Sciocca

Oggi sto imparando delle cose.

La prima è che nessuno ti risponde, di sabato. Stanno tutti facendo cose. Non è una critica e neanche lo vuole essere, è una semplice constatazione di come io sia anormale.

Io mi sono svegliata presto, stamattina, incapace di dormire fin tardi e pensando che anche se alla fine sarei stata operativa solo il 50% del tempo almeno avrei iniziato presto. Quindi ho fatto una lavatrice, messo in ordine ogni angolo della stanza, fatto un reclamo ad Amazon, pagato l’affitto, scritto altri due capitoli della mia storia, deciso che non compro nessuna camicia per la mia divisa e incollato il piano della scrivania.

Tutto questo spalmato lungo l’intero arco della giornata, intervallato da episodi di Friends –non temete che ho quasi finito– tentativi di fare un disegno decente, un simpatico pranzo e alcune conversazioni con la mia padrona di casa: la ragazza alla quale volevamo affittare la stanza alla fine ha deciso di ritrasferirsi in Spagna invece di restare quindi la ricerca continua.

La seconda cosa che ho imparato è che non importa che io abbia incollato il piano della scrivania ai cassettoni inferiori: continua misteriosamente a traballare.

con buona pace dei soldi che ho speso dietro alla colla

La terza cosa che ho imparato è che il mio span d’attenzione è bassissimo. Ma proprio bassissimo.

Ho aperto documento che dovevo scrivere, ho iniziato a scrivere, poi mi è venuta in mente una cosa che avevo sempre voluto controllare allora ho aperto Chrome, poi mi è arrivata una notifica di FB e l’ho letta e poi mi sono persa su una pagina, poi ho taggato mia sorella in una cosa che sapevo le sarebbe piaciuta, poi le ho mandato un messaggio, poi mi sono detta ehi, è un po’ che non sento questo quello quell’altro, mo’ gli chiedo come va

Morale della favola, alla fine ho scritto due capitoli ma ci ho messo una vita. Dicono che quando si hanno problemi d’attenzione così bisognerebbe combatterli –naturalmente– ma sono impulsi talmente subdoli che-

…ecco, l’ho appena fatto. Mi è tornata in mente una persona che non sento da un po’ e le ho scritto due parole, perché ci vuole un attimo, perché tanto adesso sono qui di nuovo… ma come dicevo sono talmente subdoli che è un po’ come quando hai in mano una bibita, la sorseggi anche senza pensare… come i cocktail dell’Alchemist l’altro giorno, sorseggia qui sorseggia là ti finiscono in un attimo.

E ci metti sei ore a fare le cose.

Certo è che almeno ho tolto dalla lista parecchie cose e tutto sommato mi sono anche riposata bene: ieri il mio turno si è protratto inaspettatamente al punto che alle cinque ero ancora al lavoro. Se si conta che ho iniziato alle sette del mattino fanno ben 10 ore di turno.

…pensandoci dopo ieri forse non è troppo strana questa voglia di cazzeggio…

Mi dispiace un po’ di aver smesso di scrivere ogni giorno ma sono state giornate un po’ impegnative e com’è giusto che sia più mi abituo a questa vita e meno cose mi sembrano straordinarie o degne di nota.

Devo però ammettere che la giornata di ieri è stata, per quanto challenging –bellissima parola che non posso veramente sostituire con sfidante- mi ha regalato anche dei momenti molto belli. A pranzo, ad esempio, ero con il resto dello staff del college –per lo più persone che lavorano in ufficio– e ho avuto un momento di beatitudine quando, nel portare alla bocca una forchettata di spezzatino, ci ho trovato dentro una vagonata di coriandolo. Devo aver detto qualcosa tipo mmmmh perché tutti si sono girati a guardarmi e io ho dovuto ammettere che era pura passione nei confronti del coriandolo, al che tutti sono scoppiati a ridere in una maniera molto carina.

…e niente, queste erano le cavolate di oggi. Sto iniziando a pensare di essere un po’ sciocca a scrivere queste cose ma la verità è che…

…che probabilmente sono solo un po’ sciocca in generale.

 

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Intervallo!

Questa me la dovete spiegare.

Mi assento un paio di giorni e improvvisamente le visite al blog salgono alle stelle? Secondo le statistiche di wordpress la giornata di domenica ha avuto un picco di ben 98 visualizzazioni, cosa che non mi spiego affatto perché quel giorno non ho pubblicato assolutamente niente.

A ben vedere oggi fa quattro giorni che non pubblico assolutamente niente.

Potrebbe avere a che fare con il fatto che parlo almeno un’ora e mezza al giorno con Charmé e che quindi quella voce interna che ho sempre sentito –se qualcuno non ha niente di meglio da fare potrebbe andare da lei e dirle che per sei anni, sei anni io ho parlato ogni giorno con lei per dirle quello che avevo dentro? No, per dire…– si è fatta meno insistente… o semplicemente di recente il lavoro e le altre faccende prendono così tanto del mio tempo che davvero, poi quando ho un attimo libero mi passa la voglia di sedermi alla scrivania.

In questi quattro giorni non è successo poi granché.

Siamo stati pagati per la seconda volta, una discreta sommetta che mi ha permesso di togliermi un paio di sfizi e mettere una volta per tutte la parola fine alle ristrettezze economiche di qualche tempo fa… la dining hall del college, ambita meta di tutti i nostri turisti, ha finalmente riaperto dopo un’intera stagione di chiusura mentre l’ampio cancello principale oggi ha deciso di smettere di rispondere ai comandi, rendendo la gestione delle cose un po’ complicata… e finalmente la settimana di chiusura che il college fa ogni anno per fare manutenzione è finita anch’essa, così oggi siamo tornati a pranzare in compagnia e a non essere più gli unici umani nel college.

Io sono giunta alla conclusione che se non vado immediatamente dal dottore potrei dover ordinare delle gambe nuove… oggi sono andata in cerca di un accappatoio –concetto a quanto pare del tutto alieno a questo Paese– perché con 13 gradi non mi sembra il caso di usare solo un telo mare e quando sono tornata a casa mi facevano così male i piedi che avevo voglia di piangere.

Per il resto mi sono inaspettatamente ritrovata a pensare parecchio a quella storia che volevo scrivere qualche tempo fa, quella storia d’amore a cavallo tra il nostro tempo e la fondazione del mio vecchio college, e ho pensato che appena finisco il progetto a puntate che sto facendo adesso –che dovrei star scrivendo in questo preciso istante invece di postare– mi ci butterò a pesce.

Detto questo credo che anche oggi cercherò di andare a letto prestino e domani… sì, va bene, cercherò di postare anche domani!

Di libri memoria e sogni

Qualche ora fa una ragazza è venuta a vedere la stanza, è salita sulla scala fin sotto il tetto, ha deciso che le piace e si è accordata per trasferircisi tra una decina di giorni.

Un’altra questione risolta ma non posso nascondere che, nonostante la casa dove mi trasferirò sia infinitamente meglio di quella in cui vivo adesso, mi mancherà questa camera. Forse non mi mancheranno gli orribili mobili, o l’orribile temperatura, o questa sedia scomodissima e la finestra che divento sempre scema a chiudere, ma il mio letto nella tana in cima alla scala sì.

Un po’.

Stanotte ho sognato lei.

Nell’Universo ideale in cui non abito le è successo qualcosa, un’ephiphany, una rivelazione celestiale, e stasera in un impeto di nostalgia tornerà a leggere il mio blog –una volta lo faceva, diceva che quasi faceva male per quanto di mio c’era dentro– e leggere che stanotte l’ho sognata la farà intenerire di brutto.

Io non avevo nessuna ragione di sognarla: ho passato la serata di ieri pensando a come la mia vita sia low key felice, con un lavoro che mi piace, persone con cui vado d’accordo, una bella casa e tutto sommato delle ottime prospettive. Eppure è successo e sospetto fortemente che sia per qualcosa che lei ha provato o fatto. Anche perché si trattava di un sogno felice, in cui io avevo una casettina in cima ad una scogliera e lei piantava una scena per dire che non era convinta eccetera… facevamo entrambe parte di un gruppo di personaggi con poteri speciali e ognuno di loro traeva potere da un elemento diverso. Lei continuava ad essere scettica finché qualcuno non le faceva notare che l’elemento dal quale io traevo potere era lei. A quel punto vivevamo per sempre felici e contente.

Tuttavia non è questo il motivo per cui mi sono seduta al pc a questo orario un po’ random.

Qualche tempo fa ho parlato di un evento che coinvolgeva Becky Albertazzi, un incontro a Londra per la presentazione di un libro scritto a quattro mani da lei e da un certo Adam Silvera, autore del quale non avevo mai sentito parlare.

Dopo aver letto tutti i libri di lei ho pensato che per correttezza avrei dovuto leggere anche i libri di lui, che per adesso sono solo tre. Ebbene, ho appena finito il primo, More happy than not, e sono ancora incastrata in quei postumi che ti restano addosso dopo aver letto un grande libri.

Non so come tradurre il titolo, forse qualcosa come Più felice che no. La vita del protagonista, Aaron, è molto difficile: viene da una famiglia poverissima e suo padre si è appena suicidato, evento che ha portato lui stesso a tentare il suicidio. Al fianco di Aaron c’è Genevieve, la sua ragazza, ma quando la ragazza si allontana per un campeggio artistico Aaron fa amicizia con Thomas, con il quale instaura un rapporto profondo e complesso e che lo porterà a farsi dolorose domande sul proprio passato.

Un modo per superare questo dolore potrebbe essere ricorrere a Leteo, una procedura molto costosa che cancella la memoria in maniera selettiva, ma si tratta di una scelta altrettanto complessa che potrebbe avere serie ripercussioni su Aaron e le persone che gli stanno intorno.

Non posso veramente dire di più a proposito di questo libro se non che mi ha molto colpita, più di quanto mi aspettassi. Ha una scrittura cruda, buia, molto lontana dal bellissimo libro dell’Albertalli che ho letto la settimana scorsa… ma mi è stato altrettanto caro, vuoi perché affronta lo stesso tema del mio Seareen vuoi perché anche io ho avuto gli stessi problemi del protagonista.

Alla fine non ho potuto fare a meno di pensare che mi piacerebbe comprare anche questo oltre a The upside of unrequited, che mi era piaciuto infinitamente, e farmeli autografare entrambi… ma la strada fino a Ottobre è ancora lunga e non oso pensare a cosa mi riserveranno gli altri due libri di Silvera, dato che a quanto pare l’intero internet giura che la fine di uno dei due sia una cosa da piangersi via gli occhi.

Comunque oggi ero a casa da lavoro e com’era da aspettarselo non ho fatto niente di niente. A momenti mi infilerò in doccia per prepararmi per la cena speciale di stasera –a quanto pare una cena dedicata esclusivamente a noi portieri– alla quale non so ancora come vestirmi.

Stay Tuned.

 

Come sprecare un pomeriggio

Attenzione attenzione: la mia amica H è salita a bordo e sta seguendo il blog, anche se in una versione molto meno fluida e comprensibile perché tradotta in maniera goffa da Google Translate.

Shame.

Dunque. Oggi ha ripreso a far caldo, anche se in maniera più subdola: oggi mentre aspettavo il bus per tornare a casa ho avuto la tentazione di rovesciarmi la borraccia addosso, e non mi succede mai.

ho mai parlato della mia borraccia? Le 5 sterline meglio spese della stagione: è una bottiglia graduata che ti mostra esattamente quanta acqua dovresti aver bevuto ogni ora. In realtà ti mostra quanta acqua dovrebbe esserti rimasta ogni ora ma il principio è lo stesso

Sono corsa a casa senza la mia solita caccia al cibo scontato –più che altro perché ormai ho accumulato parecchia frutta e verdura nel frigo– ma quando mi sono seduta alla scrivania per andare avanti con il mio misterioso progetto di cui non posso parlare su queste pagine mi sono distratta per un po’, poi quel po’ è diventato di più e poi di più e adesso sono le sette e io non ho fatto niente.

Col senno di poi mi vergogno tantissimo.

Il fatto è che dopo una giornata di lavoro mi riesce difficilissimo costringermi a fare qualcosa: ho solo voglia di mollare gli ormeggi e fare qualcosa che non richieda alcuno sforzo mentale, specie dopo una giornata come quella di oggi, nella quale ad un certo punto sembrava che andasse tutto alla deriva per i cavoli suoi e io mi sono dovuta tanto sforzare per non urlare.

Del resto se fosse facile non mi pagherebbero tanto per farlo.

Quindi sono tornata a casa mi sono messa a rileggere gli ultimi capitoli che ho scritto –peraltro gasandomi un sacco– poi mi sono accorta che c’era una diretta di una pagina FB che mi interessa da guardare –lo dico come se seguissi le dirette ogni giorno, invece lo faccio solo per questa pagina in particolare– poi ho notato che era uscito l’episodio settimanale di Free! e l’ho guardato, poi ho cercato di tenermi in contatto con un po’ di amici –perché io faccio così, mi sveglio e dico ehi, è un po’ che non sento questa questa questa e questa persona e gli scrivo, e di solito nessuno risponde, va proprio così– e poi sono arrivate le sette.

Il tutto condito da una fame spaventosa che, visto quello che mi sono mangiata per pranzo, non mi spiego minimamente. Per fortuna uno dei nostri custodian ha portato un pane gigantesco alla zucca e cioccolato –non chiedete ma era buonissimo– e io me ne sono contrabbandata via un paio di fettine.

Però ho ancora fame.

La giornata di oggi non è stata niente di particolare, se escludiamo il fatto che mi sono svegliata ad un orario indecente e che per un po’ ho gestito la portineria tutta da sola. Devo dire che ho sempre meno paura di rispondere al telefono –cosa che, tenendo conto di quanto la mia comprensione dell’inglese sia bassa, ha dell’incredibile– e la considero la mia conquista più grande finora.

 

A little apology to all our American readers for the bad quality of the translation. We hope you enjoyed our post and you’ll keep reading about our adventures even when you’re back home.

I was going to put a comma between adventures and even but then I remembered what you told me about commas and I quickly deleted it. Lesson learnt!– –or is it learned?

Ci scusiamo con tutti i nostri lettori americani per la pessima qualità della traduzione. Speriamo che vi sia piaciuto il nostro post e che continuerete  a leggere delle nostre avventure anche quando sarete di nuovo a casa.

 

Visitatori

Oxford è il posto in cui la distanza tra il boia che caldo non voglio uscire dalla doccia fredda e il boia che freddo non voglio uscire dalla doccia calda è di 24 ore.

Sono a casa, con una felpina addosso, i piedi in un paio di calzini spugnosi e il naso dentro a Orange is the new black. Devo dire che non è esattamente una gioia da vedere, al momento, ma dato che le abbiamo lasciate nella merda alla fine della quarta serie non è che ci si possa aspettare che all’improvviso vada tutto bene.

Oggi è venuta a trovarmi Kiki, autrice dell’incredibile Il delfino in bicicletta, una delle mie amiche Shifters, dal concorso di Giunti Shift a cui partecipammo qualche anno fa.

nel frattempo OITNB sta diventando sempre più sgradevole da guardare

C’è questa bella cosa, con loro, che ogni tanto riaffiorano alla superficie e ci facciamo delle belle chiacchierate. Devo dire che Kiki è quella che mette in moto il meccanismo più spesso, preoccupandosi dei movimenti di ciascuna di noi e chiedendoci aggiornamenti. Ovviamente io e Fe’ ci sentiamo con una certa frequenza ma Kiki è anche una lettrice assidua del blog e quindi finisce per sapere esattamente cosa sto facendo e dove, quando scrivo.

Beh, oggi è stata così carina da venire a trovarmi a Oxford e beccarsi la vera, prima pioggia della stagione. Se fossi stata meno distratta dal mio male ai piedi –devo davvero fare qualcosa– forse avremmo potuto fare dei discorsi migliori, col senno di poi, ma anche tutte le chiacchiere che abbiamo incatenato l’una con l’altra, interrompendoci a vicenda non so quante volte, sono state uno spasso. Mi è piaciuta la facilità con cui ha assecondato la mia voglia di ciambelle e il mio desiderio di pranzare al Five Guys -anche se quest’ultimo non si è rivelato per niente all’altezza della situazione– e la fiducia con la quale mi ha seguito per le strade di Oxford.

Perché la verità è che vivendoci non ho esattamente l’ottica del turista: so da che luoghi sono attratta, in quali posti torno automaticamente se lasciata a vagare per Oxford, e so che alcuni edifici sono un balsamo per gli occhi. Così naturalmente dopo la tappa obbligata del mio college l’ho portata al Museo di Storia Naturale e il Museo Antropologico Pitt Rivers, che sono poi quelli dei quali Kiki aveva sentito parlare di più leggendo i miei resoconti.

Con un po’ più di senno di poi l’avrei potuta portare alla Libreria Bodleiana, famosa in tutto il mondo –nella quale a quanto pare posso entrare con la mia tessera del college– ma purtroppo abbiamo calcolato male i tempi, ci siamo perse a guardare i negozietti del Covered Market e alla fine ci hanno chiuso sotto il naso. Siamo comunque riuscite a berci uno frappè di Moo Moo, così denso che andava masticato, e rifarci gli occhi con un bel po’ di college, edifici e chiese.

Uno spettro mi ha accompagnato lungo tutta la giornata: la scorsa notte non ho sognato altro che lei, in una conversazione frammentaria e apparentemente infinita sul nostro passato. Perché posso effettivamente far finta di niente ma non sono felice che la persona che ho amato di più nella vita ce l’abbia ancora con me, né mi riesce facile, quelle volte che mi chiedo come sta, mordermi la lingua perché tanto so che non la posso raggiungere in alcun modo.

Ho tentato di dare all’eclissi di luna la colpa di questo sogno, specie perché se dovevo sognare un ex avrebbe avuto più senso sognare Reyn, dato che mi sembrava di averlo intravisto ieri dopo pranzo, appena fuori dal college. E’ un sogno che non mi ha sconvolta come avrebbe fatto qualche tempo fa –dopotutto sono passati parecchi anni– ma mi ha lasciato una forte amarezza che ho tentato di dissipare parlandone con Kiki e con M, altra fedele lettrice del mio blog e compagna di disavventure oxfordiane.

Per ultima vale la pena di menzionare la mia più recente preoccupazione: qualche tempo fa, nel lavorare nel primo college, avevo iniziato a giocare con un nuovo libro, una nuova storia, a cavallo tra presente e passato e ambientata in un college appunto.

Sono sicurissima di aver accumulato una quantità infinita di appunti… e non li trovo più. E se fossero rimasti in Italia?

Lentiggini

Sono stanca. A momenti prendo, mi lavo i denti, apro il letto e vado a nanna.

fa molto campeggio ma purtroppo è così che gira…

Oggi per la prima volta ho avuto il late shift, il turno tardi, ovvero da mezzogiorno alle otto di sera. Probabilmente non è un orario ottimale per me che sono più attiva la mattina, o semplicemente dato che al pomeriggio c’è molto meno da fare il turno si dilata al punto da sembrare infinito… di fatto stasera mi sento più stanca degli altri giorni.

Per fortuna domani esco con un’amica che viene a trovarmi da Londra e allora mi svagherò un po’. Con un po’ di fortuna anche la temperatura, dopo le piogge di oggi, sarà un po’ calata, anche se non ci aspettiamo miracoli.

La giornata di oggi è stata moderatamente tranquilla, tenendo conto che sono entrata dopo pranzo… la mattina ho avuto tempo per sistemarmi la stanza e dormicchiare un po’ mentre nel pomeriggio ho letto parecchio. Ho pensato di riprendere in mano una delle mie storie –quella ambientata nel college, la storia d’amore a cavallo tra due epoche– ma nel portarmi a lavoro il taccuino con gli appunti mi sono resa conto di aver preso gli appunti sbagliati.

Mannaggia.

La cosa principale di oggi è che il cancello non si chiudeva bene quindi io e A –il bigliettaio dei visitatori del college– siamo diventati pazzi a farci capire dai turisti: se non paghi il biglietto non puoi entrare. Sembra tanto semplice ma più passano i giorni più la mia fiducia nel genere umano si assottiglia: pensavo che avessimo raggiunto il picco di stupidità quando qualcuno si è sdraiato a leggere nel bel mezzo del cortile della scuola ma A mi ha battuto dicendo che una coppia, qualche giorno fa, ha pagato il biglietto… e poi è uscita senza più tornare.

Vabbé.

Poi abbiamo avuto un allarme in una delle stanze, allarme che non siamo riusciti a disattivare finché non ci siamo resi conto che guardavamo nella stanza sbagliata: dopo che sono stati settati gli allarmi le stanze di quell’androne sono state rifatte tutte e per qualche motivo le porte della camera 1 e 2 sono state invertite… quindi noi entravamo nella stanza 2 in cerca dell’allarme della stanza 1 e chiaramente non lo trovavamo.

Abbiamo chiamato la compagnia del nostro sistema d’allarme e ci hanno repentinamente mandato qualcuno. Ebbene, quando quel qualcuno è arrivato ho dovuto aggiungere una voce alla lista di cose che mi fanno impazzire: le lentiggini. L’uomo che è arrivato aveva la faccia quasi interamente coperta da lentiggini e la cosa in sé era così bella che ho veramente fatto fatica a non fermarmi da quello che gli stavo dicendo e infilarci un mi dispiace signore ma il suo viso è bellissimo.

Tutti i complimenti che non riesco a buttar fuori mi rosicchiano nella testa per ore e anche questo mi è rimasto sulla punta della lingua e pizzica: non che mi aspettassi di ricavarne chissà cosa ma credo che le belle parole vadano sempre dette. In questo caso avevo paura che fossero parole troppo sfacciate e me le sono tenute per me… ma spero tanto che qualcosa lo rimandi qui da noi, e in quel caso non mi tratterrò.

Quando non si mangia

Un altro giorno è passato.

Scoperte di oggi: al tramonto il sole passa esattamente attraverso la mia finestra e mi riempie la stanza di luce –che potrebbe essere l’unico lato positivo di questa sistemazione– e il mio padrone di casa è amico di uno dei miei regular storici di Starbucks.

Purtroppo nel frattempo quello Starbucks è stato chiuso, notizia che mi ha riempito di un’inspiegabile tristezza e nostalgia. Quella è stata una di quelle esperienze che mentre le vivi non vedi l’ora che finiscano ma quando succede… beh, ti restano i bei ricordi e una gran nostalgia.

All’epoca riempii un quadernino di idee e spunti riguardo una possibile rivisitazione fantasy di quel periodo… e la voglia di riprenderla in mano, ora che sono a Oxford, c’è ancora.

Oggi è stata una giornata un po’ diafana, il cui punto più alto è stato quando mi sono stati consegnati i bagagli. Finalmente sono tornata in possesso di tutta la mia roba, compresi gli indumenti pesanti che ieri sera mi avrebbero fatto tanto comodo… sono ancora sprovvista di un asciugacapelli e potrebbe essere un grosso errore ma lo scopriremo solo vivendo.

Altro fatto interessante della giornata è che non ho mangiato quasi niente e non ho nemmeno avuto fame: alle dieci ho mangiato due biscotti –e due, non duemila come al solito– con il latte, a mezzogiorno una scatolina di pasta alla feta e pomodori secchi, a merenda un sacchettino di Doritos piccanti e per cena una porzione di carotine intinte nell’hummus.

Queste ultime, per fuggire alla valanga di parenti comparsi improvvisamente nel soggiorno del mio landlord, le ho sgranocchiate in giardino, ammirando il cielo terso, le rose multicolori e l’incredibile quantità di roba che gli inglesi sono capaci di ammucchiare nei giardini.

Sono ancora un po’ a mezzo servizio, un po’ bloccata: mia sorella ieri sera suggeriva che io fossi in qualche modo sotto shock e la cosa ci si adattava bene… non esiste che io sia qui calma e tranquilla e soprattutto perfettamente in grado di scrivere il mio post senza ripensamenti di sorta! Qualcosa si deve essere incastrato nel tragitto.

E anche se sono solo le otto –ma le nove in Italia, mi raccomando– credo che sia il momento di postare, lavarsi i denti e portare in cima al mezzanino tutta la mia tecnologia: il pc per guardare la puntata appena uscita della terza serie di Freese non altro mi distraggo con quegli adorabili nuotatori-, il cellulare perché di sì e il fido e-reader per andare avanti a leggere Orson Scott-Card, la rivelazione estiva.

non credo di averlo comunicato ufficialmente ma Harlequin è andato ufficialmente in pensione ed è stato lasciato in eredità a mia sorella… al momento viaggio con Golia, il nome più cazzuto che mi veniva in mente– –è nero, molto più grande di Harlequin e soprattutto ha rifiutato con sdegno la custodia dorata che ho cercato di rifilargli quando l’ho comprato. Non fate il mio stesso errore…

“Ehi, bella cavallina!”
“Guarda che lui si chiama Golia…”

Io Sono Groot

Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano.

Sono le due, in questo angolo di mondo, il sole è alto, gli uccellini cinguettano e io mi sono appena fatta due ore di sonno, così, al posto del pranzo.

credo che il vero errore in questo quadro sia stato trasferirmi in una stanza con un letto doppio supercomodoso sul quale posso dormire, scrivere, guardare la tv, mangiare leggere prendere appunti e tenere d’occhio la strada fuori dal giardino

Mi permetto di non considerare la mattinata infruttuosa perché nonostante sia domenica mi sono svegliata presto e ho letto un libro intero e scritto la recensione che mi era stata commissionata. Qualche volta vorrei che questo blog diventasse un po’ più utile al prossimo e quando leggo certe recensioni in giro, tipo gente che scrive ma se ciò che crede sia sbagliato? Se quell’incidente è stato solo l’inizio di qualcosa? mi viene un po’ il latte alle ginocchia, e con me anche a Capt. Amelia –con la quale recentemente ho “passato” più tempo del solito ed è stato piacevole– che dice C’è una sacco di gente che scrive da cani e non si fa scrupoli. Tu scrivi bene e te li fai rendendomi una donna un po’ più felice di ieri.

Tuttavia siccome io sono fatta per adorare i libri piuttosto che sezionarli mi limito a impegnarmi a scrivere quelle che mi vengono chieste o quelle di libri che assolutamente dovreste leggere. Se poi iniziassi con le recensioni stroncanti non sarebbe più finita.

Siccome non sono molto più in forma di come mi avete vista gli ultimi due giorni ho intenzione di passare il pomeriggio a guardare Guardiani della Galassia e rimpinzarmi di Doritos Chilli Heatwave, che sono sufficientemente piccanti da infastidirti la lingua ma non abbastanza da rovinarti la giornata e io le adoro.

e non le compro quasi mai proprio perché le adoro e mi conosco

Un ultimo dettaglio che non vi sconvolgerà come dovrebbe: ho iniziato a pensare fantascienza.

Io sono sempre stata quella del fantasy, quella che meh, ok, guardiamo questo film sullo spazio ma chissene, quella che prima di approdare a Dottor Who ci è voluta una vita –scusami Fé– quella che fantasy forever.

E ora, inspiegabilmente, le mie idee assumono dettagli fantascientifici.

Come siamo arrivati a questo?!

Gelatina

You’re a rose in a field of sweet corn.

gioco del giorno, indovinate chi ha detto questa frase e poi indovinate chi invece non l’ha detta

Breve pausa tra un turno 7-15 e uno 18-21, con addosso i rimasugli di conversazioni di ieri sera, i postumi dell’allibimento di stamattina quando mi è stata consegnata la busta paga e in bocca ancora il sapore di quella forchettata di pasta al pistacchio che il mio collega italiano G mi ha fatto provare.

è una cosa che a parole non si può veramente spiegare

Il limbo di ieri è ancora qui e riempie la mia stanza come una gelatina trasparente che rende ogni movimento difficile e annega un po’ i miei pensieri. E’ difficile anche solo cercare di capire dove sono finita dopo le conversazioni avute con QSN lo scorso weekend, il suo silenzio degli ultimi due giorni e il modo in cui, nonostante tutto, domenica mi ha proposto di andare due giorni insieme a Bath. Il semplice pensiero che con una domanda io possa ottenere una risposta di cui non posso fidarmi mi fa passare completamente la voglia di porre la suddetta domanda. L’unica mossa sensata è aspettare quei dieci giorni che mi separano dal suo ritorno e poi affrontarlo faccia a faccia.

Il solo pensiero mi mette la nausea.

La verità è che finché sono qui, nella mia stanza, con altro da fare per le mani e il freddo che mi hanno lasciato addosso i suoi ultimi messaggi, sarebbe fin troppo semplice mollare la presa e lasciarlo scivolare via.

Quel giorno, quando lui sarà qui, quando le sue mani e la sua voce mi avranno agganciato di nuovo, non sarà più questione di mollare la presa ma di strapparmelo dal cuore.

 

PS: ieri, mentre ero da Starbucks, mi sono messa a scrivere.

Ogni volta che vado là mi viene chiesto quando mi deciderò a tornare e dato che non mi è assolutamente permesso –per via di ragioni economiche– presa dall’impeto ho scritto una storia nella quale effettivamente tornavo.

Non solo me la sono goduta come poche cose negli ultimi tempi ma mi è tornata anche la voglia di scrivere e ho immaginato una possibile dimensione per la storia che stavo cercando disperatamente di costruire.

Non si sa mai, mentre cerco di distrarmi da tutto questo potrebbe uscirne qualcosa…

 

PPS: quasi quasi uno di questi giorni la trascrivo e la pubblico.

In Love Once More

C’è un modo sicuro per far accadere qualcosa di interessante, ed è postare molto prima di andare a nanna. Nel momento in cui inizio a scrivere non sono nemmeno le sette ma la giornata è stata già così viva e piena che non mi aspetto migliori.

Non ne avrebbe bisogno in ogni caso.

Per giudicare se una giornata è andata bene o no basta aprire lo zaino e guardare cos’è tornato a casa, quindi sedetevi comodi…proprio come nei video di Quelle Youtuber, Cosa C’è Nella Mia Borsa!

– una stecca di cioccolata Cadbury al gusto Oreo alla menta. Era in offerta ad una sterlina da WHS e mi chiamava…si è poi rivelata una scelta azzeccata perché l’autista del bus che andava a Headington sembrava aver avuto una lunga giornata e quando ne ho divisa metà con lui è sembrato molto contento…

– una scatola di the verde di Starbucks, che il mio amico Uno mi ha amorevolmente regalato. In quanto barista avevo diritto ad una scatola di the alla settimana, ma per l’ultimo mese nel quale ho lavorato c’è stata una tremenda penuria di the e io sono rimasta senza. Oggi sono stata a trovarlo ed è stato così gentile da regalarmela. Shtellina!

– il mio ereader –sto leggendo Mary Poppins, in attesa del nuovo film che hanno intenzione di fare

– un chilo di mandorle –mangio una manciata di mandorle al giorno e le avevo quasi finite

– due paia di t-shirt bra velvet touch alla modica cifra di 16 sterline, perché i ferretti dei miei hanno fatto una brutta fine nella lavatrice l’ultima volta. E poi diciamocelo, quello che all’inizio era color carne ora è color zombie adirato

una penna. La cosa più stupida del mondo, io che ho sempre mezze idee e spunti e momenti buchi in cui prendere appunti e riflettere non ho una penna nello zaino. Oggi ho dovuto spendere 79 cent per una penna, ma pensate un po’.

– un taccuino. La seconda cosa più stupida del mondo, io con tutti i taccuini che accumulo a casa non ho ancora imparato a viaggiare con un taccuino. Ne ho comprato uno in super offerta a una sterlina e quaranta perché la prospettiva di passare 3 ore da Starbucks –è vero, c’è Uno, ma Uno lavora e non è che posso rompergli le balle 24/7– senza una superficie su cui scrivere non mi piaceva ma mi sono scocciata parecchio.

– una borsetta di plastica umidiccia, perché oggi sono stata in giro in bici nonostante la pioggia e siccome il mio sellino ritiene l’acqua e io non voglio andare in giro con macchie sospette sul retro dei pantaloni proprio mentre sono in giro a guardar stanze.

La ricerca di un nuovo posto dove vivere si sta rivelando un po’ deludente: forse sono troppo abituata alla qualità di questa casa ma le stanze che sto vedendo sono tutte brutte sporche piccole e puzzolenti. Domani devo vederne altre tre, speriamo in bene!

 

Comunque, Oxford umida dopo la pioggia, con il sole calante, era di una bellezza mozzafiato.

Pedalando verso casa, dopo aver preso due autobus ed essere stata ovunque e aver sperimentato giramenti di testa random, mi sono lasciata affascinare dalla primavera che sta piano piano seducendo la città più bella del Regno Unito, e per un attimo mi sono chiesta che aspetto avrebbe se fosse umana.

sono una scrittrice, non aspettatevi che la mia mente funzioni in maniera sensata

Sarebbe un uomo? Una donna? Che età avrebbe?
Ricambierebbe il mio amore?