Customer’s Life

La vita non è fatta solo di Baristi.

Entri in negozio alle otto e riordini mentalmente la lista dei regolari: 3 shot cappuccino grande, 4 shot decaf americano, 1 shot/2 shots tall latte wholemilk, tall filter coffee to stay, grande chai tea latte soy no water e venti earl gray to go 2 teabags.

A volte inizi il drink appena li vedi sulla porta, per avere la soddisfazione di vederli sorridere quando aprono la bocca per ordinare e tu puoi consegnar loro già quello che vogliono.

A volte si appendono come cuccioli alla fine del bar, nel posto delle persone affezionate, più vicino possibile al barista all’opera. Badate bene, per chiunque non sia un affezionato è considerato maleducatissimo fissare il barista all’opera…per la regolare di oggi, che ordina un thermos pieno di ghiaccio e caffé, era il posto perfetto per appollaiarsi e raccontarmi quanto ama Pirenze e quanto le è piaciuta l’Italia.

Bless you, adorabile bestiola.

A volte non sanno cosa vogliono e ti impallano la fila, ma è una soddisfazione poi quando dall’altra estremità del bancone alzano un dito e dicono perfect. Anche coccolare il cliente è un’arte.

A volte, come oggi, entrano clienti che sono la fotocopia sputata di persone che ti hanno camminato sul cuore e tu non riesci a fare a meno di fissarli e pensare Mioddio quanto eri bello e vorresti solo avere una scusa per farli sedere proprio davanti al bancone.

A volte arrivano tutti timidi e dicono Mi dispiace di farti problemi quando vogliono solo che gli frulli un iced latte e tu vuoi ridere e dargli un bacino sulla guancia, quando ci sono persone che invece ti riempiono tutte le caselline e magari si lamentano pure che la tazza non è piena fino all’orlo.

A volte entrano clienti la cui bellezza è così delicata che vorresti solo dire Oggi abbiamo uno sconto per i clienti con dei begli occhi ma non lo fai perché sei una persona seria, ma ti resta sulle labbra il Come sei bella quando una ragazza con la faccia della principessa Jasmine entra e chiede un chai tea latte.

A volte vedi arrivare una ragazza alta e bionda e sai che sta per arrivare anche l’inevitabile commento di un fellow Barista a caso…

A volte, dalla fine del bar, senti cose come Cappuccinos ready for Starlord and Brian, e ti viene voglia di scrivere qualcosa solo per intitolarlo Starlord and Brian.

A volte i clienti li incroci al supermercato accanto, e sono i primi clienti che hai servito e te lo ricordi, e loro sorridono e ti abbracciano e ti chiedono come va.

A volte Scarlett, donna adorabile che mi ricorda da morire la mia prof di latino, si ferma e ti presenta sua figlia. Come se una Barista valesse il tempo. Love you, Scarlett.

A volte entra quel cliente con l’accento scozzese e scatena il putiferio. Amiamo i nostri clienti ma a volte vorremmo amarli di più. Soprattutto alcuni di noi.

E a volte succedono cose.

Entra un ragazzo e non capisci più niente.

Non assomiglia a nessuno, non ha nessuna bellezza abbagliante attorno, non è alto e porta gli occhiali.

Ma lo guardi e ti si secca la gola anche se l’hai appena incontrato, le parole Serve altro? non escono, la mente si svuota, rimbalza solo un piccolo pensiero doloroso, Non Puoi Prendere Solo Un Succo E Andartene, Lascia Che Ti Prepari Il Mio Miglior Latte Con Cuoricino, Lascia Che Scriva Qualcosa Su Un Qualunque Pezzo Di Carta.

Non era un pensiero così piccolo.

Non capisci perché, ti imbarazzi, ti si impappina il Buona Giornata, resti con un palmo di naso.

Torna. Parliamone.

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Battaglie Pasquali

Now You See Me: una delle più grosse delusioni cinematografiche della mia vita.

Lo sto guardando con la mia sorellina e il più vecchio dei miei fratellastri, per chiudere una giornata deliziosa e piena di cose piacevoli…

Inizierei da stamattina e dal modo in cui ho ignorato la sveglia che, come potete immaginare, suonava alle sette che invece erano le sei. C’era una cheesecake da fare, ricordate? Però in quel momento, con un sogno brillante e succoso ancora caldo dietro le palpebre, proprio non ce l’ho fatta a resistere.

Mezz’ora dopo mi sono forzata a rotolare fuori dal letto per mettere in piedi quel dolce, frullando biscotti, cioccolato, ricotta e formaggio spalmabile in strati non regolari e con pochissimo tempo per solidificarsi.

scrivetevi tutti questa cosa da qualche parte, i cheesecake vanno preparati in anticipissimo

Poi sono scappata a messa –dopo credo tre mesi, shame on me– pregustando le canzoni pasquali. Per un po’ ho trovato assurdo che la parte della messa che preferisco siano le canzoni ma poi ho pensato anche che si tratta solo di un modo diverso di pregare. E poi diciamocelo, nostalgia infantile a parte ci sono delle canzoni meravigliose.

-peccato che quelle storiche da Pasqua, quelle a due o più voci e quelle con le percussioni, stamattina non le abbiano fatte

Dopo la messa abbiamo messo in piedi una forza lavoro non indifferente per processare zucchine e patate, dato che la responsabilità della verdura per il pranzo di famiglia era nostra. Avete mai visto una pila di zucchine impilata come una catasta di legna? Ebbene, io ho avuto questo piacere stamattina.

sono ancora il pelapatate più veloce del West

Come in un western ci siamo date tre turni di guardia ai fornelli, con il compito di girare le patate e continuare a far saltare le zucchine con rosmarino, aglio e salvia. Io ho preso l’ultimo turno, appena in tempo per trovare le patate buone ma non abbastanza croccanti e le zucchine saporite ma piuttosto spappolate.

pausa di riflessione

Ecco, vedete? Questo post fa schifo. E’ chiaramente scritto cercando di mettere in ordine parole ricordi e sensazioni, quando invece le risorse principali della mia mente stanno facendo altro, tipo danzare una silenziosa danza di soddisfazione e piacere –come sarà mai? Quali passi e figure includerà?– o squittire come il piccolo animale estremamente semplice che sono.

Non è facile fingere di essere una persona normale quando dentro è in corso una specie di celebrazione megagalattica –megagalattica? Chi è che dice ancora megagalattica?- -l’assurdo è che il correttore non lo corregge– di emozioni contrastanti e c’è un’altra me che cerca di ammutinarsi e prendere il comando della nave.

A volte credo che la mia vita sia un’eterna battaglia tra quello che mi si rimescola dentro –nello specifico? Cose bellissime che non avrei mai immaginato di vedere e per le quali non posso nemmeno complimentarmi con il proprietario– –non ancora, intendo– e quello che il buonsenso, la società, il senso comune e altre diavolerie simili mi impongono di fare.

Mi mancano ancora quelle regole che dicevo ieri.

diamine come muoio dalla voglia di infrangerle tutte e scrivere un’altra, brevissima lettera!

 

Comunque.

Oggi ho pranzato con la famiglia di mio padre, con tutto quello che ne consegue: risate, strepiti, i nostri tradizionali scherzi e battute, partite infinite a Sushi Go e le classiche domande allora adesso cosa fai? alle quali è stato particolarmente piacevole avere delle belle risposte. Mi hanno fatto tutti un sacco di complimenti per i miei capelli e per il cheesecake –che è stato degradato prima da torta a dolce al cucchiaio e poi da dolce al cucchiaio a dolce alla cannuccia- nonostante la sua riuscita non esattamente perfetta.

Io amo la mia famiglia e non ho paura di ammetterlo né di rinunciare ad altri impegni per vederla quando posso. Più d’uno, tra i miei zii e zie, ha manifestato l’intenzione di venirmi a trovare a Oxford e credo sarebbe senza dubbio interessante. Mi ha fatto molto ridere ripensare a tre anni fa, quando le altre due famiglie –mio padre ha un fratello e una sorella– si sono organizzate per andare a Londra senza includerci. All’epoca mi sentii molto offesa dalla cosa ma in capo a qualche mese non solo avrei visitato anch’io l’Inghilterra ma mi ci sarei addirittura trasferita…

un’altra prova del fatto che nella vita non esistono A e B e non si sa mai dove si va a finire. Qualcosa che oggi mi sembra impossibile o impensabile potrebbe nascondersi appena dietro l’angolo…

 

 

 

-………………la battaglia si è fatta improvvisamente più dura da combattere………………

Latte Versato

Ci sono giorni in cui alla fine della serata prendi in mano il nodo, ci giochi un po’ finché non è ben allungato sul tavolo e poi lo pieghi ordinatamente in una matassina carina e brillante/un post che piace a tutti e per il quale ti fanno i complimenti.

Ci sono giorni in cui lavori sei ore e sei fierissima di te stessa perché non hai fatto errori –tranne far cadere sul pavimento una bottiglia da cinque litri di latte fatta praticamente di carta velina e che si è squarciata e ciao banane ma non mi ha detto niente nessuno– e sei sopravvissuta e ti sei anche divertita come spesso succede.

Ci sono giorni in cui ti avvolgi in sensazioni confortevoli come una copertina, o vesti le soddisfazioni come armature che ti rendono invincibile, o leggi e rileggi cose e parole e ricordi finché non ti si alzano le orecchie e scodinzoli senza alcuna dignità.

 

E poi

ci sono giorni

in cui le cazzo di parole non hanno un cazzo di significato

in cui ti chiedi con chi parli e perché scrivi e cosa diamine fa la notte alla tua anima e perché non può solo lasciarti in pace

in cui chiudere il blog è un attimo e tutti i criceti corrono nella stessa direzione solo che non è quella giusta

in cui l’elastico tira, tira e tira, non importa che tu sappia che hai già avuto la più grande delle meraviglie e dovresti solo tacere e sparire

in cui non è affatto giusto che c’è un posto dove sbirciare nella mia anima ogni sera e io invece non ho un diamine di lanternino

in cui sei solo arrabbiata perché piangere non te lo puoi permettere

in cui smetti di essere una persona sensata e diventi un gomitolo di tensioni che solo per caso finisce su queste pagine dove sarebbe meglio non finissero, per ovvie ragioni logistiche, ma c’è anche da dire che non sempre si può venire a leggere cose belle.

 

Ci sono giorni in cui esistere è uno sforzo immane, per il quale so bene di non potermi lamentare perché non è più pesante di quello di ciascuno di voi. La vita è fatta di sfide, una più grande dell’altra, e qualche volta si ha un’armatura per combatterle e altre volte no, a volte cadiamo a terra e ci squarciamo e tutti i pezzi di noi vagano in ogni direzione, finché qualcuno prende un mocio.

In questo

momento

ogni

parte

di me

sta andando

in una direzione

diversa.

Le Giornate che Non Ti Aspetti

Ad esempio.

Sapevo che volevo andare da Hobbycraft, oggi, dato che ieri mi sono comprata un biglietto da 24 ore e oggi potevo andare dove volevo.

Non mi aspettavo tuttavia che Cì venisse con me. Come non mi aspettavo che squittisse come un animaletto felice per tutto il tempo che siamo state nel negozio.

io stessa ho squittito come un animaletto felice tutto il tempo che sono stata nel negozio, la prima volta che ci sono stata. E aggiungiamo un’altra voce alle cose che io e Cì abbiamo in comune

Siamo state anche in un negozio di animali, dove la vista di un adorabile conigliettino nero mi ha fatto venire un’incredibile nostalgia per la mia Sushi. Grazie al cielo non manca molto al mio rientro a casa ma temo che non me la potrò godere troppo, visto come mi mette il muso ogni volta che torno…

e sì, mi sta venendo voglia di tenere un animale qui in casa

Da Hobbycraft Cì ha ceduto al fascino delle lavagnette magnetiche e delle scatoline colorate –lo ammetto, non ero troppo distante dal comprarne un set anche io– mentre io ho comprato un filo di metallo supersottile per provare una tecnica nuova sulla quale sbavo da anni.

Grazie Universo per i rocchetti di filo che costano solo £1.5.

Non mi aspettavo nemmeno che Lady Midnight fosse già in giro ma me lo sono ritrovato davanti mentre aspettavo Cì da Waterstone e sono stata a tanto così dal correre a comprarmelo.

forse le persone serie non dovrebbero avere un debole per i libri della Clare ma, due cose a parte, io non sono una persona seria

Abbiamo bighellonato un po’ per Oxford, visitato il mercato del sabato mattina, constatato il preoccupante livello dell’acqua del fiume, parlato dei problemi dell’essere una ragazza del Cancro e di come finiamo per essere entrambe –sono anche io nel giro, Cì– una specie di calamità naturale e riso come solo noi sappiamo fare.

Grazie Universo per aver mandato Cì.

Poi, siccome le cose improvvisate sono le migliori, abbiamo incrociato un paio di amici fuori da un pub e deciso che la giornata prevedeva la visione della partita di rugby Italia-Irlanda e un pranzo tutti insieme: abbiamo diviso una serie di stuzzichini interessanti e chiacchierato del più e del meno, mentre sullo schermo…mi limito a riportare i punteggi: 58-15 per l’Irlanda.

Grazie Universo per gli amici che si prestano a riunirsi in ogni dove e in ogni occasione.

Siccome poi le cose improvvisate sono sempre le migliori mi sono unita alla mia amica Vale per un po’ di chiacchiere da Combibos, l’adorabile posticino che gli Italiani a Oxford usano ormai quasi sempre come base per i loro caffé della domenica.

Le chiacchiere hanno incluso latte di soia e biscotti, poi una passeggiatina, poi un giro di bus fino a Summertown, poi una spesa e infine una pizza –rigorosamente con tonno e cipolle– a casa mia, dove Jo ci ha fatto piacevolmente compagnia –senza smettere di punzecchiarmi nemmeno un attimo– mentre un documentario in tv parlava di ornitorinchi ed echidne.

Oggi ho avuto anche più voglia di ieri di scrivere.

Mentre giocavamo con le perline e Vale esercitava il suo OCD sui miei sacchettini un po’ mescolati, mentre spulciavamo insieme tra i miei lavori grafici, mentre scoprivamo di avere una passione insospettabile in comune, io pensavo ai miei mondi, ai miei piccoli personaggi, a quelle sei ragazze nate in un posto che non ho inventato io ma alle quali vorrei a tutti i costi dare un futuro.

Mi prudono le mani, ancora una volta.

Grazie, Universo.

Questa E’ Casa Mia

Oggi, reduce dall’allibimento di ieri, non ho fatto granché.

Ho seminato parecchio –mandando curricula un po’ ovunque– e ho pasticciato un po’ con perle di legno e spago, costruendo tre collane molto estive e un catturasogni talmente bellino che quasi quasi me lo tengo io…

Siccome appunto il post di oggi non sarebbe un granché eccovi le foto che avevo promesso, quelle scattate nei dintorni della mia casupola…

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Questo è ciò che si vede appena dentro dal cancello e sulla destra potete intravedere il ponte che attraverso per andare alla fermata.

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Questi sono i due lati del fiume, con annesse anatrelle e perfino qualche cigno. Sulla barca che vedete pare che la gente ci viva. Pensate che fascino.

Per raggiungere la fermata, poi, attraverso una zona circondata da alberi e cespugli e i primi fiori della stagione.

Ai quali non riesco assolutamente a resistere.

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non badate a come sono messe le foto, a me piacciono un po’ cretine così

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questa la metto grande perché amo questi fiori

E infine vi prego di ammirare il laghetto che ho dietro casa, con questa casa enorme alla quale non riuscirò mai a fare una foto decente…

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per le foto delle mie creazioni ci sentiamo la prossima giornata allibita

still not a fucking clue

Grazie, Universo

Quando le cose da dire in un post sono così tante che non si sa nemmeno da dove iniziare è un segno che, prima di tutto, va ringraziato l’Universo.

Grazie per il mio letto, piccolo ma confortevole, tutto azzurro e con le spondine un po’ alte, così posso sentirmi come in una culla quando la sera stringo a me Gufo per addormentarmi.

Grazie per la morbida moquette sul pavimento, perché così posso andare in giro senza scarpe o addirittura senza calzini –come dovrei fare a causa dei miei piedi piatti– e sentirmi a casa.

Grazie per la mia vasca e il mio bagno con tante mensoline, per l’accappatoio caldo, per il tempo condiviso con l’acqua, per il piacere, per la mia nuova saponetta all’edera, per il getto del doccino, ancora una volta diverso da quello a cui sono abituata.

Grazie per questo posto tranquillo, questa casetta silenziosa in cui tornare, questo quartiere sicuro e la manciata di stelle che mi guardava dall’alto mentre, cantando a mezza voce Moon River perché non ne ricordavo le parole, tornavo verso casa.

Grazie per gli amici che pranzano con te, le chiacchiere, le spiegazioni sulla politica, le incursioni da Debenham, lo yogurt mangiato senza pensare che mi ha poi surgelato lo stomaco, le baguette con pomodori secchi e rucola, il vento quando c’è il sole, i bambini che inseguono i piccioni e quelli con cui scambi un gioco di sguardi così efficace che dopo una manciata di secondi scoppiate entrambi a ridere.

Grazie per la Carfax Tower, per le persone allegre, per quelle dal viso dolce, grazie per la sensazione di portare con me un po’ di Italia, grazie per il senso confortevole del proprio bar preferito –cosa che, fino ad adesso, non avevo mai sperimentato– grazie per le attese, per il the menta-liquirizia, per i biscottini frollosi, per le risate sguaiate, per le persone che illuminano la conversazione.

Grazie per i brividi, quelli che devi nascondere dietro la manica o dentro la tazza, quelli che ti ricordano che non sei un albero, quelli a cui piace sottolineare, ancora una volta, che nella tua testa tutto è possibile.

Grazie per le amiche, quelle che ascoltano, quelle che propongono una cena fuori, quelle che insistono finché non scopri che la zuppa di noodles e maiale è buona e parecchio, quelle che preferiscono le cose non troppo piccanti, quelle con le quali alla fine dividi due piatti buonissimi. Grazie per la follia e la voglia di dolce, quella che spinge a chiacchierare tutte insieme fino al Sainsbury e spendere perfin che una sterlina e quaranta per una decina di ciambelle da smangiucchiare insieme alla fermata del bus.

Grazie per le risposte, per i passi che portano più vicino alla realizzazione dei sogni, per annunci proprio in posti dove li vorresti trovare, per le possibilità infinite, per la vicinanza di persone amiche…grazie per i lunedì che si prospettano di esplorazione e riflessione, grazie per la solitudine, per l’assenza della paura dove più la si temeva…

Grazie per domeniche come queste, che non sono altro che giganteschi, splendenti regali.

Back There

La mia testa è tutta un posticino di nuvolette rosa e cuoricini.

Ehm.

Immaginate la vostra storia preferita. Libro, manga o serie non ha importanza, purché siano personaggi che amate da tempo, che vi hanno accompagnato per anni, ai quali siete affezionatissimi nonostante siano soltanto personaggi.

Immaginate di aver scoperto, tipo venti minuti fa, che questa storia ha un seguito.

Un seguito altrettanto dolce e romantico e delicato, un seguito nel quale gli eredi dei personaggi che avete amato continuano a fioccare qui e là, e tu li guardi, inizi a pensare sì è lui no non è lui, ci trovi ombre del tuo personaggio preferito e pensi è di certo il figlio, poi ne passa un’altro e tu sbavicchi e ti fai domande, e con chi finirà la protagonista, e poi, e poi…e poi vedi passare il visetto sorridente di qualcuno e allora ti si riempiono gli occhi di lacrime pensando a certi personaggi e…

…e niente, avevo bisogno di perdere un po’ la testa, stasera, dopo una giornata in cui la tensione è stata alta e le cazzate pure.

Sono sempre alle prese con il famigerato Angel Pass, con burocrazia che prosegue infinita e con le preoccupazioni di un salto nel vuoto non indifferente, ma sono determinata e piena di risorse come sempre.

Oggi è stato un po’ pesante avere attorno il mio host father, malato convalescente che si aggirava come un leone in gabbia seminando veleno un po’ su tutto e denigrando il lavoro altrui –come mi sono sentita a casa……..– mentre io e J cercavamo di selezionare foto in una rosa di circa 2000 per costruire la gallery di quel maledetto sito…per fortuna mi bastava pensare che ehi, tra tre giorni nessuna di queste persone sarà più un mio problema e proseguire a testa alta, perché ce la posso fare.

Quindi niente, quindi stasera ci si gode il letto per la penultima volta, in una stanza che va sempre più svuotandosi, e questa sensazione di nebbiolina rosa e velata felicità.

Grazie Universo.