Solo Amore

Non bisognerebbe
essere innamorati
di qualcosa d’intangibile.

Non bisognerebbe
sentire le farfalle
quando il vento soffia violento
né amare
il fiato del sole
sulla pelle.

Non bisognerebbe
cantare al cielo blu
correre con gli occhi
assieme alle nuvole
sentire di volare
quando una rondine
attraversa tutto il mio campo visivo.

Non bisognerebbe
sentirsi amati
quando una traccia bianca
attraversa il cielo
e una voce
canta
Ti ho amato per mille anni
tesoro non aver paura
ti amerò
per
altri
mille.

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Dream Paradise

La verità è che non so nemmeno da dove partire.

Voglio dire, potrei iniziare dalle mie dita, che dopo mesi di digiuno hanno toccato un gatto di nuovo.

O dagli occhi, pieni di verde e farfalle.

Dalla pancia piena di pomodorini arrosto e patate al forno.

Dalla mia valigia, sparsa in malo modo sul pavimento di una stanza così grande che avere la valigia sparsa in malo modo sul pavimento non fa nessuna differenza.

Dal mio letto, su cui stanno nove cuscini a diverse gradazioni di bianco e verde.

Dalla sedia a nido sulla quale sarà un fottutissimo piacere leggere.

non c’è una parola più intensa di piacere, vero?

Ho una stanza verde e piena di farfalle. E piante. E luce.

La famiglia è…

…meglio che vado a letto. Se domani è ancora tutto così bello avrete un post doppio. Al momento ho sonno.

Gatto. Farfalle. Cucina. Cinema.

Se avessi la coda a questo punto a forza di scodinzolare si sarebbe staccata.

La Gestione del Passato

e fa un po’ ridere perché è l’ennesimo post retroattivo ma mi sono imbattuta in una cosa che avevo scritto qualche tempo fa e ho sentito il desiderio di scriverne

C’è una canzone di Taylor Swift che amo particolarmente. Non ricordo da dove l’ho pescata la prima volta: Taylor è una ragazza molto carina e mi pare abbia pure una buona reputazione ma certo non è il mio tipo, eppure con quella canzone è stato amore al primo ascolto.

Io sono quel genere di persona che quando ama una canzone la ascolta in loop fino allo sfinimento –e anche dopo lo sfinimento sono capace di ascoltarla e riascoltarla per anni a venire– e come spesso succede quella canzone ha finito per assorbire i sentimenti e i ricordi di quel periodo. Ricordo che nel luglio 2012 ne ero così stregata da averne scritto una specie di parafrasi per renderla ancora più simile ai sentimenti già simili che sentivo nel cuore.

Dorme quieta in un angolo della mia mente
la canzone della nostra stagione, il canto.
Eroi di un libro mai scritto, la fine di un era,
l’inizio del sogno.

Viva per sempre ciò che abbiamo fatto
stringi i ricordi di ciò che è stato
perché per un attimo abbiamo cavalcato
lungo una strada piena di luce
In un attimo l’universo era nostro,
e oltre le nuvole si vedeva l’eternità.

Urlando viva per sempre
la stella verde che abbiamo diviso
viva lo sguardo dei tuoi occhi
mentre uccidevi i draghi.

Cadano i malvagi di fronte alla luce
perché abbiamo cavalcato a testa alta
e la canzone volerà ancora, suonerà forte,
perché siamo ancora i padroni di quella gemma di tempo.

Chiudi gli occhi e prometti
che quelle parole resteranno con noi
e un giorno dirai che c’ero anche io
dirai loro che hai danzato con me.
Dì loro il mio nome perché
hai cavalcato al mio fianco e sorriso con me.

Questa è la strada
questa è la vita, e loro, che amerai
brilleranno quanto te,
splenderanno come noi.
Dì loro il mio nome, regala loro il nostro sogno.

Viva per sempre la nostra stagione,
le grandi cose che abbiamo fatto,
tutte le magie, insieme, e cadano i malvagi,
perché le montagne toccheranno per sempre il cielo
e la nostra canzone sarà cantata.

Devo dire che mi fa molta tenerezza rileggerla ora, così acerba, straziante in modo ingenuo o viceversa, magari ingenua in modo straziante. Forse la dovrei riscrivere, magari anche solo per rendermi conto che, come spesso è successo, anche a distanza di anni la scriverei pari pari.

Parla di paura, per come la vedo io, della paura che una cosa che in quel momento era così preziosa si perda nel nulla.

Chiunque mi conosca sa che questo non è un rischio che si corre con me, che nel mio cuore c’è ancora spazio e tenerezza per coloro che sono stati i miei migliori amici alle superiori, alle medie, alle elementari e perfino all’asilo. Tuttavia quando si tratta di altri…resta sempre il dubbio che dall’altra parte basti un colpo di spugna, un battito di ciglia per capovolgere e spezzare qualcosa che all’inizio reggeva il firmamento.

E non si tratta di astio, di rabbia o di…non so, non trovo la parola, anche se so che esiste ed è anche piuttosto precisa. No, si tratta di capire come funziona la mente degli altri –e capire se è la mia ad essere sbagliata– e di chiedersi se qualcosa di così importante e così tremendamente doloroso sia poi servito a qualcosa.

Di più, si tratterebbe di andare dalla persona in questione, attraversare l’Italia fino al cuore della capitale, scegliere magari di accoccolarmi al suo fianco come tante volte è successo e bisbigliare al buio te lo ricordi? C’è ancora quella farfalla nel tuo cuore? Canti mai quella canzone, solo per ricordarti com’era essere amato da me?

Non sono così pazza da desiderare di essere ancora lì, o di aspettarmi che lui lo sia. Solo…vorrei che facesse parte di te. Vorrei aver fatto qualcosa, averti dato qualcosa che porti con te. Un qualcosa diverso da quello a cui sei passato attraverso da allora in poi.

 

Ora mi è venuta in mente la parola.
Rancore.