Dovuti Ringraziamenti

per restare in orario con la mia schedule dovrei scrivere questo post in 13 minuti

non ci crede neanche Caccamo-

-lo diceva sempre mio padre e non ho mai capito da dove uscisse-

-per googlarlo ho sprecato ben 2 minuti

E dopo questa brillante introduzione ringraziamo l’Universo.

Ringraziamo l’Universo per la migliore amica settantenne della mia landlady, che non solo mi ha mandato su whatsapp precisissime indicazioni su che piumone comprare –esatto, siamo sempre senza piumone– ma poi mi ha detto che se mi serve qualcosa, per la cucina o altro, che vada pure da lei che adesso se mi trasferisco a Marston abito molto più vicino a lei che alla mia landlady.

Ringraziamo l’Universo per Cat, non solo perché è adorabile e carinissima ma anche perché ride gentilmente alle mie battute, presto diventerà la mia vicina di casa e se capita prenderemo bus e taxi insieme.

Ringraziamo l’Universo per la mia manager Rogers, che oggi mi ha presa da parte seimila volte: la prima volta per fare il punto della mia situazione al college, la seconda per dirmi di non smangiucchiare il pane a caso se non voglio farmi licenziare, la terza per chiedermi se secondo lei era stata troppo severa con lo staff part time quando ha proibito loro di usare i cellulari se non erano in pausa e la quarta per allungarmi sottobanco i deliziosi dolcetti fatti da Anou.

Ringraziamo l’Universo per Anou, che non solo si è preoccupato di sapere se sono già tornata con il mio ex –certe adorabili bestiole si sono preoccupate per me oggi– ma ha anche fatto un dessert incredibile: ha preso un bicchiere un po’ a goccia, ci ha messo dentro due dita di budino verde, l’ha coperto con un sottile strato di cioccolato e poi, con due nuvolette di panna montata e uno stralcio di pan di spagna verde ha creato un paesaggino tipo palla con la neve dentro. Non contento ha coperto l’imboccatura del bicchiere con una cialdina di cioccolato e altrettante nuvolette di panna montata e un lampone solitario.

Ringraziamo l’Universo per quella mezz’ora tra un turno e l’altro durante la quale ho dormicchiato confortevolmente come mai negli ultimi mesi.

Ringraziamo l’Universo perché il regalo che voglio fare alla mia scrittrice preferita –che vedrò giovedì– è venuto benissimo anche se non tutti riescono a capire di cosa si tratta. Mannaggiamme.

Ringraziamo l’Universo per il mio letto, la mia stanzetta, la mia maglia con il leopardo e Google Maps, senza il quale probabilmente non saprei nemmeno se ho tempo di lavarmi i capelli domani prima di partire.

alla fine ci ho messo ben mezz’ora perché nel frattempo ho fatto due parole con l’amica che mi deve ospitare domani…semmai

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La Musica Ritorna

Oggi il mio turno di lavoro era 7.30-11.
Mi sono svegliata alle 7.15.

pausa che potete riempire con brutte parole in diverse lingue

Mentre mi infilavo di corsa la divisa ho connesso il cellulare al wifi solo per ritrovarmi due messaggini di QSN di pochi istanti prima, uno che diceva Ehi, perché non sei ancora sveglia? e una faccina-abbraccio.

Lo stesso QSN che ieri mi ha mandata a letto arrabbiata perché nel momento in cui gli dicevo quanto mi mancava mi ha liquidata con un mancano tre settimane ho sonno vado a letto.

Ho sentito addosso l’abbraccio di QSN tutta la mattina, un abbraccio caldo che diceva sono scemo ma se mi dai tempo lo dimostro che ti voglio bene.

i xe omeni, dopotuto

Oggi è stata una giornata densa e vivace.

Dopo il turno di lavoro –che mi è sembrato velocissimo– sono stata a prendere qualcosa con il mio amico W che non vedevo da mesi, per aggiornarci sulle nostre malefatte, lamentarci di Trump e progettare la visione del prossimo Eurovision Song Contest insieme. Oxford era ventosa, oggi, e pedalare su e giù per Bambury Road è stato piuttosto interessante.

Poi ho incontrato la mamma di Fra e preso insieme a lei, Cì e Fra un delizioso the con Smarties. Scopriremo tra qualche ora se bere un the alle tre del pomeriggio compromette per sempre la mia abilità di dormire. Anche se si tratta di un roiboos.

Mi sono aggirata per i negozi di Oxford per una volta con una missione che non posso ancora rivelare, cullata dalle musiche del piano di Paterlini e sentendo per la prima volta dopo mesi il desiderio di scrivere. Mentre il sole calava sono andata in cerca di fiori in offerta ma mi sono invece imbattuta in una strada chiusa al traffico, una laterale di Bambury Road che porta ad un bellissimo e nuovissimo edificio che ospita una scuola di musica.

Una manciata di guardie era lì, con i loro cappelli altissimi e vari strumenti musicali, ed una fanfara solenne e bellissima permeava l’aria al punto da scivolare nelle mie orecchie nonostante gli auricolari. Mi sono fermata a guardare il corteo di gente importante che passava e ho posato la bicicletta al muro, incuriosita, mentre un uomo che a quanto pare è stato più volte nominato agli oscar e ha vinto una serie di Bafta parlava della musica, di come può raggiungere e commuovere anche il più illetterato degli ascoltatori, di come sia un linguaggio universale, di come the thing about music is that you never arrives, mostly because there’s no parking.

E io me ne stavo lì in piedi, ascoltando, fissando la grossa forbice dorata –c’era davvero!– e spiando nelle stanze al secondo piano, dove qualcuno abbracciava uno strumento e qualcun altro abbracciava una persona. E ho ripensato alla musica del piano che ha cullato Seareen, a quella nella quale QSN ci nasconde quando siamo soli, alle preghiere di canzoni come Whom Shall I Fear e You Lift Me Up, che parlano sempre del sole splendente e di prati verdissimi.

E credo che sia il momento di ringraziare l’Universo.

Grazie Universo per le persone amorevoli, quelle che parlano il dialetto dalla nascita, quelle che vengono da un’altra parte e quelle che usano timidamente la mia lingua per raggiungere me.

Grazie Universo per il cibo offerto da persone amorevoli, il cibo regalato dagli amici che non pensano nemmeno un attimo a farti pagare, il cibo salvato dalla distruzione e portato altrove.

Grazie Universo per la bellezza, quella della musica, quella dell’architettura e quella della primavera che sta invadendo lentamente Oxford.

Grazie Universo per l’amore, la tenerezza e la devozione.

 

Fatto

Entrare a sera tardi, sedersi sul tappeto, sorseggiare una tisana al limone e zenzero, parlare di matrimoni, palleggiare la conversazione in francese, inglese e italiano, farsi prendere in giro da Jo e farsi lusingare dalla sua amica tunisina.

Fatto.

Pranzare con un wrap vegetarianissimo con personcine adorabili, spettegolando e sopportando il vento e maledicendo il tempo inglese e bevendosi un po’ di sole dopo il lungo inverno.

Fatto.

Ridere e squittire e discutere animatamente e acculturarsi e scambiarsi idee e scaldarsi e sorridere e sentirsi a casa e sentirsi amati e ringraziare l’Universo per il mio gruppo di amici.

Fatto.

Danzare sotto le stelle, come se la notte fosse solo mia, chiedendosi quante ragazze abbiano danzato sotto le stelle con l’anima invincibile prima di me, cantando una canzone alla luna che cresce e accarezzando amorevolmente ogni gemma dai rami attorno al laghetto.

Fatto.

Scendere dal ponte attraverso il sentiero segreto attraverso gli alberi.

Fatto.

 

Prendere decisioni cretine, arrabbiarmi, farmi idee sbagliate, cedere alla legge dentro di me, sussurrare, ascoltare, sorridere.

Fatto.

Le Giornate che Non Ti Aspetti

Ad esempio.

Sapevo che volevo andare da Hobbycraft, oggi, dato che ieri mi sono comprata un biglietto da 24 ore e oggi potevo andare dove volevo.

Non mi aspettavo tuttavia che Cì venisse con me. Come non mi aspettavo che squittisse come un animaletto felice per tutto il tempo che siamo state nel negozio.

io stessa ho squittito come un animaletto felice tutto il tempo che sono stata nel negozio, la prima volta che ci sono stata. E aggiungiamo un’altra voce alle cose che io e Cì abbiamo in comune

Siamo state anche in un negozio di animali, dove la vista di un adorabile conigliettino nero mi ha fatto venire un’incredibile nostalgia per la mia Sushi. Grazie al cielo non manca molto al mio rientro a casa ma temo che non me la potrò godere troppo, visto come mi mette il muso ogni volta che torno…

e sì, mi sta venendo voglia di tenere un animale qui in casa

Da Hobbycraft Cì ha ceduto al fascino delle lavagnette magnetiche e delle scatoline colorate –lo ammetto, non ero troppo distante dal comprarne un set anche io– mentre io ho comprato un filo di metallo supersottile per provare una tecnica nuova sulla quale sbavo da anni.

Grazie Universo per i rocchetti di filo che costano solo £1.5.

Non mi aspettavo nemmeno che Lady Midnight fosse già in giro ma me lo sono ritrovato davanti mentre aspettavo Cì da Waterstone e sono stata a tanto così dal correre a comprarmelo.

forse le persone serie non dovrebbero avere un debole per i libri della Clare ma, due cose a parte, io non sono una persona seria

Abbiamo bighellonato un po’ per Oxford, visitato il mercato del sabato mattina, constatato il preoccupante livello dell’acqua del fiume, parlato dei problemi dell’essere una ragazza del Cancro e di come finiamo per essere entrambe –sono anche io nel giro, Cì– una specie di calamità naturale e riso come solo noi sappiamo fare.

Grazie Universo per aver mandato Cì.

Poi, siccome le cose improvvisate sono le migliori, abbiamo incrociato un paio di amici fuori da un pub e deciso che la giornata prevedeva la visione della partita di rugby Italia-Irlanda e un pranzo tutti insieme: abbiamo diviso una serie di stuzzichini interessanti e chiacchierato del più e del meno, mentre sullo schermo…mi limito a riportare i punteggi: 58-15 per l’Irlanda.

Grazie Universo per gli amici che si prestano a riunirsi in ogni dove e in ogni occasione.

Siccome poi le cose improvvisate sono sempre le migliori mi sono unita alla mia amica Vale per un po’ di chiacchiere da Combibos, l’adorabile posticino che gli Italiani a Oxford usano ormai quasi sempre come base per i loro caffé della domenica.

Le chiacchiere hanno incluso latte di soia e biscotti, poi una passeggiatina, poi un giro di bus fino a Summertown, poi una spesa e infine una pizza –rigorosamente con tonno e cipolle– a casa mia, dove Jo ci ha fatto piacevolmente compagnia –senza smettere di punzecchiarmi nemmeno un attimo– mentre un documentario in tv parlava di ornitorinchi ed echidne.

Oggi ho avuto anche più voglia di ieri di scrivere.

Mentre giocavamo con le perline e Vale esercitava il suo OCD sui miei sacchettini un po’ mescolati, mentre spulciavamo insieme tra i miei lavori grafici, mentre scoprivamo di avere una passione insospettabile in comune, io pensavo ai miei mondi, ai miei piccoli personaggi, a quelle sei ragazze nate in un posto che non ho inventato io ma alle quali vorrei a tutti i costi dare un futuro.

Mi prudono le mani, ancora una volta.

Grazie, Universo.

Grazie, Universo

Quando le cose da dire in un post sono così tante che non si sa nemmeno da dove iniziare è un segno che, prima di tutto, va ringraziato l’Universo.

Grazie per il mio letto, piccolo ma confortevole, tutto azzurro e con le spondine un po’ alte, così posso sentirmi come in una culla quando la sera stringo a me Gufo per addormentarmi.

Grazie per la morbida moquette sul pavimento, perché così posso andare in giro senza scarpe o addirittura senza calzini –come dovrei fare a causa dei miei piedi piatti– e sentirmi a casa.

Grazie per la mia vasca e il mio bagno con tante mensoline, per l’accappatoio caldo, per il tempo condiviso con l’acqua, per il piacere, per la mia nuova saponetta all’edera, per il getto del doccino, ancora una volta diverso da quello a cui sono abituata.

Grazie per questo posto tranquillo, questa casetta silenziosa in cui tornare, questo quartiere sicuro e la manciata di stelle che mi guardava dall’alto mentre, cantando a mezza voce Moon River perché non ne ricordavo le parole, tornavo verso casa.

Grazie per gli amici che pranzano con te, le chiacchiere, le spiegazioni sulla politica, le incursioni da Debenham, lo yogurt mangiato senza pensare che mi ha poi surgelato lo stomaco, le baguette con pomodori secchi e rucola, il vento quando c’è il sole, i bambini che inseguono i piccioni e quelli con cui scambi un gioco di sguardi così efficace che dopo una manciata di secondi scoppiate entrambi a ridere.

Grazie per la Carfax Tower, per le persone allegre, per quelle dal viso dolce, grazie per la sensazione di portare con me un po’ di Italia, grazie per il senso confortevole del proprio bar preferito –cosa che, fino ad adesso, non avevo mai sperimentato– grazie per le attese, per il the menta-liquirizia, per i biscottini frollosi, per le risate sguaiate, per le persone che illuminano la conversazione.

Grazie per i brividi, quelli che devi nascondere dietro la manica o dentro la tazza, quelli che ti ricordano che non sei un albero, quelli a cui piace sottolineare, ancora una volta, che nella tua testa tutto è possibile.

Grazie per le amiche, quelle che ascoltano, quelle che propongono una cena fuori, quelle che insistono finché non scopri che la zuppa di noodles e maiale è buona e parecchio, quelle che preferiscono le cose non troppo piccanti, quelle con le quali alla fine dividi due piatti buonissimi. Grazie per la follia e la voglia di dolce, quella che spinge a chiacchierare tutte insieme fino al Sainsbury e spendere perfin che una sterlina e quaranta per una decina di ciambelle da smangiucchiare insieme alla fermata del bus.

Grazie per le risposte, per i passi che portano più vicino alla realizzazione dei sogni, per annunci proprio in posti dove li vorresti trovare, per le possibilità infinite, per la vicinanza di persone amiche…grazie per i lunedì che si prospettano di esplorazione e riflessione, grazie per la solitudine, per l’assenza della paura dove più la si temeva…

Grazie per domeniche come queste, che non sono altro che giganteschi, splendenti regali.

Sogni e Ringraziamenti

C’era qualcuno, nel sogno di stamattina, che voleva baciarmi.

Mi stavano festeggiando per aver salvato il mondo da una minaccia spaziotemporale che includeva spazzatura e opere d’arte, io ero appesa ad un’impalcatura di un qualche genere e c’era questo tizio, di cui non mi ricordo la faccia, appeso accanto a me con il volto così vicino e sorridente che stava sicuramente cercando di provocare un bacio.

Poi mi ha presa, tipo letteralmente in braccio, e mi ha portata da qualche parte.

 

 

Secondo la mia amica A bisognerebbe iniziare ogni post ringraziando l’Universo per tre cose.

L’Universo al momento sta ridendo, anzi, ha preso una piuma e mi sta solleticando la schiena, approfittando del fatto che la mia maglietta ha il collo molto largo. Mi sta facendo venire quegli orribili brividi di piacere senza controllo e senza sfogo e io vorrei che la mia mente fosse un luogo meno impressionabile.

La gente normale, invece di usare il cuore, usa la testa.
Io non posso usare nemmeno quella, perché come sempre è un luogo dove tutto è possibile.

Con buona pace degli scienziati. Mi dispiace molto.

 

Stavo per partire con un elenco, ma perché fermarsi a tre voci?

Ringrazio l’Universo per le pizze coperte di zucchini e pomodorini, per il pane al malto, per le adorabili persone che ti salvano un piatto perfetto dal pranzo domenicale.

Ringrazio per il mio letto, per il pouf orsoso di T, per la morbidezza delle coccole di Sarfie che oggi ha deciso che io ne avevo bisogno.

Grazie per i sogni assurdi, per le fantasie incontrollabili della mia mente, per gli altrettanto incontrollabili brividi delle ff che sto leggendo di recente.

Grazie Universo per gli amici, quelli che fanno un pane incredibile, quelli che ti siedono accanto e ridono, quelli che ti dicono vieni con noi, andiamo a cena fuori. Quelli che ti dicono Io e te dobbiamo proprio fare due chiacchiere.

Ringrazio per gli esercizi di creatività, per i gioielli, per le sfide che l’Universo mi palleggia, come il fatto che forse non avrei avuto la macchina per domani ma in ogni caso quel domani a cui dovevo andare –il colloquio con il carreer advisor– è stato rimandato di una settimana.

Però ho ancora la macchina.

Chissà che non ci possano fare cose interessanti.

A Venezia

Quasi mezzanotte.

Io ho lasciato casa mia stamattina verso le otto per andare a Venezia e sono tornata in questo momento, dopo un ritardo di 53 minuti a Mestre, un concerto di musica più o meno natalizia, una pioggia torrenziale, un lieve accenno di neve, una serie più o meno infinita di chiacchiere come solo la mia amica R sa fare e una quantità di panini che pensandoci potevamo anche evitare.

Sono stanca ma felice. In ordine inverso…

Ho ascoltato delle voci spettacolari e dei brani con il piano che mi hanno fatto quasi piangere.

Ho camminato alla velocità della luce, battendo ogni record, per assistere al concerto di mio padre: un chilometro e mezzo in sette minuti. E tenete presente che io sono una merdina, dal punto di vista sportivo.

Ho passato ore sul treno con uno dei miei più vecchi amici, parlando delle nostre strane vite e ascoltando musica piacevole.

Ho attraversato Venezia verso la stazione, a naso, una calle alla volta, secondo un antico ricordo, sotto una pioggia che è filtrata attraverso il mio giubbotto fino alla pelle. Decisamente non sono più in Inghilterra…

Ho trascorso una giornata adorabile in un’adorabile laboratorio di un negozietto di Venezia, spalmata contro una stufetta, circondata da carta inchiostro e stampe, un po’ colorando un po’ mangiando un po’ chiacchierando, in compagnia di personaggi straordinari.

Ho apprezzato la complessità architettonica di Venezia e la sua urbanistica multiforme-leggi: mi sono persa a Venezia per la trentesima volta.

Ringrazio l’Universo per i panini di Ale, per gli amici che ti offrono un posto dove dormire nel posto che più ti serve, per il meraviglioso braccialetto che la dolce R mi ha regalato, per il suono del piano, per le folgorazioni che ancora non si sono rivelate, per la cioccolata calda alla fine dei concerti, per i 13 giorni che mi separano dal mio rientro in Inghilterra, per i calzini che ti salvano i piedi, per i divani alla fine della giornata, per la serenità che persiste, per…

…per l’Universo.