Bandiere

Abbiamo tutti ricordi che i perseguitano, cose che abbiamo fatto quando eravamo troppo giovani per renderci conto di quello che facevamo e per capirne la portata.

In genere sono tanto distanti da essere sfuocati e in qualche modo dimenticati o perdonati, a volte ti guardano negli occhi dall’altro lato della strada.

 

Quando ero alle elementari avevo una cotta tremenda per un bambino.

Era un tipo tranquillo, era bravissimo a disegnare, faceva il portiere nella squadra di calcio ed era divertente in maniera discreta e non plateale. Era il bambino più alto della classe, aveva i capelli scuri e un viso allungato, dei lineamenti non esattamente comuni e…e per essere passati diciassette anni credo siano abbastanza dettagli, ecco.

Ne ero ossessionata.

Credo che sia la cosa di cui vado meno fiera nella mia vita dopo quello che è successo con lei: lo inseguivo, gli mandavo bigliettini, credo di avergli dato un bacio sulla guancia con l’inganno, facevo un tifo sfegatato per lui alle partite e in generale rendevo entrambi ridicoli. Sua madre venne a parlarmi e fu molto gentile, ma ripensare a quelle parole adesso mi fa venire la pelle d’oca: quella persecuzione, la mia persecuzione, gli dava gli incubi.

Alla fine delle elementari cambiò scuola e non lo vidi più. Era una scuola privata molto valida e mi chiedo quanto ampio fosse il danno inferto a quel povero bambino.

 

Oggi l’ho rivisto.

Brandiva enormi bandiere bianche e azzurre, vestiva l’uniforme degli sbandieratori e aveva un modo di fare calmo e sicuro di sé che lo ricopriva come un’armatura.

L’ho guardato sventolarle, arrotolarle e srotolarle nell’aria, lanciarle con un piede e riprenderle senza apparente sforzo, saltellando a destra e a sinistra su un piede solo e facendo il giocoliere con quattro cazzo di bandiere.

Questi diciassette anni non hanno fatto altro che affilare i suoi lineamenti: ha gli stessi capelli scuri, svetta ancora sulla folla e io temo di avere ancora una cotta tremenda per lui.

 

Io ho un debole per tamburi e bandiere, l’ho sempre avuto e sempre lo avrò. Sono giunta alla conclusione che in una vita passata sono stata l’amante di uno sbandieratore, altrimenti non si spiegherebbe la reazione praticamente fisica che ho ogni volta che assisto a questo genere di spettacoli. Oggi c’era la rievocazione storica nel mio paese d’origine –un evento al quale ho partecipato sia da spettatrice che da figurante prima e attrice poi– e devo dire che i dieci minuti di spettacolo degli sbandieratori valevano il biglietto dell’aereo, quello del bus e anche quello del treno.

più o meno cento sterline

Credo che domani andrò a cercarli di nuovo.

 

Il fatto è che non posso fare a meno di desiderare di scusarmi con lui.

Il fatto è che lo guardo e vorrei che non muovesse ancora così tante cose dentro di me.

Il fatto è che vorrei avere qualche scusa in più per guardarlo negli occhi e dire Ciao.

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L’Acqua del Cuore

Ci si siede alla scrivania con il desiderio di essere ottimisti e positivi e parlare della bellissima esperienza di oggi, di come l’avere il sopravvento sulla pigrizia abbia dato i suoi frutti, di come il fatto che mi vogliano là anche domani dia buone speranze, di com’è bello quel posto e di come mi stiano simpatici quelli che ci lavorano.

Di come ho la vaga impressione di aver dato una buona impressione.

Di come sia stato bello mettersi alla prova con qualcosa che mi spaventava da morire, come sia stato interessante farsi bombardare di nozioni, sorridere ai clienti, consegnare le borsette con le jacked potatoes e augurare enjoy, ritrovarsi due commessi che mi fissavano il braccio mormorando your tattoo is cool!

Di come dopo un po’ la frenesia ti invada e ti ritrovi a maneggiare coltelli e pinze come se non avessi fatto nient’altro e a seguire il flusso come fosse una musica e tu stessi danzando.

sospira

Immagino che di questo dovrei essere grata all’Universo, che mi ha messo sulla strada di persone premurose, simpatiche e attente invece che di robot, che mi ha trovato un posto non troppo distante da qui, che…

sospira ancora

Poi arriva la notte, le pile si scaricano, la luce si spegne e ti ritrovi in mano le briciole delle cose, gli scheletri, le ombre delle cose che avresti voluto fare, gli eterni se e ma che combatto invano e scene che prendono vita nella mia mente.

sono indietro con i conti, taaanto indietro con i conti

In una manciata di ore ho sbattuto contro le spalle di ben tre persone, qualcuno che ho aspettato troppo a cercare, qualcuno per il quale non ho mai avuto il coraggio di mollare la presa e qualcuno che con le mie mani troppo piccole non sono riuscita a raggiungere. Sono tre schegge della mia anima che tornano indietro, altri tre posti in cui non potrò più stare.

Mi torna in mente qualcuno che oggi mi ha guardato e mi ha chiesto se poteva avere un abbraccio, mi torna in mente L’Assenza di Fiorella Mannoia e l’uso improprio che ne è stato fatto negli anni, c’è solo un posto dove puoi tornare…mi torna in mente un pomeriggio in cui qualcuno ha aperto la bocca e mi ha fatto sentire una dea.

La verità è che c’è e ci sarà sempre troppa acqua nel mio cuore, un’acqua che si spinge avanti verso le rocce e poi torna tutta, tutta indietro.

Back There

La mia testa è tutta un posticino di nuvolette rosa e cuoricini.

Ehm.

Immaginate la vostra storia preferita. Libro, manga o serie non ha importanza, purché siano personaggi che amate da tempo, che vi hanno accompagnato per anni, ai quali siete affezionatissimi nonostante siano soltanto personaggi.

Immaginate di aver scoperto, tipo venti minuti fa, che questa storia ha un seguito.

Un seguito altrettanto dolce e romantico e delicato, un seguito nel quale gli eredi dei personaggi che avete amato continuano a fioccare qui e là, e tu li guardi, inizi a pensare sì è lui no non è lui, ci trovi ombre del tuo personaggio preferito e pensi è di certo il figlio, poi ne passa un’altro e tu sbavicchi e ti fai domande, e con chi finirà la protagonista, e poi, e poi…e poi vedi passare il visetto sorridente di qualcuno e allora ti si riempiono gli occhi di lacrime pensando a certi personaggi e…

…e niente, avevo bisogno di perdere un po’ la testa, stasera, dopo una giornata in cui la tensione è stata alta e le cazzate pure.

Sono sempre alle prese con il famigerato Angel Pass, con burocrazia che prosegue infinita e con le preoccupazioni di un salto nel vuoto non indifferente, ma sono determinata e piena di risorse come sempre.

Oggi è stato un po’ pesante avere attorno il mio host father, malato convalescente che si aggirava come un leone in gabbia seminando veleno un po’ su tutto e denigrando il lavoro altrui –come mi sono sentita a casa……..– mentre io e J cercavamo di selezionare foto in una rosa di circa 2000 per costruire la gallery di quel maledetto sito…per fortuna mi bastava pensare che ehi, tra tre giorni nessuna di queste persone sarà più un mio problema e proseguire a testa alta, perché ce la posso fare.

Quindi niente, quindi stasera ci si gode il letto per la penultima volta, in una stanza che va sempre più svuotandosi, e questa sensazione di nebbiolina rosa e velata felicità.

Grazie Universo.

Sogni e Ringraziamenti

C’era qualcuno, nel sogno di stamattina, che voleva baciarmi.

Mi stavano festeggiando per aver salvato il mondo da una minaccia spaziotemporale che includeva spazzatura e opere d’arte, io ero appesa ad un’impalcatura di un qualche genere e c’era questo tizio, di cui non mi ricordo la faccia, appeso accanto a me con il volto così vicino e sorridente che stava sicuramente cercando di provocare un bacio.

Poi mi ha presa, tipo letteralmente in braccio, e mi ha portata da qualche parte.

 

 

Secondo la mia amica A bisognerebbe iniziare ogni post ringraziando l’Universo per tre cose.

L’Universo al momento sta ridendo, anzi, ha preso una piuma e mi sta solleticando la schiena, approfittando del fatto che la mia maglietta ha il collo molto largo. Mi sta facendo venire quegli orribili brividi di piacere senza controllo e senza sfogo e io vorrei che la mia mente fosse un luogo meno impressionabile.

La gente normale, invece di usare il cuore, usa la testa.
Io non posso usare nemmeno quella, perché come sempre è un luogo dove tutto è possibile.

Con buona pace degli scienziati. Mi dispiace molto.

 

Stavo per partire con un elenco, ma perché fermarsi a tre voci?

Ringrazio l’Universo per le pizze coperte di zucchini e pomodorini, per il pane al malto, per le adorabili persone che ti salvano un piatto perfetto dal pranzo domenicale.

Ringrazio per il mio letto, per il pouf orsoso di T, per la morbidezza delle coccole di Sarfie che oggi ha deciso che io ne avevo bisogno.

Grazie per i sogni assurdi, per le fantasie incontrollabili della mia mente, per gli altrettanto incontrollabili brividi delle ff che sto leggendo di recente.

Grazie Universo per gli amici, quelli che fanno un pane incredibile, quelli che ti siedono accanto e ridono, quelli che ti dicono vieni con noi, andiamo a cena fuori. Quelli che ti dicono Io e te dobbiamo proprio fare due chiacchiere.

Ringrazio per gli esercizi di creatività, per i gioielli, per le sfide che l’Universo mi palleggia, come il fatto che forse non avrei avuto la macchina per domani ma in ogni caso quel domani a cui dovevo andare –il colloquio con il carreer advisor– è stato rimandato di una settimana.

Però ho ancora la macchina.

Chissà che non ci possano fare cose interessanti.

Lettera ad un’Aspirante Ragazza alla Pari

Aspiro ad essere una persona utile.

Aspiro a fare del bene, con il mio blog, e quindi ho passato l’ultima ora a mangiucchiare un pacchetto di tortillas Tyrell ai semi di papavero e panna acida, scrivendo un post sul senso dell’essere una ragazza alla pari e sulle varie difficoltà che si possono incontrare.

Sarà stata colpa delle Tyrell –che peraltro ricordavo più buone– o altro ma alla fine del post mi sembrava talmente una porcheria che ho deciso di lasciar perdere e cancellare tutto.

Ma aspiro ancora a fare del bene, quindi con il cuore in mano scriverò una lettera all’aspirante ragazza alla pari.

 

Carissima,

ci saranno momenti in cui piangerai.

Piangerai, perché il disagio di una famiglia che non ha le tue stesse regole, il disagio di una stanza sporca, il disagio di non riuscire a raggiungere i bambini perché non hai le parole giuste non possono essere spiegati a parole.

Sarà frustrante e sarai costantemente buttata, a calci, fuori dalla tua zona di comfort, costretta a parlare una lingua che non è la tua e a sopportare gli inevitabili difetti delle famiglie senza il cuscino dell’affetto che avresti nella tua famiglia.

chiedo perdono, la cosa dei calci è metaforica

Dovrai continuamente sbattere contro cose come ma l’altra au pair me lo lasciava fare o ma l’altra au pair era meglio oppure mi manca l’altra au pair! e non sarà bello.

Ma lo adorerai.

Adorerai svegliarti in un altro Paese e sapere che tutto attorno a te si parla una lingua che stai lentamente iniziando a capire.

Adorerai avvicinarti piano piano ai bambini, conquistarti la loro fiducia, renderti conto che prima di quanto ti aspettassi corrono da te per mostrarti qualcosa, per chiedere aiuto, per abbracciarti.

Adorerai adattarti a nuove regole, metterti alla prova, abbracciare una nuova cultura.

Un giorno ti ritroverai a pensare automaticamente in una lingua che non è la tua, sentirai le parole che scorrono velocissime senza bisogno di alcuna traduzione, e allora ti sentirai realizzata.

Adorerai tutto questo perché se senti il richiamo di un simile incarico, se senti il desiderio di partire e sfidarti, allora tutto questo ti porterà più in alto di qualsiasi cosa tu abbia mai fatto prima.

Quindi vai.

Amo Te

Amo te.

Amo te, che soffi idee nella mia direzione.

Amo te, che hai fissato le mie dita finché non sono state della forma che volevi tu.

Amo te, che metti gli aeroplani dove mi servono, i fiori dove li posso sentire, le locandine dove mi infilo per puro caso.

Amo te, che sorridi nelle forme dei nodi del legno, quelle perle bellissime che non riesco a smettere di fissare.

Amo te, che mi hai dato lei per sbattere contro l’amore e farmi un male assassino.

Amo te, che hai preso l’oscurità e ne hai fatto inchiostro.

Amo te, che lasci cadere le stelle sopra la mia testa pronte per un futuro che devo disegnare.

Amo te, che hai messo la pizza tra me e lui e mi hai mostrato qualcosa dell’amore che ancora non conoscevo.

Amo te, che mi riempi le mani di cascate di madreperla bianca, blu e cangiante.

Amo te, che hai disseminato di nuvole il cielo e ora le stai tingendo di rosa.

Amo te, che mi hai dato la voce con cui posso lasciar fluire amore e gratitudine.

Amo te, che hai cresciuto Robin e mi hai messo sulla sua strada.

Amo te, che dissemini ancora il mondo di cose belle.

Amo te, che in un momento d’illuminazione hai fatto i gatti e in un momento di distrazione hai fatto Sarfie.

Amo te, che mi hai suggerito i luoghi dove ho imparato a stare da sola.

Amo te, che mi hai rivelato con un sussurro che non sono fatta per essere un’isola.

Amo te, che di fronte alle mie lamentele mi lanci le pietre e mi lasci a stupirmi per i miei riflessi.

Amo te che sai tutto e alzi la lanterna in alto per me.

Out of Order

Così
devo dedurne
che ti piace
vedermi sussultare

ti diverti
a farmi notare
che la mia faccia è rossa

ti godi
il mio sguardo
che fugge
i tuoi occhi verde acqua
e cerca invano
cantando
di cancellare la nebbia

e rendere
la mia mente
di nuovo
una cosa
che funziona.