa fiducia e ammirazione, persone che devo tenere a distanza ma alle quali non riesco a smettere di voler bene.

Ci sono persone che ho amato disperatamente, che mi hanno lasciata cadere nel peggiore dei modi, che mi hanno dato il paradiso e poi l’inferno. Persone che non hanno mai capito nulla e hanno portato solo confusione in una vita che chiedeva solo cose semplici. Persone che sono vicinissima ad odiare, in quel modo in cui puoi odiare solo chi hai tanto amato, ma che mi ritrovo a guardare con preoccupazione, sperando che capiscano, prima o poi.

E poi ci sono persone il cui nome è ancora scritto sotto il mio stivale. Persone per le quali io sono ancora seduta davanti alla porta. Persone la cui silhouette va cercata nel mio cuore, perché c’è una sagomina proprio con quella forma, che nessuno può riempire.

In realtà c’è una e una sola persona che corrisponde alla descrizione.

Come il siamo amici per sempre, non è vero? di Red e Toby: il giorno che busserai alla mia porta incinta di qualcuno che non sono io, in lacrime e con il cuore spezzato, io ti abbraccerò forte e ti amerò ugualmente.

Nessuno
mi ha mai
insegnato
come smettere
di amare.

 

 

 

PS: qualunque lamentela da parte di persone non citate verrà cestinata, giacché il titolo del post parla chiaro. Le lamentele di persone citate, al contrario, verranno attentamente valutate.
Vi faremo sapere.

Amo Te

Amo te.

Amo te, che soffi idee nella mia direzione.

Amo te, che hai fissato le mie dita finché non sono state della forma che volevi tu.

Amo te, che metti gli aeroplani dove mi servono, i fiori dove li posso sentire, le locandine dove mi infilo per puro caso.

Amo te, che sorridi nelle forme dei nodi del legno, quelle perle bellissime che non riesco a smettere di fissare.

Amo te, che mi hai dato lei per sbattere contro l’amore e farmi un male assassino.

Amo te, che hai preso l’oscurità e ne hai fatto inchiostro.

Amo te, che lasci cadere le stelle sopra la mia testa pronte per un futuro che devo disegnare.

Amo te, che hai messo la pizza tra me e lui e mi hai mostrato qualcosa dell’amore che ancora non conoscevo.

Amo te, che mi riempi le mani di cascate di madreperla bianca, blu e cangiante.

Amo te, che hai disseminato di nuvole il cielo e ora le stai tingendo di rosa.

Amo te, che mi hai dato la voce con cui posso lasciar fluire amore e gratitudine.

Amo te, che hai cresciuto Robin e mi hai messo sulla sua strada.

Amo te, che dissemini ancora il mondo di cose belle.

Amo te, che in un momento d’illuminazione hai fatto i gatti e in un momento di distrazione hai fatto Sarfie.

Amo te, che mi hai suggerito i luoghi dove ho imparato a stare da sola.

Amo te, che mi hai rivelato con un sussurro che non sono fatta per essere un’isola.

Amo te, che di fronte alle mie lamentele mi lanci le pietre e mi lasci a stupirmi per i miei riflessi.

Amo te che sai tutto e alzi la lanterna in alto per me.