Tra la Cucina e la Mezzana

Ieri, dopo cinque ore passate a correre avanti e indietro per la cena formale, sono tornata a casa alle undici stanca morta e con addosso il panico: il mio turno, stamattina, prevedeva che passassi ben tre ore da sola con la Mezzana, la manager che vuole farmi licenziare.

L’ultima volta che ho fatto il turno della domenica mattina c’era in cucina anche Ben, il quale non ha fatto altro che correggere il modo in cui maneggiavo il cibo. E non versare i fagioli da una teglia all’altra, e quando sposti le uova fritte mettiti in cucina e non davanti agli studenti, e non versare gli hashbrowns che si ammaccano tutti…l’esatto contrario di ogni cosa che ho visto fare dai miei colleghi in questi tre mesi.

Voi non sapete cosa significa andare in cucina e chiedere qualcosa a uno chef. Sono come gli squali, sorridono a settantasette denti, fiutano la paura, ti nuotano attorno –specialmente Ben– e se come me non afferri subito tutto al 100% –e scusate se hanno tutti un accento assurdo– ti guardano in maniera accondiscendente e scrivono il tuo nome nella lista dei cretini.

per fortuna stamattina non c’era Ben, c’era Neil, che è meno un saputello e mi ha detto tutto contento Tu sei l’unica che si preoccupa di sgomberare il piano dalle teglie vuote-

La Mezzana è stata insolitamente tranquilla e amichevole, vuoi perché io ho fatto di tutto per evitare di mettermi nei guai vuoi perché la sera prima è tornata a casa alle tre dopo una serata di festa. La conversazione si è spinta su lidi pericolosissimi dopo che mi ha chiesto se ho qualche vacanza in mente –veramente in mente avrei di licenziarmi e tornare a casa un paio di settimane ma questo non glielo potevo dire– e successivamente mi ha invitata ad andare a locali con lei e il mio amico Mika. A quanto pare il fatto che si battibecchino tantissimo non impedisce loro di andare a ballare insieme il sabato sera.

precisazione dovutissima: la Mezzana è sposata e ha tre figli

Quando finalmente sono state le tre e io mi sono ritirata a casa con il mio bottino di avanzi del pranzo ho finito per farmi la doccia e arenarmi sul mio letto –quanto amo il mio letto…l’ho già detto che amo il mio letto?– leggere un po’ di cose a caso, perdere tempo random e guardare Avengers: Civil War con qualche mese di ritardo.

Non vado pazza per i film con i supereroi ma questo l’ho apprezzato immensamente per le relazioni tra i personaggi, per gli elementi che li mettono alla prova e per le diverse reazioni che hanno alle cose che succedono nel film.

Al momento sono le dieci, io sono seduta sul mio letto e ascolto i rumori della casa, qualcuno che si fa la doccia al piano inferiore, R2 che ride mentre guarda una serie tv –sono curiosissima di sapere quale– e, a giudicare dalla vicinanza del rumore, R4 che è appena tornato a casa.

Domani non lavoro ma mi aspetta una giornata di riordino della stanza, giacché tutte le cose sono ancora impilate un po’ a caso in posti e anfratti non esattamente praticissimi da gestire…buonanotte!

Annunci

Teatro, Baci e Carta di Giornale

Ebbene sì, sono teatrale.

Non terrei un blog, in caso contrario: mi limiterei a vivere la mia vita senza pensare, senza troppe domande, senza enfatizzare le cose che mi succedono. Probabilmente le troverei normali, noiose, invece mi diverto a sedere alla mia scrivania ogni sera –bugiiiia, per lo più scrivo seduta a gambe incrociate sul letto, ma again, era più teatrale così– e mettere in fila le cose interessanti.

Sono le tre, nel momento in cui scrivo, e io ho avuto una produttiva mattinata in cui ho chiesto scusa a QSN per la mia reazione di ieri, ho chiamato entrambe le agenzie immobiliari, ho rimesso a posto la mia stanza dopo tre giorni di assoluto caos e ho fatto due lavatrici.

Ora sono in attesa che le agenzie mi richiamino, che qualcuno mi mandi la rota di questa settimana così posso evitare Mr. Gatto, che mi vengano idee per un gioiello per il mio amico A e che il sole brilli al punto da convincermi a uscire dal mio pigiama per una passeggiata in centro.

Nel frattempo tra una cosa e l’altra guardavo un film tratto da un libro bellissimo, Naomi and Ely’s no Kiss List, fermandomi alla scena in cui il protagonista Ely –si legge Ilai, per qualche motivo– si sporge verso il ragazzo della protagonista Naomi, lo prende per il bavero e lo bacia.

Così, di punto in bianco.

Sto pensando se ho mai baciato qualcuno così. Per baciare lei ci sono voluti due anni e ogni altra cosa è stata più o meno conseguenza del bacio di un ragazzo, tranne nel caso di Verde Acqua, che all’epoca disse una cosa così dolce che non potei fare a meno di sporgermi verso di lui e baciarlo.

Ah, così alla fine l’ho fatto anche io.

Quel bacio, quello di Ely e Bruce, non doveva succedere, eppure i due si sono baciati lo stesso. Mi chiedo cosa succeda in quel momento, se le persone sappiano che certe cose sarebbe meglio non farle eppure cedano ugualmente. L’attimo dopo Ely si ritrae e ammette lo sbaglio, ma intanto è successo –e solo leggendo il libro scoprirete le conseguenze della sciagurata azione– e si è creato un precedente.

 

In realtà non so come mai mi sono soffermata su questo dettaglio –o sì-. La verità è che in questi giorni non mi va troppo di parlare di quello che mi sta succedendo, perché in realtà non lo so nemmeno io. Sono in attesa del rientro di QSN, di un faccia a faccia che potrebbe portare dovunque, senza sapere in che direzione preferirei andare o cosa sarebbe meglio fare.

Sono immersa in un limbo, un limbo di sole e scrapbooking per il quale, come sempre, non ho carta da giornale. E dire che l’ho buttato giusto stamattina…

Orgoglio e Pregiudizio

Ricordo che molti anni fa, quando mia madre era ancora in vita e la casa della mia nonna era intoccata e piena di ricordi, mi capitò di sbattere il naso contro la collezione di classici di mia zia. Orgoglio e Pregiudizio era l’unico titolo che sembrasse in qualche modo allettante ma ahimè, nonostante la buona volontà non andai mai oltre la prima manciata di pagine.

Qualche giorno fa, per ingannare l’attesa di una pizza con un’amica italiana tornata a Oxford dopo mesi, sono capitata per caso in biblioteca, dove, un po’ per caso un po’ per nostalgia verso la lettura all’orientale, ho finito per leggermi la versione a fumetti di Orgoglio e Pregiudizio. Non mi aspettavo certo di arrivare a versare qualche lacrimuccia per il doloroso Oh Bingley… mormorato da una Jane che di certo non l’aveva dimenticato, né di commuovermi alla fine nel vedere le sorelline felici.

E’ per questo che, memore del cinema all’aperto del 2005 nel quale io e la mamma scappammo via a metà film perché faceva troppo freddo –e se ben ricordo ci andammo a bere una cioccolata calda da qualche parte– oggi mi sono guardata il film per conto mio.

Molto trasporto e tante domande, prima fra tutte Ma in quanto donna potrò mai avere il privilegio di fare una proposta di matrimonio?

Keira Knightley è deliziosa ma per una volta mi sono innamorata di Jane, nonostante fosse bionda, e dell’altrettanto biondo Bingley. Un bel film che mi ha fatto venir voglia di leggere finalmente il libro come si deve, shame on me.

Nel film non si fa altro che parlare di proposte di matrimonio, un argomento che recentemente pare un po’ perseguitarmi. Sarà che QSN è in Sudafrica, e la prima cosa alla quale la gente pensa sono i diamanti, sarà che mi avvicino alla trentina e un po’ ci penso, sarà che ad un certo punto uno si alza e si chiede Ma è questa la persona che voglio tenermi accanto tutta la vita?

Ci sto pensando, e la risposta potrebbe essere sì.

Così poco importa che si parli di convivenza o di appartamenti, poco importa che anche se ci conosciamo dall’estate scorsa siamo insieme solo da due mesi –quasi tre– poco importa che ci siano di mezzo cose persone Universi e continenti: il posto mi piace, costruiamo la casa qui.

 

Testa Calda

Ho la testa calda.

Ho appena letto che la famiglia perfetta con la quale ho fatto un colloquio perfetto ieri mi ha sganciata perché non sono abbastanza sportiva per i loro bambini.

E’ vero, non c’è niente da dire.

Però ti viene un po’ da chiedere a che gioco sta giocando l’Universo, dopo averti fatto abboccare alla situazione perfetta –vitto e alloggio in cambio di sole due ore di babysitting al giorno– nel mese giusto e nel posto giusto.

Ma vabbé.film

Ho la testa calda.

Ho fame perché dopo che mi sono permessa un piatto standard di maccheroni cheese con una valanga di pomodorini su mi sono imposta di mangiare solo frutta, per cena, ma non ho ancora avuto modo di sedermi e sbucciarmi/lavarmi quei mandarini/uva che ho in camera.

Vorrei farlo davanti ad un film a caso, per distrarmi, ma al momento sono incastrata davanti allo schermo, cercando di mettere in ordine le idee, cercando di placare tutti i criceti che mi girano in testa.

Non è così facile.

Ho la testa calda.

Probabilmente succede a tutti i computer che si sovraccaricano –eccetto questo, che è superfigo e che lo puoi quasi sentir respirare, e non scherzo– e la soluzione è solo chiudere qualche scheda –cosa che sto cercando di fare da un po’– e meditare.

Probabilmente dovrei aprire il mio task manager personale e chiudere qualcosa manualmente.

Come il casino che ho combinato con lei, che con un po’ di fortuna –e amarezza– chiude i giochi definitivamente. Che lei si sia resa conto delle enormi cazzate che ha detto o meno.

Ho la testa calda ma non credo sia una buona ragione per rinunciare a ringraziare l’Universo, quindi…

…grazie Universo per l’uva rossa, che io amo e di cui mi farò una scorpacciata monumentale appena finisco qui.

…grazie Universo per Megamind e anche per V che ieri me l’ha prontamente passato –insieme ad una valanga di altri film.

…grazie Universo per il latte di nocciola, che stasera, in barba a qualunque altra idea, mi finirò.

Semplicità

Oggi, mentre sbrigavo i tipici lavoretti di una casa di campagna –raccogliere i cavoli dall’orto, nutrire le galline, portare in casa la legna– mi sono chiesta se quel genere di vita mi dispiacerebbe eccessivamente.

Stamattina io e la nonna abbiamo visto insieme l’ennesimo film di Don Camillo, che sappiamo a memoria ma del quale godiamo infinitamente ogni battuta ed espressione di Fernandel e Gino Cervi. Nel terzo film c’è la mia scena preferita, quella in cui l’addio di Don Camillo a Peppone convince quest’ultimo a restare a Brescello invece che diventare deputato a Roma…

– Quando ti metteranno a sedere in una grande aula triste, come a scuola, allora penserai a tutte quelle cose che hai lasciato qui al paese. Penserai a quello che vedevi dalla finestra, la mattina, quando ti facevi la barba, penserai al tuo lavoro nell’officina e a come ti divertivi la domenica… e penserai anche a me, che non sarò più lì a darti un cazzotto in testa quando te lo meriti, vale a dire almeno una volta al giorno!
– Quando ritorno vi riduco in briciole!
– Ma se lo sai che non torni più! E che non posso neanche dirti “Arrivederci, Peppone!”, ma soltanto “Addio, Onorevole!

Mi viene il magone ogni volta.

 

La giornata di oggi è stata all’insegna dei piaceri semplici, la familiarità di un film, la soddisfazione di sapere tutte le cose al loro posto e pronte, un pranzo cucinato in un attimo ma incredibilmente saporito…la nonna ha rifiutato sdegnosamente gli spaghetti al pomodoro che le stavo proponendo e ha imbastito delle scaloppine al limone che ciao, per tacere del cavolo appena raccolto sul quale non avrei scommesso una lira.

 

Vorrei aggiungere alla lista la sottile inquietudine che assale le persone che stanno troppo vicine a qualcuno che vorrebbero baciare e non possono baciare, ma non sono del tutto certa che sia un piacere semplice quindi proseguirò.

 

Oggi pomeriggio ho preso il bus per andare a Bassano del Grappa.

Erano almeno cinque anni che non facevo quella strada…ho fatto il liceo in un paese non molto distante da Bassano e il percorso è lo stesso: ogni cosa era familiare eppure stranamente nuova, piccoli dettagli cambiati, la sensazione un po’ strana di star ricordando un’altra vita…il bus, poi, era completamente vuoto a parte me, e io e l’autista ci siamo ritrovati a chiacchierare amabilmente del tempo, del mio lavoro, della differenza tra il vivere in Italia e il vivere in Inghilterra.

Quante volte ci dimentichiamo che le persone che si occupano dei servizi –cassieri, negozianti, autisti– sono anch’essi persone e che a volte vogliono solo fare due chiacchiere?

 

Sto terminando la giornata, controtendenza, in modo estremamente semplice: dopo un piatto di penne alla panna e salmone –e quanto, quanto buone– ho spalmato di marmellata di fragole una fetta di pane e mi sono seduta al pc per postare. Intendo meditare, forse fare un po’ d’ordine in camera e festeggiare la mezzanotte con una cioccolata calda e biscottini.

Ricordate di tornare, una volta finiti i festeggiamenti…ho una sorpresa in serbo per l’anno nuovo!

Da Cell

Lo strumento del demonio stasera si è arreso.

Neanche oggi sono riuscita a sentire Verde Acqua, ma sono stata a fare degli acquisti importanti con le mie sorelle –ritrovandomi poi a spendere venti euro in cristalli per la mia attività– e ho un’idea un po’ più chiara di quel che farò a Capodanno.

Una maratona di film Disney.

La Paura

Non ce l’aspettavamo proprio.

Oggi filava tutto liscio, un giro in banca per farsi dare un po’ di euro –che dopo nove mesi di soldi con la straniera mi sembrano soldi del Monopoli– un giro al Tesco per comprare gli ingredienti per le delizie di sabato mattina, un giro alla discarica per far fuori tutto il cartone accumulato nell’ultimo mese di pacchi ricevuti…poi mi sono dedicata allo sgombero della stanza, una pausa veloce per preparare dell’ottimo chicken korma per me e T e poi via, a recuperare J che come ogni mercoledì passa il pomeriggio con l’amico T.

Domani mattina i bambini guarderanno I Fratelli Grimm e l’Incantevole Strega, a scuola. Ne abbiamo guardato un pezzo adesso, ma non è un film un po’ troppo spaventoso?

questa sarebbe K, la madre di T, che è supercarina e mi saluta sempre con un bel ciao-

Mi fermo un nanosecondo a pensare.

Il film con il cavallo che si mangia la ragazza.

Il film con qualcuno a cui sparisce la faccia.

Il film con l’omino di zenzero che non ricordo più cosa fa ma che è spaventoso.

metto rapidamente da parte il pensiero che in quel film c’è anche Heath Ledger, che è uno degli uomini più belli del mondo e che io adoro ma vabbè

Improvvisamente mi spiego lo sguardo spento negli occhi del mio J –che non sarebbe la prima volta che vado da un suo amico e chiedo E’ qui mio fratello?– lo recupero in fretta e lo infilo in macchina.

Dove si permette di farsi venire gli occhi lucidi.

Dove mi permetto di accarezzargli la testa e i capelli –ha dei capelli che non potete capire, un caschetto mostruosamente liscio e biondissimo che ciao– e mormorare qualche parola di consolazione.

A casa aspetta che io apra la porta per schizzare fuori dalla macchina e dritto tra le braccia della sorella, dove scoppia in lacrime.

Proprio la sera in cui sia il padre che la madre sono fuori e tornano a mezzanotte passata.

Vorrei dire che mi vergogno di aver fatto loro infrangere quasi tutte le regole ma non sarebbe vero: quando ci sono queste emergenze non c’è regola che tenga. Abbiamo guardato il film dei Simpson tutti insieme, mangiato popcorn e riso come matti, poi ho fatto loro una tazza di cioccolata calda a testa e li ho mandati a nanna.

Ho collezionato tutti i grazie di J, sussurrati a mezza voce ogni volta che gli dicevo dove stavo andando quando mi allontanavo, o quando gli ho portato la cioccolata, o quando, in mancanza di una soluzione migliore, mi sono offerta di restare in camera sua fino a che non si fosse addormentato.

Sono ancora qui, con l’orologio da parete che fa un casino infernale ticchettando, una mezza conversazione sugli effetti della negligenza umana sulla Natura –non sto scherzando. Stiamo pur sempre parlando del bambino che si preoccupava di cosa sarebbe successo se fosse scoppiata la Terza Guerra Mondiale– e un paio di lavori grafici per le mani, il muro che curva sulla mia testa in una specie di deliziosa alcova a fianco del suo letto.

Quasi quasi stanotte dormo qui.