Vai Via

Avevo bisogno di piangere tutte le mie lacrime.

Avevo bisogno di sbatterci addosso ancora una volta.

Avevo bisogno della manica di un’amica da afferrare, avevo bisogno di Mika, avevo bisogno dei miei amici italiani tutti attorno che mi ricordassero che la felicità non è necessariamente lo sforzo congiunto di due sole persone.

Avevo bisogno di una giornata di panico, in cui crescere un’alta spanna, in cui rendermi conto che anche se mi hanno rubato il cuore questo non fa di me un demone di terra e di fuoco.

Ho deciso di concedermi una vacanza in Grecia, all’inizio dell’autunno.

Fino ad allora no more wishing.

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Fight Song

Una volta era la mia sveglia.

Le note del piano hanno il sapore della semioscurità della mia stanza di Drayton, il profumo delle pareti di legno, la sensazione dello spazio aperto tutto attorno alla casa.

Oggi l’ascoltavo dopo la giornata di ieri, una delle più…-challenging? Non sono mai stata capace di tradurre questa parola– dure che io abbia affrontato negli ultimi mesi.

Sono stata a casa, questi ultimi giorni, per quasi due settimane. Mi sono fatta coccolare dalla mia vicemadre in una maniera che rasenta il disgustoso ma, che volete farci, si chiamano vacanze e se non posso averne una senza problemi familiari o preoccupazioni esistenziali almeno lasciatemene una in cui un po’ mi coccolano.

Tornare è stato un po’ un problema.

A parte il volo che partiva alle dieci, atterrava a mezzanotte e mi lasciava essere a casa alle quattro del mattino, mi manca la mia vicemadre, mi manca mia sorella e mi manca un posto in cui sono a distanza bicicletta dai luoghi che amo.

ne ho anche qui, ovviamente, ma è un po’ diverso

Ieri, comunque, avevo un late shift.

Un late shift vuol dire tenere il forte da sola, preparare l’acqua per la sala, l’insalata, il dolce e la macedonia.

Vuol dire occuparsi della cena dell’high table, quella in cui mangiano i professori.

Vuol dire –soprattutto– assumere il comando della banda della sera, quei ragazzacci che si diceva qualche post fa, una banda di insubordinati alla testa della quale io, per ora, ancora non so stare.

E poi ieri, a ora di pranzo, mentre ero in cassa, ho visto il retro della testa di Reyn e le sue spalle uscire dalla hall.

Era lui. Da quella distanza Reyn è inconfondibile, specie per chi quella testa e quelle spalle le ha baciate innumerevoli volte.

La mia prima reazione è stata Mioddio com’è bello e la mia seconda reazione è stata un groppo alla gola.

Quanto mi manca e quanto ancora lo voglio.

Ma comunque.

Ben era il cuoco della sera.

Ben è la persona più incontentabile che conosco, perfino peggio di mio padre.

Immaginate la vostra iku tutta sola con la masnada degli hourly da una parte e L’Incontentabile dall’altra. Dopo 10 giorni di vacanza. Dopo aver visto le orecchie di Reyn senza poterle baciare.

sospira

E’ per giornate come quelle di ieri che vivo.

E’ per quei momenti in cui canti I Wanna See You Be Brave e I’ve Still Got a Lot of Fight Left in Me, in cui alzi la testa più in alto degli altri e dici se non lo farò io nessun altro lo farà. E anche Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

 

Alla fine della serata mi sono accoccolata in un angolo con una ciotola di stufato di manzo e funghi con una cucchiaiata di purè in cima.

Un attimo prima di svoltare nella mia via, in cima alla salita, c’è un angolo dal quale gli alberi e le case si allineano magicamente e si vede dritto nel tramonto. Ogni volta mi fermo lì, il respiro affannoso, le gambe doloranti, e mi guardo indietro.

Ieri sera, in cima alla mia ciotola di stufato, ho sorriso all’Universo che tramontava sul mio rifiuto di arrendermi.

Dove Non Sei

Oggi ho passato la mattinata nel quartiere dove abita e lavora Mr. Gatto.

Quattro ore a guardarsi le spalle, a scrutare dall’altra parte della strada attraverso una vetrina buia e un paio di occhiali da miopia, a pensare quale fosse la scelta migliore, se passare avanti o cedere alla preoccupazione perché si vive una volta sola e io non credo ai giochi d’orgoglio.

Oggi dovevo incontrarmi con Reyn.

E’ atterrato in UK lunedì e ci eravamo riproposti, due settimane fa, di vederci per un caffé.

E’ rimasto in silenzio stampa fino a giovedì sera, quando mi ha mandato uno striminzito Ehi, dove ci troviamo sabato?, e ho permesso al mio corpo di rivivere l’accento delle sue parole, la forma delle sue mani, il calore dei suoi abbracci.

Poi una parte di me che odio ha detto Ricordi quel ragazzo che, pur sapendo che avevi una cotta per lui, quel giorno ha passato la serata a fingere di essere il tuo ragazzo sostitutivo? E ricordi quel ragazzo che, pur sapendo che tu eri coinvolta fino a quel punto, ha aspettato che tu lo mettessi con le spalle al muro prima di ammettere che forse non era affatto coinvolto?

Stai andando avanti, mi ha detto la mia amica E quando le ho detto che avevo deciso di non vedere nessuno dei due.

E io mi chiedo se sia proprio così.

 

PS: sono delusissima dal fatto che Back, il mio post migliore degli ultimi credicimila giorni, è stato apprezzato solo da xoxangelxox –grazissime!-. Lo so che la gente viene qui, legge e tira dritto, ma sarebbe stato carino sentire, dopo settimane di post tremendi e questo stato di semidepressione, qualcuno che esultava con me per quel sole che fa capolino.

Just Saying.

Memorial

it’s a love story, baby just say yes

Sorvolerò sul fatto che stamattina sono stata presa di mira non solo dalla Mezzana ma anche da Ben, che vuole che le cose siano fatte in un certo modo quando si servono gli studenti e apparentemente questo modo è tutto il contrario di quello che ho visto fare a tutte le altre persone finora.

Sorvolerò sul fatto che ad un certo punto la Mezzana mi urlava dietro sulla base di cose che pensava stessi per dire.

Sorvolerò sul fatto che lo scoccare delle cinque mi ha trovata seduta sugli scalini della piazza del mercato di Oxford con le lacrime agli occhi e il desiderio di essere in qualunque altro posto e qualunque altra persona.

…sorvolerò anche sul fatto che senza farsi nessuna domanda Reyn mi ha mandato un messaggio lungo due minuti sul perché quando torna è meglio che non torniamo insieme.

Tesoro, tornare con te non è mai stata un’opzione.

I got tired of waiting, wondering if you were ever coming around

Oggi mentre pedalavo a casa mi sono resa conto che questa sarà l’ultima notte che passo in questa stanza.

Mi sono guardata intorno, salutando mentalmente alberi, fiori e il mio adorato fiume e ripromettendomi di scrivere un post nostalgico…e poi ho cambiato idea, che scrivo già abbastanza cose sul passato, che mi sono già lagnata a sufficienza e che non sono poi così triste all’idea di una nuova avventura.

In realtà volevo parlare del memorial di oggi.

Il mio turno di lavoro, 11-16, era dovuto al memorial di uno studente del college che ha perso la vita all’inizio di gennaio durante una scalata in Norvegia. Abbiamo assistito ad una testimonianza dietro l’altra, un sacco di parole per descrivere quanto intraprendente, brillante e amichevole fosse questo ragazzo, che spirito allegro fosse nelle occasioni sociali e come scrivesse bene. I suoi amici avevano anche preparato una serie di video e foto e citazioni e frasi prese da Facebook o dai suoi essay e più ne parlavano più mi sembrava una persona veramente speciale.

Inesorabilmente ho avuto due orribili reazioni.

La prima è stata chiedermi se fosse tutto vero, se questo ragazzo fosse davvero eccezionale come lo descrivevano o se, in qualche modo, il lutto non li avesse spinti ad ingigantire le cose. Mi sono chiesta se, nel caso lui fosse stato uno stronzo, sarebbero stati sinceri.

Probabilmente no.

La seconda…

…mi sono chiesta che gruppo si sarebbe riunito in quella sala, se fosse successo a me, quali parole sarebbero state spese per descrivermi. Me ne stavo lì, ascoltando raggelata le risate dei presenti di fronte ad aneddoti e memorie, pensando a quale potesse essere l’eredità che avrei lasciato.

Mi sembra di aver sempre amato con tutta l’anima e che spesso non sia servito a niente.