Notti al College

Ci sono quei giorni che durano settimane.

Ce ne sono stati cinque, questo significa che è passato ormai più di un mese dal mio ultimo post.

ride

Ieri ho finito l’ultima notte di servizio.

C’era una festa, nella scala 12, musica alta, persone che bevevano, due o tre studenti che hanno flirtato con me fingendo di saper parlare italiano. Ho preso la mia torcia, insieme al junior dean -il prefetto? Lo studente responsabile? Non so come si traduce e non lo saprò mai– e li abbiamo dispersi, è mezzanotte, sapete che non si tiene la musica alta dopo mezzanotte.

Una studentessa è rientrata alle due, è rimasta a chiacchierare con me, ha sentito che non avevo voglia di andare a spegnere le luci della torre e ha detto vengo con te.

Un altro gruppo di studenti è rientrato tardi, un po’ allegro, tutto sorrisi giovani ed entusiasmo e qualcuno ha detto ehi, ma stai facendo il turno di notte, che bella sorpresa! Guys, è il mio portiere preferito e di solito non fa mai il turno di notte!

Un ragazzo era ubriachissimo, in lacrime, ha dato un calcio ad uno dei nostri cartelli, è venuto dentro mormorando mi hanno dato del fascista.

Alle quattro del mattino un ragazzo brillo è entrato, mi ha chiesto cosa leggevo, ha iniziato un monologo super appassionato su Patrick Rothfuss –io morivo dal ridere, dato che non ho bisogno che mi si venda Patrick Rothfuss in nessuna lingua perché già lo adoro– alla fine del quale gli ho consigliato Scott Lynch, si è mangiato una scodella di torta al cioccolato, poi si è accoccolato nella finestra e abbiamo guardato insieme Blackadder. Alla fine l’ho guardato e gli ho detto che erano le cinque del mattino, lui si è scusato, ha detto non credo che ci siamo presentati poi si è presentato e ha detto è stato un piacere.

Ci sono stati momenti di tensione –più o meno ogni volta che la porta ci metteva un’ora a chiudersi– e momenti in cui avrei preferito essere a casa. Una ragazza si è sentita male e abbiamo dovuto chiamare l’ambulanza, la terza notte, e nella stessa notte ad un ragazzo hanno buttato in faccia sostanze non ben identificate e l’abbiamo messo su un taxi per l’ospedale.

Ho passato ore leggendo, a volte cose che dovevo leggere a volte… beh, romanticherie più o meno platoniche tra personaggi di cui mi sono recentemente innamorata, ascoltando a ripetizione le canzoni de Lo Hobbit e piagnucolando come una la bambina piccola che sono.

Ho intessuto conversazioni al limite del credibile con studenti a caso, come uno dei miei preferiti, MR, che la prima sera che ci siamo conosciuti si è portato a casa su una bici una stampante 3D che aveva ordinato online. Stavolta sulla bici aveva un sacchetto pieno di pane. Gli ho chiesto se stava contrabbandando pane fuori dalla dining hall e lui ha detto che no, gli piace il pane e se ne era comprato una valanga.

sua è l’idea innovativa di portarmi del Lego per far passare più in fretta le lunghe notti al college

inutile dire che l’ho amato alla follia

Ho visto studenti consegnare i loro compiti alle tre del mattino. Ho visto gente con i peggio vestiti, i peggio tacchi, i peggio capelli. Gente mezza nuda nonostante il freddo, gente con in mano la più varia collezione di cibo.

…e niente, vorrei ricordarmi nomi e volti di tutti quelli che mi hanno detto coraggio, manca poco, stai andando benissimo e mandare a tutti loro un biscotto come fa la fatina dei biscotti –non chiedete– ma in sintesi quello che volevo dire è che mi ha fatto tenerezza quello che ho scritto solo una settimana fa: mi sembra che siano passati davvero dei mesi e che quelle paure e quei sentimenti che mi divoravano domenica scorsa appartengano ad un’altra persona.

Prego l’Universo di aiutarmi a ricordare quanta strada ho fatto in questi cinque giorni la prossima volta che mi sento altrettanto divorata.

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Risoluzione

-perché vanno di moda i titoli di una sola parola

Oggi è stata una giornata molto lunga e decisiva sotto molti punti di vista. Innanzitutto è stata, lavorativamente parlando, una giornata così morta che ad un certo punto mi sono seduta con un taccuino in mano e ho iniziato a fare liste.

Liste di cose che potevo fare per aumentare la mia produttività, liste di cose che dovrei fare per prendermi più cura di me stessa, liste di azioni che devo, dal punto di vista pratico, portare a termine se voglio abitare in questo Paese e continuare a lavorare e liste di cose che mi piacerebbe tanto comprarmi quando avrò più soldi.

Adesso che so quali orari avrò per l’intero mese sto cercando di organizzare una giornata un po’ più produttiva. Per esempio… e se i svegliassi tutte le mattine alle sei e mi organizzassi una routine quotidiana per migliorarmi la giornata? Dopotutto per un terzo delle mie mattine dovrò comunque svegliarmi a quell’ora e per mantenere un pattern di sonno stabile potrebbe essere la soluzione migliore.

dopotutto tante volte la sera perdo un sacco di tempo al pc quando potrei fare cose più utili

Poi sono uscita con Raul.

che chiaramente non si chiama Raul ma mi piaceva come nome ed è abbastanza vicino

Ieri non ne ho parlato chiaramente ma c’è stato un momento in cui non ero sicura di quello che volevo. Intendiamoci, parte della ritrosia di una ragazza davanti ad un invito così schietto è condizionamento della società, incluso quello religioso: io sapevo bene cosa volevo. Il punto è che tante volte non so decidere se concedermi quello che voglio sia o meno una buona idea.

Tuttavia quello che ho appena analizzato è un mio problema personale, che dovrei essere libera di risolvere con i miei tempi. Avere qualcuno che ogni due ore mi ricorda che non sto facendo quello che voglio e che la scelta meno complicata è dire di sì è un altro tipo di problema.

Quindi oggi, dopo averci mangiato insieme un panino estremamente buono, averci passeggiato un po’ per il castello di Oxford e avere ascoltato le peggiori scuse per non tenerci per mano e non baciarci in pubblico, gli ho dato un allegro benservito.

Una volta a casa ho avuto la tradizionale mezz’oretta di chiacchiere con la padrona di casa, la quale molto tranquillamente ha detto comprarti degli elementi per la stanza? Certo che puoi farlo. Anzi, mandami i link che lo faccio io. Riarrangiare i mobili nella stanza? Certo che puoi farlo, la stanza è tua. Anzi, se i mobili non ti piacciono dimmelo che ci penso io a sostituirli.

io che sono una persona umile e semplice volevo solo aumentare lo spazio della mia scrivania, forse forse prendermi un comodino ma soprattutto spostare la scrivania dove prende luce… il resto non solo è fantascienza ma mi sembra anche un po’ ingiusto

Quindi si prospetta un finesettimana interessante, tra i calcoli per la stanza, il riorganizzare la mia giornata e il tentare di andare a letto sempre più presto. Come dicevi, Anna? Raddrizzare la mia vita? Che ne dici, così è sufficiente?

ride e se ne va

Sulla Porta

Ve lo dico, mi pentirò di questo post in 7 minuti ma lo devo scrivere.

Sono sulla porta, come la protagonista del mio libro, con in mano una pietra colma dei ricordi della persona che ama.

Sono sulla porta, in attesa di entrare e spingere via per sempre il ragazzo di cui sono innamorata.

Sono sulla porta, in bilico tra lo scappare via e aspettare e subire ancora l’indifferenza –la scelta più codarda– o entrare, affrontare la mia paura, ridere e scherzare e fare quelle cose sciocche e felici che fai quanto stai con la persona che ti piace, e poi sfoderare il coltello e dire mai più, il gioco finisce qui, mi hai fatto abbastanza male.

Perché non è tanto il riuscire a non perdere il treno, ma scendere da uno che non ci porta da nessuna parte.

non è assolutamente saggezza mia eh

Quindi me ne sto qui, aggrappandomi al pensiero che sono coraggiosa, che non mi volterò indietro, che affronterò quella persona e me ne libererò una volta per tutte per fare spazio a qualcosa di più, di più attento, di più presente, di più mio.

Cercando di non pensare che, per la prima volta nella mia vita, sto esiliando qualcuno dalla mia esistenza.

Bilancia

Ci sono momenti in cui vale la pena sedersi davanti allo specchio e parlarsi chiaro.

Faccio questa cosa spesso e non sempre ho dei risultati costruttivi ma ieri ci ho provato una volta di più: mi sono messa a meditare, poi ho fatto una lista delle cose che non sto facendo –mangiando bene, camminando abbastanza, scrivendo, perdendo peso– e ho cercato delle soluzioni fattibili, che fossero solo un passo più in là.

Inizio sempre con le cose grafiche, io: sono i buchi della lavagna magnetica che mi dicono ehi, siamo ore libere, sfruttaci in qualche modo!, sono le caselle riempite con i colori del semaforo a dirmi se sto facendo bene o male, sono i numeri del mio sforzo quotidiano a dirmi che sto costruendo qualcosa.

Ebbene signori, mi sono messa a dieta.

che parole orribili

Sappiate –e lo dico qui di fronte al mondo in modo da non potermi rimangiare la parola– che devo perdere trenta chili, perché ho deciso che per motivi di salute, estetici e via dicendo è giunto il momento che io mi prenda un po’ cura del mio corpo. Ho intenzione di postare i chili che mancano al mio obiettivo in modo che chiunque possa aggredirmi verbalmente se non mi impegno. Siete autorizzati.

Nel frattempo oggi ho mangiato bene, ho bevuto TANTO, ho pedalato TANTO e camminato TANTO.

 

Sì, lo so che è un post un po’ scemo ma stasera gira un po’ così.

 

Distanza dall’obiettivo 30,4.

 

L’Acqua del Cuore

Ci si siede alla scrivania con il desiderio di essere ottimisti e positivi e parlare della bellissima esperienza di oggi, di come l’avere il sopravvento sulla pigrizia abbia dato i suoi frutti, di come il fatto che mi vogliano là anche domani dia buone speranze, di com’è bello quel posto e di come mi stiano simpatici quelli che ci lavorano.

Di come ho la vaga impressione di aver dato una buona impressione.

Di come sia stato bello mettersi alla prova con qualcosa che mi spaventava da morire, come sia stato interessante farsi bombardare di nozioni, sorridere ai clienti, consegnare le borsette con le jacked potatoes e augurare enjoy, ritrovarsi due commessi che mi fissavano il braccio mormorando your tattoo is cool!

Di come dopo un po’ la frenesia ti invada e ti ritrovi a maneggiare coltelli e pinze come se non avessi fatto nient’altro e a seguire il flusso come fosse una musica e tu stessi danzando.

sospira

Immagino che di questo dovrei essere grata all’Universo, che mi ha messo sulla strada di persone premurose, simpatiche e attente invece che di robot, che mi ha trovato un posto non troppo distante da qui, che…

sospira ancora

Poi arriva la notte, le pile si scaricano, la luce si spegne e ti ritrovi in mano le briciole delle cose, gli scheletri, le ombre delle cose che avresti voluto fare, gli eterni se e ma che combatto invano e scene che prendono vita nella mia mente.

sono indietro con i conti, taaanto indietro con i conti

In una manciata di ore ho sbattuto contro le spalle di ben tre persone, qualcuno che ho aspettato troppo a cercare, qualcuno per il quale non ho mai avuto il coraggio di mollare la presa e qualcuno che con le mie mani troppo piccole non sono riuscita a raggiungere. Sono tre schegge della mia anima che tornano indietro, altri tre posti in cui non potrò più stare.

Mi torna in mente qualcuno che oggi mi ha guardato e mi ha chiesto se poteva avere un abbraccio, mi torna in mente L’Assenza di Fiorella Mannoia e l’uso improprio che ne è stato fatto negli anni, c’è solo un posto dove puoi tornare…mi torna in mente un pomeriggio in cui qualcuno ha aperto la bocca e mi ha fatto sentire una dea.

La verità è che c’è e ci sarà sempre troppa acqua nel mio cuore, un’acqua che si spinge avanti verso le rocce e poi torna tutta, tutta indietro.

Estate 2001

Postare è sempre un terno al lotto.

Ma forse questo l’avevo già detto. Connessione instabile, distanza eccessiva dal router, computer cretino…sì, l’avevo già detto.

Oggi ho preso e ho, per l’ennesima volta, rovesciato la mia camera.

Ho trovato calzini che non mettevo da un secolo –badate bene, non sporchi e neanche in disordine, solo, in fondo al cassetto e intoccati da mo’– maglie che sono state comprate ai charity in preda a impulsi di fighezza e altre cose che possiedo ma non userò mai.

Come il quadernino che mi ha regalato la donna di mio padre quando sono partita. Bellissimo, per carità –estremamente bello– ma dubito fortemente che avrò mai il coraggio di appoggiarci sopra una penna.

parentesi in cui scivolo inesorabilmente su FB, mando alcuni dei miei classici bacini random, perché io credo nel ehi, ti sto pensando e ti voglio bene, ma nessuno mi caga

Come un numero improponibile di magliette che tanto è inverno e non userò, che sono finite metà nel sacco del charity –enorme. Una busta dell’Ikea blu– e metà nella valigia estiva, dove sto per mettere tutte le cose che sono quasi sicura non verranno usate prima di marzo.

Oggi poi ho comprato un dvd in un charity. A 50p, che sarebbe mezza sterlina. Che sarebbe niente.

Lo so che nell’era dello streaming non si comprano i dvd, specie una come me, potenzialmente sempre in giro, ma non ho resistito, perché sono innamorata di Romeo+Juliet dalla prima volta che l’ho visto. Che ricordi…la casa della mia allora migliore amica Erica, il caldo e gli insetti nella campagna, i giri in bicicletta, l’estate di Tre Parole, uno dei peggiori tormentoni dell’estate 2001

parentesi in cui scivolo inesorabilmente su YouTube e finisco per ascoltarmi anche www mi piaci tu, un’altra canzone che è più bello se non ve la ricordate

Non ci posso fare niente, sono quelle canzoni che ti riportano alla mente un sacco di ricordi assurdi e sbiaditi, come i pomeriggi a guardare Inuyasha, l’invidissima perché lei aveva internet e io no, le chiacchiere sui ragazzi, la strana sensazione che ci fosse qualcosa che non capivo…

…era l’anno di Witch, l’anno in cui avevo 13 anni, gli anni dei primi manga scambiati alle medie, dei peggiori compagni di classe, gli anni delle fughe in bicicletta e delle lotte quotidiane con mia madre.

Per dimostrare cosa, poi?

Inquietudine e Determinazione

Che inquietudine.

Oggi sono tornata al lavoro dopo un weekend lungo con Verde Acqua.

Abbiamo deciso che come esiste il siamo stati insieme troppo poco esiste anche il siamo stati insieme troppo. Quando succede io guardo fuori dalla finestra, il cielo è buio, fa tanto freddo e cerco di infilarmi piagnucolando nella felpa di Verde Acqua perché non voglio andare a casa.

devo però ammettere che, alla fine dei venti minuti che mi separano da casa di V.A. alla mia, trovo la casa calda, la gente che mi chiede com’è andato il weekend, Sarfie che qualche volta arriva perfino a salutarmi con una coccola e in qualche modo sono felice lo stesso

Che avessi un cellulare nuovo lo sapevate, vero?

Ieri sera è arrivata la cover, veramente bellina, con il pennino e un charm fantastico a forma di quadrifoglio, che si infila nel buco delle cuffie. Quasi eccessivo ma mi piace un casino.

Quello che non sapete è che ieri io e Verde Acqua abbiamo fatto un triplo salto mortale in coppia e ci siamo comprati tutti e due un computer incredibile e strafighissimo che costa una barca di soldi.

Talmente tanti che non voglio nemmeno pensarci.

Si vive una volta sola, no? E poi voglio un computer, non una lavatrice. Perché è quello il rumore che fa.

giuro, ho acceso quello nuovo e ho avvicinato l’orecchio alle ventole per controllare che respirasse. Non mi sembrava neanche vivo

Oggi la mia amica A. sarebbe fierissima di me, perché contrariamente agli ultimi, lagnosissimi giorni che ho avuto, oggi ho lavorato sodo e a lungo, pulendo ovunque, mettendo in ordine pure ovunque e arrivando perfino a buttare via un’altra buona porzione delle mie cose in previsione del trasloco.

quandunque esso sia

Sii fierissima di me, A!

Comunque volevo chiudere con questa bellissima canzone. Trovo che sia dolcissima…il video mi colpì molto, all’epoca, e da un po’ di tempo a questa parte non riesco ad ascoltarne la fine senza pensare che si stia rivolgendo proprio a me, e il cuore mi si scalda inspiegabilmente.

Un po’ di testo?

Truccati, fatti fare le unghie, arricciati i capelli,
corri un miglio in più, resta in forma, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Fai la sexy, non essere timida, toglitelo,
è quello che vuoi, appartenere, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Non devi spingerti a tanto, non devi abbandonare tutto,
devi solo alzarti alzarti alzarti, non devi cambiare una singola cosa.

Vai a fare shopping al centro commerciale, usa le tue carte di credito
non devi scegliere, compra tutto, così piacerai agli altri.
Piaci agli altri?

Aspetta un secondo, perché dovrebbe importarti quello che pensano di te.
Quando sei da sola, con te stessa, ti piaci?
Ti piaci?

Non devi spingerti a tanto, non devi piegarti fino a spezzarti,
devi solo alzarti alzarti alzarti, non devi cambiare una singola cosa.

Togliti il trucco, lascia i capelli sciolti, prendi un bel respiro,
guarda te stessa nello specchio, non ti piaci?
Perché a me piaci.

Rotten Smoothie

Frotte di persone sono accorse –balle, solo una– dopo il mio post di ieri, Chi dovrei temere?

Con il senno di poi magari si poteva evitare un po’ di catastrofismo. Il fatto è che uno cerca di prendere una direzione, farsi dei piani, costruirsi una missione tutta sua per trovare dentro di sé la determinazione ad andare avanti…

…e poi gli viene detto che non solo i piani sono tutti diversi, ma c’è anche la possibilità che cambino di nuovo o restino imprevedibili fino alla fine.

Io avrei dei biglietti aerei da comprare.

Ma comunque.

 

Oggi ho fatto tanto.

Ho pulito il bagno della mia host mother -che è enorme e bellissimo ma soprattutto enorme– ho cambiato le lenzuola a tutti, ho fatto tre lavatrici e ho fatto la spesa.

Sono anche riuscita a farmi la doccia e iniziare a tirar giù gli indirizzi di qualche job center, per iniziare a studiare il piano d’azione contro i tiri mancini dell’Universo.

 

Stamattina qualcuno mi ha detto delle cose su cui sto ancora meditando.

Mi è stato detto che sono una persona che da’ agli altri la colpa dei propri fallimenti e che per non far niente si trincera dietro l’autocommiserazione.

Certe volte siamo così convinti di noi stessi che non ci rendiamo conto delle nostre mancanze, ma spero tanto che non sia questo il caso.

 

Al momento sto cenando con un frullato di banana, fragole e una panna di soia piuttosto buona che vendono qui. Mi sembrava appropriato dare questo titolo al post perché parte di tutti e tre gli ingredienti era un po’ andato. Se domani non posto sapete perché.

Scherzo, domani probabilmente non posterò perché sarò da Verde Acqua.

 

Scusate il post cretino e senza perché ma 1. ho fretta 2. sono un po’ demotivata e 3. appena qualcuno arriva a casa e mi da il cambio scappo in camera a meditare.

Che farebbe l’eroe?

No.

Non mi lamenterò di quanto sia stato difficile oggi far funzionare il mio e-reader, che si ostina ogni volta che può a riavviarsi e azzerarmi completamente la libreria.

Non mi lamenterò di come ci sia rimasta male quando mi è stato detto che la priorità che credevo di avere nell’acquisto dei biglietti per la convention del prossimo anno a Roma in realtà non esiste.

Dirò invece che sono molto soddisfatta di me stessa, perché oggi ho fatto tutto quello che avevo deciso di fare: gnocchi alla romana per la cena –mia e di G, anche se ha detto che non li mangerà tutti e che li mangerà comunque domani– la pulizia dei pavimenti, le ragnatele, una passeggiatina rapida per comprare il latte, il completo riordino del guardaroba di J e…e niente, e sono comunque riuscita a perdere un sacco di tempo cantando, spulciando youtube, surfando su tumblr e via così.

Quindi arrivo alla fine della giornata piuttosto soddisfatta, determinata nonostante tutto, con la consapevolezza che quando le cose vanno male la cosa migliore è chiedersi se la mia vita fosse un film cosa farebbe l’eroe a questo punto?

Ruota

La giornata di oggi è una ruota.

Una ruota come quelle che da bambina non ho mai imparato a fare. Shame on me: lo sapevano fare tutte tranne me.

Una ruota come quelle che si fanno nei prati, un simbolo di gioia e liberazione, di positività, di movimento.

Perché movimento è quello che manca nella mia vita, azione, dinamismo. Ho passato la mattina a leggere a letto, a guardare la fine dell’ottava serie di Supernatural –Benny stole my heart– e a pensare.

Sono approdata qui, in una dimensione dove con un impegno tutto sommato ridotto ho una sistemazione ottimale e molto tempo a disposizione.

Cosa sto facendo ferma?

Così mi sono seduta alla scrivania, ho riordinato le idee e ho scritto la preghiera del mattino, un ringraziamento all’Universo, un mio personale promemoria per ficcarmi bene in testa le cose più importanti, come il fatto che sono benedetta dall’Universo, fortunata ad essere qui e…beh, presunzione o determinazione, destinata a grandi cose.

Poi ho scritto anche una lista delle cose da fare ogni giorno, la routine del mattino, le cose che devo controllare che siano pulite e in ordine ogni mattina prima di mettermi a fare cose mie, e ho deciso che ogni giorno, dopo la scuola, camminerò almeno una mezz’oretta.

E sto bevendo almeno un litro d’acqua al giorno extra pasti.

E ho in programma di fare finalmente un tatuaggio, perché qui ad Abingdon c’è uno studio proprio carino, con una ragazza che fa i tatuaggi proprio come li voglio io.

E mi pare che di cose che si muovono ce ne siano abbastanza, no?

Manca solo l’idea per una nuova storia.