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Solo Martedì

Secondo giorno di lavoro.

A quanto pare ho afferrato già il secondo giorno cose che avrei iniziato ad affrontare la seconda settimana. Un punto in più per me, I guess.

Oggi è venuto An, il fratello gemello del mio ex collega dell’altro college, e io ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per rendermi conto che si trattava di lui e non del fratello, Al. Abbiamo scambiato due piacevolissime chiacchiere durante le quali io cercavo disperatamente di non sovrapporre le loro due immagini e mi chiedevo che genere di esperienza possa essere uscire con qualcuno che ha un fratello gemello identico.

Oggi, siccome noi non ci annoiamo mai, ho ricevuto una mail dalla mia futura padrona di casa che metteva leggermente in forse il mio trasferimento, dato che al colloquio con lei non ne è seguito uno con l’altro coinquilino… Ora, capisco la necessità di mantenere la pace e l’ordine ma non avendo io la faccia del malvivente e avendo io avuto ottime referenze da una ragazza che ha vissuto con loro per quasi due anni mi aspettavo che questo passaggio mi venisse risparmiato… ma a quanto pare non è questo il caso, quindi per un’altra manciata di giorni viviamo nell’incertezza, in una casa vuota che inizia a puzzare e in una stanza troppo soffocante.

Ieri, rinfrancata dal fatto che verrò pagata per la mia prima settimana di lavoro –spazio per stupirsi di come una sola settimana di paga, in questo lavoro, possa cambiarti la vita– mi sono permessa la minuscola spesa di 4 sterline per una bottiglia graduata ad orari anziché a millilitri, in modo da sapere sempre in qualunque momento quanta acqua dovrei bere. Consideriamolo il primo, minuscolo passo verso un’alimentazione più consapevole.

Nel frattempo i Borgia hanno sempre i loro casini e io inizio ad affezionarmi al giovane Cesare, interpretato da un attore abbastanza carino che, noto solo ora, è nato lo stesso giorno in cui sono nata io.

Vogliamo fare uno sforzo e ringraziare l’Universo?

Ringraziamo l’Universo per la meravigliosa architettura di Oxford, che stamattina nel tragitto fino al college ad un certo punto mi ha riempito il cuore di bellezza al punto che lo sentivo quasi scoppiarmi nel petto.

Ringraziamo l’Universo per i sudoku del mattino, recuperati a caso sul Metro quotidiano.

Ringraziamo l’Universo per l’usanza inglese di abbassare il prezzo degli alimenti il giorno della loro data di scadenza. Oggi, grazie a questa usanza, mi sono portata a casa una gigantesca forma di pane, una confezione di manzo salato, un’enorme busta di spinaci in foglia e una decina di pancake per la mirabolante cifra di 3 sterline.

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Weekend

Sono andata a letto troppo tardi per postare anche ieri? Ebbene, l’ho fatto. Le parole che state leggendo sono state scritte in un luminoso mattino domenicale, con una temperatura improbabile per la città di Oxford ma in una stanza tutto sommato ben servita dalle bizzarre correnti d’aria della zona.

leggi anche fa un caldo boia ma per qualche ragione al momento qui dentro si sta bene

Ieri è stata una giornata divertentissima: ieri mattina sono riuscita finalmente a recuperare la mia roba nel mio vecchio appartamento –nel quale non abitava più nessuno che mi conoscesse– e ho portato tutto nella mia stanza con l’aiuto della mia amica F, dopodiché siamo andate insieme a fare un brunch in un posto davvero tremendo, il Breakfast Club in cima al Westgate.

Lì ci hanno servito una pila di pancake davvero eccessiva –devo ricordarmi la prossima volta di farmene fare uno in meno– che abbiamo dovuto smaltire camminando a caso da John Lewis, il posto perfetto se vuoi sentirti davvero povero. Lì, tra una scemenza e l’altra –dirò solo che abbiamo fornito effetti sonori a parecchia della merce in esposizione– ho avuto modo di affrontare il mio amico Uno -“ma è brutto!” ha detto F con sdegno, al che ho ribattuto “non è un problema tuo”– e venire a sapere che forse torna pure in Spagna.

Ma come, arrivo io e tu te ne vai?

c’è anche da dire che non è che la conversazione fosse molto sciolta e spontanea, in un posto superlussuoso e dalle parti opposte del bancone di un bar

Dopodiché mi sono fatta traviare da F e sono finita su una barca da punting, una cosettina poco profonda che si manovra con un lungo palo e un piccolo remo. Abbiamo trascorso un’oretta molto interessante sul fiume, schivando altre barchette più esperte della nostra e godendoci la natura circostante.

La sera ho finalmente incontrato i miei amici per una cena thailandese –quanto mi era mancato il phad thai!!!– divertentissima nella quale è stato deciso che il mio amico Uno merita una seconda possibilità.

pausa di riflessione nella quale mi rendo conto che sto scrivendo un post a punti anziché uno sentito come dovrei invece fare

La verità è che sono molto sulle spine.

Non mi piace l’idea di vivere un altro mese in questa stanza soffocante e camminare in punta di piedi in una casa disordinatissima sporca e talmente ingombra da essere soffocante quanto la stanza, così ho deciso di trovarmi un altro posto e sostituire la mia amica F –esatto, proprio lei, mannaggiallei– nella sua bellissima casa. Per fortuna si tratta di una casa VERA, non un posto del quale affittano anche gli angoli per averne un profitto come questa, vicino al centro e con parecchio spazio. Non posso lamentarmi ma purtroppo il fatto che questa stanza costa molto di più dell’altra e la spesa improvvisa di un altro deposito mettono un po’ a rischio le mie finanze. Per un po’ dovrò vivere a mezzo servizio, stare attentissima a tutte le mie spese e cercare di comportarmi bene.

E’ la prima volta che mi trovo in questa situazione… non posso dire altro se non io non mi annoio mai

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A volte ritornano, di solito tutti insieme.

ero troppo stanca per postare giovedì sera? Ebbene sì! Mi sono alzata presto venerdì per scrivere un post e pubblicarlo retroattivamente? Ebbene sì, di nuovo!

Che Giornata.

A differenza di ieri, che ho preferito non uscire di casa sia per aspettare i miei bagagli sia perché nello stato in cui ero avevi paura di non sentire niente, stamattina mi sono decisa a prendere un bus e andare a Oxford.

Quale geniale intuizione!

A parte un tempo bellissimo, un cielo quasi sempre terso e un bellissimo sole, la città era meravigliosa. Quando sono a Oxford io non capisco più niente, mi aggiro con il sorriso sulle labbra e la sensazione di essere proprio dove dovrei essere. Ieri mattina ne ho approfittato per farmi un giro generale e vedere quei piccoli dettagli che sono cambiati nel tempo, poi sono stata invitata a pranzo da HH, la mia amica americana che sostituirò a partire da lunedì.

Il mio nuovo posto di lavoro è meraviglioso: il college in sé è molto antico e molto bello, l’ambiente è molto rilassato e ho conosciuto un paio dei miei colleghi che mi sembrano davvero amichevoli e gentili. Ero lì nell’area della portineria quando è entrato un ragazzo dall’aria molto familiare… mi sono fermata ad ascoltarlo e anche la voce sembrava familiare.

Avete presente quella sensazione, quando riconoscete dei dettagli che trovate attraenti? Ce n’erano parecchie tracce sul suo viso e io lo guardavo di sottecchi, cercando di capire perché la sua voce e il suo viso sembravano familiari, finché non mi si è accesa una lampadina… durante il periodo passato lavorando al college –ora che controllo, quasi esattamente un anno fa– ho lavorato con un ragazzo di origine esteuropea –questo perché ho una pessima memoria e non ricordo assolutamente che Paese fosse– che mi aveva molto colpito per la sua sicurezza di sé, per il modo preciso in cui lavorava e per come, in un mondo in cui quelli della sua età sono ancora ragazzini, lui era proprio molto uomo, maturo e responsabile. E mi piaceva parecchio. Ebbene…

“Scusa per questa domanda assurda ma tu hai un fratello no?”
“Sì…”
“E lavorava al St. Hugh’s, vero?”
“Sì…”
“Allora quando lo vedi digli che M lo saluta…”
“Bene M, nice to meet you!”

Una veloce stretta di mano e via. Poi la mia amica HH si gira verso di me, sorride e fa Guarda che anche il fratello lavora qui al college…

breve spazio in cui potete aggiungere la vostra reazione, la mia è stata come vedi trovo sempre il modo di mettermi nei guai-

Dopo questo breve e piacevolissimo pranzo al college ho fatto un salto da Starbucks per salutare i reduci dalla chiusura della mia sede –piantino sommesso– e sentire se c’era ancora lavoro –per via della mia amica M che mi piacerebbe tanto esportare qui. Oltre alla risposta positiva ho ricevuto anche l’incarico di portare una preziosissima pompa per il caffé nella sede di Headington, nella quale dovevo comunque recarmi.

questa cosa delle staffette tra una sede e l’altra è fantastica, adoravo farlo quando ero in servizio e lo adoro anche di più adesso che posso farlo solo per sport

Headington è come un piccolo villaggio in cima alla collina, con una pasticceria favolosa, una sede di Starbucks estremamente tranquilla, un bellissimo parco e una serie interminabile di charity shop. Pensandoci adesso potrebbe essere il posto perfetto dove abitare, giacché ho preso la decisione di lasciare questa stanza… ma proseguiamo con la narrazione, che ci sono ancora parecchie cose da dire.

L’accoglienza che ho ricevuto da Starbucks è stata molto calorosa. Ho la tentazione di aggiungere che è solo perché il personale in servizio era tutto straniero ma non lo farò: dopotutto anche Ali, la manager inglese, mi aveva accolta con calore nella sede principale. Seguono convenevoli e chiacchiere di rito, cos’hai fatto in questo tempo, com’è andata in Italia, cosa fai qui, dove abiti, e una serie di aggiornamenti più o meno richiesti durante la quale scopro che Mister Gatto ha lasciato Oxford –sono stata brava e ho evitato di commentare tanto era comunque morto per me- e, udite udite, il mio amico Uno è di nuovo in città.

vi lascerei un altro breve spazio per i commenti ma la realtà è che il post è già quasi troppo lungo

Dopodiché ho pensato bene di contattare la migliore amica della mia padrona di casa, una settantenne tunisina che ci ha messo poco a infilarsi nella lista delle mie ziette adottive, e dirle che ero nei paraggi. Mi ha subito invitato a casa sua –un posto bellissimo in un angolo di Oxford del quale non conoscevo l’esistenza e dove, a quanto pare, ha vissuto anche Tolkien– e il pomeriggio è rapidamente sfumato in una piacevolissima cenetta a base di insalata e un salmone meraviglioso.

notizia in tempo reale: ormai sono svariati minuti che fuori dalla finestra sento un tremendo gracchiare di uccellacci e mi sta venendo addosso una sensazione di apocalisse molto interessante

E’ ancora incredibile la quantità di cose ed eventi che può succedere quando uno esce di casa… quando mi sono messa a camminare verso casa di questa amica certo non mi aspettavo di trascorrere una tal serata o che avrebbe subito messo in azione una rete di conoscenze per trovarmi una stanza.

Tasto dolente questo… ieri ho trovato molto difficile addormentarmi, mi sembrava che mi mancasse l’aria, ma allo stesso tempo non so come affrontare l’argomento con il mio padrone di casa, che in questi giorni ho comunque visto pochissimo tra i miei impegni e i suoi ospiti.

Vedremo cosa ci riserva il venerdì, per intanto… restate sintonizzati!

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Case Inglesi

Quindici minuti passati a sfogliare svogliatamente i preferiti su Chrome.

Quindici minuti a chiedermi a chi potrei scrivere, con chi potrei confidarmi? solo per rendermi conto che non c’era nessuno con il quale sarei potuta arrivare a tanto.

Tranne l’Universo.

Quindi sono qui di nuovo. Bentrovati.

Stasera sono di nuovo in UK, sono atterrata solo 4 ore fa. Giusto il tempo di innamorarmi di nuovo del suo verde, di cedere al fascino letale della pietra dorata di Oxford, di vedere nei raggi di luce fortissima il bacio dell’Universo sul tramonto inglese.

E poi sono arrivata nella mia stanza.

Intendiamoci, si sa, le case di Oxford sono vecchie e malridotte, tutte di legno, con mobili vecchi… io questa l’avevo vista di sfuggita in una videochat, con una connessione neanche troppo ottimale… e non mi ero resa conto di tante cose.

Il soffitto, per esempio, che ha le travi a vista e che è molto più basso sul letto di quanto non mi aspettassi.

La temperatura, che dormendo in una specie di sottotetto non può essere bassissima.

divertente, la temperatura è troppo alta e il tetto è troppo basso

E il guardaroba, striminzitissimo e malridotto.

sospira

Sono troppo stanca per lamentarmi seriamente e non è il caso che lo faccia davvero… volevo solo fermare questa sensazione, come faccio sempre, da una parte il desiderio di avere qualcosa di più europeo e dall’altra la voglia di essere flessibile, di prestarmi alla sfida.

Per ora ho qualche dubbio sul padrone di casa, che non sembra una cattiva persona ma con il quale ho già sperimentato problemi di comunicazione. Oggi, nel mostrarmi le stanze, si spiegava tanto a gesti quanto a parole e io non capisco se mi ha preso per una bambina scema o cosa. Da parte sua ha fatto una gaffe tremenda cadendo dalle nuvole quando gli ho comunicato il ritardo del mio aereo oggi –ah, ma non arrivavi domani?– quando io gli ho sempre detto la data giusta… e poi appena sono arrivata mi ha detto “guarda la stanza e decidi, non sono sicuro che sia quello che vuoi“, mettendo in dubbio tutti gli accordi fatti.

Ma la città era meravigliosa, oggi, e io non vedo l’ora domani di farla mia di nuovo!

 

certo che… non so, mi piacerebbe che qualcuno avesse disegnato una forma umana della città più bella del mondo…

GocceDiLuna · MyStrangeLife

Postumi

Ero innamorata di un uomo, l’estate scorsa.

Aveva… dei polpacci formidabili, un volto largo con un bellissimo sorriso, una passione incomprensibile per il cibo piccante e una risata che amavo sentire dall’altra parte del pianerottolo.

La porta della sua stanza aveva un cigolio rivelatore che mi faceva scattare come una molla quando lo sentivo, prontissima a inventare qualunque scusa pur di apparire casualmente in cucina e parlare con lui.

Abbiamo imbastito le peggio conversazioni alle peggio ore del giorno, lui con in mano cibo a vari gradi di cottura, io con un bicchiere dal quale bevevo continuamente acqua nel tentativo di nascondere a tratti il mio imbarazzo a tratti l’estrema felicità che mi provocava vederlo e parlarci.

Ricordo che andare a cena insieme, quella sera, fu molto difficile, primo perché dovetti insistere per settimane e poi perché dopo, una volta scofanato dell’ottimo Phad Thai, camminare al suo fianco e convivere con quella parte della mia mente che voleva solo girarsi e baciarlo era così difficile che a volte mi fermavo, nel bel mezzo della conversazione, così emozionata da non riuscire nemmeno a respirare e certo non a ricordarmi cosa stavo dicendo.

Era brillante, divertente, autoironico ed estremamente gentile.

Se ne andò qualche mese dopo, vittima di un trasferimento a Newcastle, e io gli scrissi un paio di email alle quale promise di rispondere senza poi farlo mai. Per qualche tempo fu molto difficile abitare in quella casa, specie perché la porta che si apriva non era più la sua, poi il tempo portò altri problemi e io relegai quest’incresciosa faccenda in un angolo della mia mente.

C’è quel momento in cui smetti di essere innamorata, quella specie di digiuno in cui il tuo corpo si anestetizza a quel range di sensazioni: dimentichi cosa significa essere pazzo di qualcuno, dimentichi fortunatamente il dolore dell’essere rifiutato, il desiderio di avere qualcuno accanto e tutto quel che ne consegue. Ti lasci alle spalle il desiderio di farti trovare in camera sua, quelle piccole terribili idee che nascono quando sai che si sta facendo la doccia e via dicendo.

E poi succedono cose orribili come quelle di stanotte, in cui dopo almeno dieci mesi dall’ultima volta che avevo pensato a lui il suo viso ti appare in sogno –quel viso che non è bello di per sé ma è così bello ai tuoi occhi– e ci parli e sei felice che lui sia tornato, e poi vi sedete insieme in giardino e lui si avvicina sempre di più e dice cose come mi mancavi e finisce per baciarti e tu all’improvviso ricordi ogni cosa, dalla sensazione bellissima dell’essere amati all’indescrivibile effetto di due braccia che ti stringono per tenerti vicina, recuperi tutto quel calore che avevi dimenticato e inizi a brillare della luce di chi ha qualcuno che è tornato indietro per lei.

E poi ti svegli in preda a cose che tentare di descrivere sarebbe comunque inutile.

 

Nessuno è mai tornato indietro per me.

 

Ho passato i primi venti minuti della giornata a cercare di capire cosa, in nome del cielo, aveva scatenato il ricordo di quell’uomo. Ho chiesto all’Universo quale perversa ironia lo spingeva a risvegliare in me quel genere di sentimenti, specie adesso che ho già abbastanza cose per la testa e in un momento in cui per una volta certe cose ero riuscita a lasciarmele alle spalle.

Grazie.

GocceDiLuna · GrazieUniverso

Tachicardia

Manca poco.

Uno dei miei migliori amici di Oxford mi ha appena scritto, ricordandomi –come se ce ne fosse bisogno!– che tra due settimane sarò di nuovo lì. Stavo guardando la mappa di un centro commerciale e… i nomi delle vie mi colpiscono come pugnali.

C’è una voce nella mia mente che dice come mai non sei lì? Dovresti essere lì! Come un elastico, come una corda che tira da quella parte.

Oxford mi ha stregata.

Nella situazione in cui sono metto ogni cosa in dubbio, perfino le cose più ridicole. Comprare due litri di latte? Andrà consumato in tempo? Comprarne solo uno e uscire anche domani? Questo genere di idiozia.

Quindi all’euforia di cinque giorni fa, quando ho comprato i biglietti, si è unito oggi anche lo sgomento.

Sto per tornare. Sto per tornare dove mi sono innamorata contemporaneamente di Verde Acqua e dell’architettura di Oxford, dove ho scoperto la primavera insieme a Reyn, dove ho iniziato a vivere da sola prendendomi una cotta tremenda per chef B. Ho vissuto la città in preda a sentimenti profondissimi, brillanti, così vividi da ferire gli occhi.

C’è una strada, in quella dannata città, il cui solo ricordo possiede il calore del braccio di Reyn attorno alle mie spalle.

Un museo nel quale ogni anfratto mi ricorda i baci che non ho dato a Verde Acqua.

Un intero parco che parla di fallimento e di fiori e di acqua e di luce.

Ho coperto ogni centimetro di quella città di emozioni.

 

E puoi farlo di nuovo.

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Maionese Cattiva

In qualche modo quando mi siedo a scrivere è spesso perché mi ritrovo intrappolata in un groviglio di sensazioni tipo come sono finita in questo posto? e oh guarda, chi se lo aspettava che la vita mi avrebbe portato qui?

Il caso odierno è che sono seduta sul triste divanetto di vimini del triste soggiorno della mia casa di Oxford, mangiando tristi tramezzini la cui maionese deve aver probabilmente cambiato intenzioni ad un certo punto. Davanti a me giace un taccuino con sottili iscrizioni misteriose come Victoria Coach Station e oddio non posso credere che uno dei tramezzini è al tonno! scusatemi, come Victoria Coach Station e poco sopra Paddington.

La verità è che dopodomani alle 8 del mattino mia sorella atterra a Gatwick e io non posso credere che quel dannato aeroporto sia così distante da Londra itself. Inoltre, nonostante il mio amore per gli schemini e le pianificazioni, non ho idea di dove andremo e cosa faremo né soprattutto QUANDO lo faremo.

Se mi conosceste sapreste che una cosa del genere testimonia che non sto bene. Infatti ho un mal di testa tremendo da tutto il giorno.

intanto il mio computer ha appena mormorato che la batteria sta finendo inesorabilmente

Mi rallegra sapere che con l’arrivo di mia sorella avrò la possibilità di 4 giorni off e un po’ di divertimento ma nel frattempo non ho fatto che lavorare da quasi due settimane e inizio ad esserne un po’ provata. Sul lavoro ci sarebbero così tante cose da dire che non so nemmeno da dove iniziare, mentre per quanto riguarda la vita privata ho cercato invano di invitare R3 a bere qualcosa insieme: non solo mi ha dato buca all’ultimo momento ma ha anche lasciato cadere dei suggerimenti non troppo chiari che, secondo R2 –la mia coinquilina francese– portano inesorabilmente in una direzione: èggay.

il che ovviamente non mi fa nessun effetto ma costituirebbe uno spreco estremo di polpacci e uomini con il cacciavite

ok, vi permetto di fraintendere polpacci- -ha dei polpacci molto attraenti- -ma la cosa del cacciavite no: a farla breve una sera ho portato a casa un mobiletto per l’angolo doccia della mia stanza e dondolava un po’…per fare la sciocca ho commentato col mio coinquilino R4 con una scusa busso alla stanza di R3 e gli chiedo un cacciavite! Ebbene, non solo l’uomo mi aveva sentito ma aveva anche il cacciavite pronto per quando ho bussato. Io amo un uomo ben attrezzato

no, anche stavolta il doppio senso non è voluto

Anche la maionese del tramezzino col tonno aveva cambiato intenzioni nel frattempo. Molto Male.

In sintesi, in attesa di decidere se l’interesse dell’uomo con polpacci e cacciavite è pari a zero o cosa, ci distrarremo con un viaggio a Londra e ci recheremo anche in quel di Camden Town, posto che amo tantissimo e dal quale torno sempre con troppi acquisti.

 

Gli inglesi hanno la bruttissima abitudine di chiederti come stai? senza nemmeno ascoltare la risposta. Cioè, te lo chiedono pro forma, come una versione alternativa di ciao senza alcun significato. E quando la gente mi chiede come sto io rispondo, e nascono tanti equivoci.

Ma io ci voglio vivere in un Paese dove alla gente che ti chiede come stai non gliene frega una cippa di te?