Buon Compleanno

Per i più distratti, oggi compio 29 anni.

Sono passati sei anni da quando lei è sparita dalla mia vita, nove da quando la mamma è morta, due da quando ho detto ti amo l’ultima volta, dieci da quando ho smesso di andare a scuola, tre da quando ho passato più di un mese in Italia, cinque dall’ultima volta che ho dormito con un gatto, sette dall’ultima volta che sono andata in vacanza seriamente.

Questo non descrive nemmeno lontanamente lo stato in cui mi trovo.

ora che rileggo la lista mi viene solo da chiedermi perché mi sono fatta così tanto male negli anni

Ieri ho passato 3 ore a fare tre torte alla pera e cioccolato, da mangiare a pranzo con i colleghi del college, che tra vegani, catering e chef sono almeno una trentina. A parte che si fa così, quando si compiono gli anni…non so se conoscete la sensazione –pensandoci spero che no- che se non fate qualcosa voi non la farà nessuno. Ecco, io ho fatto una torta ieri perché sapevo che nessuno l’avrebbe fatta per me.

Infatti non mi hanno nemmeno cantato tanti auguri, cosa che invece hanno fatto per T che ha compiuto gli anni ieri.

E per l’ennesima volta ho scritto una lettera d’amore non ricambiato. A N, che ha sempre la battuta pronta. A T, con cui chiacchiero sempre. A B, per il quale ho un’orribile cotta. A C, che è sempre carinissima. A J, che mi insegna le cose, e così via.

Più di metà della gente si è dimenticata della mia torta.

Ho sognato la mia ex tutto il weekend, tra incubi nei quali era arrabbiata con me, momenti in cui mi diceva se fosse possibile ti darei una seconda possibilità o scenari nei quali era già al secondo figlio. Come da copione, appena sbatto il naso contro un idiota che mi spezza il cuore il mio subconscio torna sempre lì, alla ragazza che ha fatto di me niente più che un mezzo muffin, un eterno calzino spaiato.

E ieri ho passato la serata a piangere finché non mi sono addormentata, chiedendomi dove ho sbagliato per meritarmi che un mio amico, un mio amico, mi abbia invitata al cinema per distrarmi dalle mie rogne –che conosce benissimo– e sia passato dall’imboccarmi di popcorn –tutto sommato carino– al mettermi le mani addosso. Senza permesso, senza baci, senza niente.

Continuano tutti a dirmi che mi merito di meglio, ma se poi inizio a crederci come fronteggio queste cose senza cedere allo spettro? Le canzoni di Lauren Aquilina sono quasi finite.

 

Also –e non me ne frega niente se con questo ho fatto la piena di lagne– mi manca la mia famiglia.

E non posso tornare a casa perché là mi mancherebbe anche di più.

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Il peso della valigia

Stavo leggendo fanfictions.

Sono brevi, facili da leggere e in genere hanno un finale dolce e carino.

Questa lo aveva.

Leggevo fanfiction quando ad un tratto mi è sembrato di sentire qualcuno in strada che urlava.

Help Me.

Io ho questa cosa piantata nel cervello, questa estensione completamente opposta a quella del mo amico Mika –la sua si chiama Fatticazzituoi- che si attiva in caso di pericolo: E Se Dipendesse Da Te?

Oggi una delle mie supervisor, dopo le mie otto ore di lavoro, ha cercato neanche troppo subdolamente di convincermi a restare per aiutarla la sera. Sono sotto di due staffer. La mia estensione si è subito attivata ma quella che Mika sta cercando di installare da settimane ha avuto il sopravvento: Fatticazzituoi. Vai a casa.

Normalmente l’avrei combattuta con un E se io fossi l’unica che la può aiutare? ma ero troppo stanca dentro e fuori per fare qualunque cosa che non fosse mormorare Vedrai che sarà una serata tranquilla come ieri, noi ce l’abbiamo fatta in tre e andare a casa.

Help Me.

Non era help me, alla fine, ma dentro di me sono esplosi mille scenari tremendi, un incidente, un malore, un’aggressione.

L’universo di qualcuno potrebbe essersi appena spezzato, mi sono detta, e io sono qui che leggo fanfictions erotiche sugli eroi della Marvel.

E poi mi è venuto in mente quando il mio universo si è spezzato, e le parole che mia sorella mi ha rivolto non più di una settimana fa mentre ero ancora in Italia: io ricordo solo che stavo giocando alla Playstation, in soggiorno, e ti sentivo, in camera, piangere e urlare.

Lei aveva dodici anni, all’epoca, e io mi ricordo come fosse ieri il dolore che mi sommergeva al punto di non riuscire a sopportarlo, tutto quel dolore che in qualche modo, attraverso la mia voce, cercavo di far uscire prima che mi dilaniasse.

Non più tardi di mezz’ora fa uno dei miei amici mi ha mandato una foto di lei. E’ sempre bellissima e io mi aspetto che sia felice fuori e arrabbiata dentro, come sempre, com’era due anni fa quando ho cercato di appianare le cose per l’ultima volta.

 

Oggi la valigia pesa.

Pesa perché ti aspetteresti che una persona che ti ha mollato sia felice, ignara, noncurante al punto di permetterti un’amicizia, un saluto, uno sguardo o almeno la risposta ad un eventuale messaggio che chiede come stai.

La mamma mi ha fatto troppo buona, è questa la verità.

 

Intanto ho in loop, piantato nel cervello, il ritornello di Show Me What I’M Looking For.

E stavolta non riesco neanche a gridare perché so che, a differenza di allora, nessuno verrà a salvarmi.

Scelgo per te

Ho di nuovo sognato lei.

E’ successo già tre volte questa settimana e in tutti i sogni eravamo insieme, senza litigare, una nuova versione della nostra coppia che ce l’aveva fatta nonostante le avversità.

Non ho idea di cosa significhi e francamente, per una volta nella vita, non ho risorse da impiegare da quella parte.

se a qualcuno però venisse in mente una valida spiegazione per questi sogni, beh, fatevi pure avanti

Oggi l’Universo si è scocciato e ha deciso per me: ho ricevuto una chiamata da una delle due agenzie immobiliari con le quali ero in contatto e a quanto pare la landlady ha venduto la stanza alla quale ero interessata senza nemmeno passare per l’agente stesso.

Fortunatamente –e come poteva essere altrimenti?– non si tratta della stanza di cui ero innamorata ma dell’altra, quella che non riuscivo ad escludere per la qualità degli ambienti in comune. La stanza su cui avevo messo gli occhi all’inizio, quella della quale ho dovuto innamorarmi tre volte, non solo è ancora sul mercato ma su richiesta hanno abbassato leggermente il prezzo.

E così dopo queste settimane di incertezza abbiamo finalmente una risposta: segui il tuo cuore.

Ho dedicato la giornata a valutare vestiti, riempiendo la prima delle mie due valigie con quelli che non sto usando e ammucchiando una pila “per charity” di tutto rispetto. Alla fine sono tutti capi per i quali ho speso al massimo 7 sterline e il fatto che il ricavato vada a nobili cause rende la cosa ancora più facile.

Approfittando della giornata tranquilla mi sono anche dedicata a due progetti manuali di scrapbooking e creazione gioielli per due amici che stanno facendo moltissimo per me-ma che dico, li conoscete benissimo, sono Mr. Gatto e il mio amico A, quello che mi ha offerto il lavoro al college. Il primo tiene un taccuino di saggezza giornaliera che ha quasi consumato del tutto e il secondo vuole da tempo che io gli faccia una collana…oggi ero a casa da lavoro e devo dire che riprendere in mano pennello, perle e carta mi ha dato una soddisfazione inaspettata.

Ora resterebbe solamente da riprendere in mano la scrittura, cosa che stamattina ho cercato di fare ma ho accantonato per motivi puramente morali. E’ un periodo così, lo sapete, con tante cose per la testa e poca pazienza per realizzarle. Comunque…meno nove giorni all’ora X, quando QSN finalmente tornerà a Oxford e la tanto agognata stanza sarà disponibile!

Quella Che.

Ti ricordi quel giorno in cui ti facevano male gli occhi?

Sono corsa al bar della scuola in cerca di una bustina di camomilla, perché quando ero piccola e mi facevano male gli occhi la mamma mi faceva sempre degli impacchi di camomilla. Ci hanno guardate ridendo e tu mi hai rimproverato con gli occhi, imbarazzata, mentre io cieca badavo solo ai tuoi occhi.

Da quel giorno ho iniziato a viaggiare ovunque con una bustina piena di cerotti, bustine di zucchero e di camomilla, cotton fioc e fazzoletti, per ogni evenienza, perché il pensiero che qualcosa potesse succederti e cogliermi impreparata non mi lasciava dormire la notte.

Oggi, dopo che un’imprevisto mi aveva trovato impreparata, ho ripensato a quella bustina e dopo tanto tempo ho pensato anche a te.

 

Ti ricordi quando, all’inizio di tutto, tu guardavi Grey’s Anatomy e io no?

La mattina dopo, durante le ore di ebanisteria, mi raccontavi tutta emozionata cos’era successo e io me ne stavo lì, ancora in preda al dubbio, ascoltandoti e guardando il tuo volto che brillava, cercando di capire se ti amavo oppure no. Poi abbiamo iniziato a guardarlo insieme, a distanza di cellulare, mandandoci messaggi in tempo reale e discutendone la mattina dopo.

Se ripenso a quando Callie e Arizona si sono messe insieme mi manca l’aria. “Vorrei vederti con il vestito bianco…”

Quando si sono lasciate ho pianto di nuovo, e urlato come quando il nostro noi ha smesso di esistere. Ogni volta che vedo una scena di Grey’s Anatomy mi viene la nausea e piango di nuovo.

Oggi ho scoperto che Sarah Ramirez è bisessuale e mi sono chiesta dove sei.

 

 

Ti ricordi quando facevamo piani per andare all’Ikea?

Le macchine delle nostre famiglie non erano mai abbastanza grandi e non c’era mai abbastanza tempo. Andarci insieme avrebbe significato iniziare a pensare a qualcosa, a costruire, anche solo nella nostra mente, un luogo. Chine sul catalogo indicavamo le cose, storcevamo il naso, ci preoccupavamo di trovare qualcosa che piacesse ad entrambe.

Non ce l’abbiamo mai fatta.

Sono certa che andarci insieme avrebbe significato baciarti in ogni angolo buio, farti sedere su ogni divano, fissarti senza parole in ogni cucina fin troppo facile da immaginare come nostra.

Per anni non sono più andata all’Ikea.

Oggi ho visto un divano perfetto e mi sono domandata chi vive ora in quella casa.

 

Ti ricordi di me?

Una mattina mi sono svegliata in lacrime e ho scoperto che era successo anche a te.

Qualche settimana fa ho passato una giornata in preda all’angoscia, solo per scoprire alla sera che tu eri stata ad un matrimonio.

Oggi il ricordo di te continua a girarmi intorno come un fantasma.

E non importa quanta strada io faccia, quante labbra io baci, quanti voli io prenda. Le canzoni d’amore mi riportano invariabilmente a te.

 

Ti ricordi di me? Io ero quella che doveva sposarti per sempre.

Istante

Mi chiedo se, a distanza di anni, rileggere queste righe mi riporterà qui, seduta alla scrivania di Jo, con il sole del tramonto che mi lecca i jeans dalla finestra che nessuno apre mai e con la voce di Gerard che urla quando te ne andrai avrai il coraggio di dire non ti amo come ti amavo ieri?

Oxford è meravigliosa, fuori: verde e splendente dopo un giorno di pioggia, magpipes che saltellano sui tetti, foglie che ondeggiano nel sole più bello della giornata. Poco importa che fuori, seduto sulla siepe, ci sia lo spettro della morte che mi guarda.

Ho giocato con la mia storia, oggi, cercando ancora una volta di scioglierne i nodi, di mettere un po’ in ordine quella matassina che all’inizio era tanto semplice da gestire. Niente da fare. Pagine e pagine sono sparse sulla scrivania, alcune strappate, alcune scarabocchiate di colori diversi che fanno a pugni tra di loro. Palleggiare queste idee non è facile.

Avete presente quando il vento cambia? Non sono mai riuscita a decidere se questa espressione viene dal mio amore per Mary Poppins o se è qualcosa che esiste davvero, ma il vento sta cambiando. Notavo ieri quanto distante sembra l’era in cui divoravo un episodio di Orange is the New Black dopo l’altro, quando invece stiamo parlando del mese scorso, prima che mi prendessi la vita in quel posto per l’ennesima volta, prima che lo spettro della morte alzasse il suo braccio per scuoterlo nella mia direzione.

Sono qui, non ti lascio da sola.

Il vento sta cambiando, e stanotte ho sognato lei. Trovo ridicolo quanti uomini ci siano stati nella mia vita, lo Spaventapasseri, Il Signore degli Idioti, il Principe dei Corvi, l’Uomo Pantera e quest’ultimo, a cui non ho avuto nemmeno tempo di trovare un nome, e lei sia sempre e solo una. L’ho sognata, stanotte, e stamattina, nell’aprire la scatola dei cereali, ho trovato il suo profumo, imprigionato tra il sacchetto di plastica dei cereali e il cartone attorno. Sono rimasta immobile, mentre la texture della sua pelle si ridisegnava sotto le mie dita, mentre la forma della sua spalla incrociava il mio mento e il mio naso.

-se non avete mai strofinato la faccia sulla spalla di qualcuno non potete capire

Sono quasi certa che si stia sposando.

Il calendario diceva 2015 l’ultima volta che le ho parlato, quella volta in cui ha alzato il coltello e mi ha ferito per uccidere. Non ho mai imparato a vivere da allora. Lo spettro della morte annuisce, lo vedete? Camminare sull’abisso mi sta mangiando viva.

Stasera viene una collega, a cena, tra un’oretta. Trovo carino invitare i miei colleghi di Oxford qui, ora che ho la casa vuota per un po’. Non mi aspettavo di affezionarmici così, ma mi sono resa conto che alla fine il mio posto di lavoro è l’unico in cui ho uno scopo. Forse è anche per quello che quando finisco il mio turno non ho voglia di lasciare il caffé, non importa quanto io sia stanca.

 

When you go
Would you have the guts to say
I don’t love you
Like I loved you yesterday

Queste parole non ha mai avuto il fegato di dirmele nessuno.

Chissà

Ci sarebbero tante cose da dire.

Una di quelle è quando lasci una persona dev’essere morta, per te. Come si diceva la settimana scorsa.
Invano.

Ci sarebbe da chiedersi come mai, a distanza di cinque anni, vengono a galla cose che all’epoca sembravano così chiare e palesi, e ci si ritrova a dire allora non avevi capito proprio niente.

Sarebbe da dire anche Dovresti smettere di annusare la carcassa della tua vecchia vita, fratello. Forse il dolore senza fine ti piace. A me no. Non c’è vergogna dall’allontanarsi dalle ossa, Cambiamento. E non è particolarmente saggio continuare a farsi del male. Perchè sei così fedele a quel dolore? Abbandonarlo non ti diminuirà.

Dovrei tatuarmi la scritta vecchie ossa sul dorso della mano.

Bisognerebbe poi dire che i bambini, che tanto mi hanno fatta impazzire nel weekend, sono stati molto premurosi nel vedermi star male. T mi ha perfino offerto un abbraccio, il che, contando che è l’unica persona che potrei abbracciare da qui al mio ritorno a casa, è una bella cosa.

Poi però va ricordato anche che in mezz’ora dovrei prendere e andare a vedere una stanza per prenderla in affitto da marzo.

Che in tre settimane me ne vado.

Che l’Universo, mentre mi asciugavo le lacrime per la rabbia di sentirsi rivolgere certe cattiverie proprio dalla persona che ami di più, mi ha abbracciata, e io ho sentito distintamente il mio dolore alleggerirsi e la vista schiarirsi verso l’orizzonte.

Chissà.

Testa Calda

Ho la testa calda.

Ho appena letto che la famiglia perfetta con la quale ho fatto un colloquio perfetto ieri mi ha sganciata perché non sono abbastanza sportiva per i loro bambini.

E’ vero, non c’è niente da dire.

Però ti viene un po’ da chiedere a che gioco sta giocando l’Universo, dopo averti fatto abboccare alla situazione perfetta –vitto e alloggio in cambio di sole due ore di babysitting al giorno– nel mese giusto e nel posto giusto.

Ma vabbé.film

Ho la testa calda.

Ho fame perché dopo che mi sono permessa un piatto standard di maccheroni cheese con una valanga di pomodorini su mi sono imposta di mangiare solo frutta, per cena, ma non ho ancora avuto modo di sedermi e sbucciarmi/lavarmi quei mandarini/uva che ho in camera.

Vorrei farlo davanti ad un film a caso, per distrarmi, ma al momento sono incastrata davanti allo schermo, cercando di mettere in ordine le idee, cercando di placare tutti i criceti che mi girano in testa.

Non è così facile.

Ho la testa calda.

Probabilmente succede a tutti i computer che si sovraccaricano –eccetto questo, che è superfigo e che lo puoi quasi sentir respirare, e non scherzo– e la soluzione è solo chiudere qualche scheda –cosa che sto cercando di fare da un po’– e meditare.

Probabilmente dovrei aprire il mio task manager personale e chiudere qualcosa manualmente.

Come il casino che ho combinato con lei, che con un po’ di fortuna –e amarezza– chiude i giochi definitivamente. Che lei si sia resa conto delle enormi cazzate che ha detto o meno.

Ho la testa calda ma non credo sia una buona ragione per rinunciare a ringraziare l’Universo, quindi…

…grazie Universo per l’uva rossa, che io amo e di cui mi farò una scorpacciata monumentale appena finisco qui.

…grazie Universo per Megamind e anche per V che ieri me l’ha prontamente passato –insieme ad una valanga di altri film.

…grazie Universo per il latte di nocciola, che stasera, in barba a qualunque altra idea, mi finirò.