Io Sono Groot

Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano.

Sono le due, in questo angolo di mondo, il sole è alto, gli uccellini cinguettano e io mi sono appena fatta due ore di sonno, così, al posto del pranzo.

credo che il vero errore in questo quadro sia stato trasferirmi in una stanza con un letto doppio supercomodoso sul quale posso dormire, scrivere, guardare la tv, mangiare leggere prendere appunti e tenere d’occhio la strada fuori dal giardino

Mi permetto di non considerare la mattinata infruttuosa perché nonostante sia domenica mi sono svegliata presto e ho letto un libro intero e scritto la recensione che mi era stata commissionata. Qualche volta vorrei che questo blog diventasse un po’ più utile al prossimo e quando leggo certe recensioni in giro, tipo gente che scrive ma se ciò che crede sia sbagliato? Se quell’incidente è stato solo l’inizio di qualcosa? mi viene un po’ il latte alle ginocchia, e con me anche a Capt. Amelia –con la quale recentemente ho “passato” più tempo del solito ed è stato piacevole– che dice C’è una sacco di gente che scrive da cani e non si fa scrupoli. Tu scrivi bene e te li fai rendendomi una donna un po’ più felice di ieri.

Tuttavia siccome io sono fatta per adorare i libri piuttosto che sezionarli mi limito a impegnarmi a scrivere quelle che mi vengono chieste o quelle di libri che assolutamente dovreste leggere. Se poi iniziassi con le recensioni stroncanti non sarebbe più finita.

Siccome non sono molto più in forma di come mi avete vista gli ultimi due giorni ho intenzione di passare il pomeriggio a guardare Guardiani della Galassia e rimpinzarmi di Doritos Chilli Heatwave, che sono sufficientemente piccanti da infastidirti la lingua ma non abbastanza da rovinarti la giornata e io le adoro.

e non le compro quasi mai proprio perché le adoro e mi conosco

Un ultimo dettaglio che non vi sconvolgerà come dovrebbe: ho iniziato a pensare fantascienza.

Io sono sempre stata quella del fantasy, quella che meh, ok, guardiamo questo film sullo spazio ma chissene, quella che prima di approdare a Dottor Who ci è voluta una vita –scusami Fé– quella che fantasy forever.

E ora, inspiegabilmente, le mie idee assumono dettagli fantascientifici.

Come siamo arrivati a questo?!

Annunci

Gelatina

You’re a rose in a field of sweet corn.

gioco del giorno, indovinate chi ha detto questa frase e poi indovinate chi invece non l’ha detta

Breve pausa tra un turno 7-15 e uno 18-21, con addosso i rimasugli di conversazioni di ieri sera, i postumi dell’allibimento di stamattina quando mi è stata consegnata la busta paga e in bocca ancora il sapore di quella forchettata di pasta al pistacchio che il mio collega italiano G mi ha fatto provare.

è una cosa che a parole non si può veramente spiegare

Il limbo di ieri è ancora qui e riempie la mia stanza come una gelatina trasparente che rende ogni movimento difficile e annega un po’ i miei pensieri. E’ difficile anche solo cercare di capire dove sono finita dopo le conversazioni avute con QSN lo scorso weekend, il suo silenzio degli ultimi due giorni e il modo in cui, nonostante tutto, domenica mi ha proposto di andare due giorni insieme a Bath. Il semplice pensiero che con una domanda io possa ottenere una risposta di cui non posso fidarmi mi fa passare completamente la voglia di porre la suddetta domanda. L’unica mossa sensata è aspettare quei dieci giorni che mi separano dal suo ritorno e poi affrontarlo faccia a faccia.

Il solo pensiero mi mette la nausea.

La verità è che finché sono qui, nella mia stanza, con altro da fare per le mani e il freddo che mi hanno lasciato addosso i suoi ultimi messaggi, sarebbe fin troppo semplice mollare la presa e lasciarlo scivolare via.

Quel giorno, quando lui sarà qui, quando le sue mani e la sua voce mi avranno agganciato di nuovo, non sarà più questione di mollare la presa ma di strapparmelo dal cuore.

 

PS: ieri, mentre ero da Starbucks, mi sono messa a scrivere.

Ogni volta che vado là mi viene chiesto quando mi deciderò a tornare e dato che non mi è assolutamente permesso –per via di ragioni economiche– presa dall’impeto ho scritto una storia nella quale effettivamente tornavo.

Non solo me la sono goduta come poche cose negli ultimi tempi ma mi è tornata anche la voglia di scrivere e ho immaginato una possibile dimensione per la storia che stavo cercando disperatamente di costruire.

Non si sa mai, mentre cerco di distrarmi da tutto questo potrebbe uscirne qualcosa…

 

PPS: quasi quasi uno di questi giorni la trascrivo e la pubblico.

In Love Once More

C’è un modo sicuro per far accadere qualcosa di interessante, ed è postare molto prima di andare a nanna. Nel momento in cui inizio a scrivere non sono nemmeno le sette ma la giornata è stata già così viva e piena che non mi aspetto migliori.

Non ne avrebbe bisogno in ogni caso.

Per giudicare se una giornata è andata bene o no basta aprire lo zaino e guardare cos’è tornato a casa, quindi sedetevi comodi…proprio come nei video di Quelle Youtuber, Cosa C’è Nella Mia Borsa!

– una stecca di cioccolata Cadbury al gusto Oreo alla menta. Era in offerta ad una sterlina da WHS e mi chiamava…si è poi rivelata una scelta azzeccata perché l’autista del bus che andava a Headington sembrava aver avuto una lunga giornata e quando ne ho divisa metà con lui è sembrato molto contento…

– una scatola di the verde di Starbucks, che il mio amico Uno mi ha amorevolmente regalato. In quanto barista avevo diritto ad una scatola di the alla settimana, ma per l’ultimo mese nel quale ho lavorato c’è stata una tremenda penuria di the e io sono rimasta senza. Oggi sono stata a trovarlo ed è stato così gentile da regalarmela. Shtellina!

– il mio ereader –sto leggendo Mary Poppins, in attesa del nuovo film che hanno intenzione di fare

– un chilo di mandorle –mangio una manciata di mandorle al giorno e le avevo quasi finite

– due paia di t-shirt bra velvet touch alla modica cifra di 16 sterline, perché i ferretti dei miei hanno fatto una brutta fine nella lavatrice l’ultima volta. E poi diciamocelo, quello che all’inizio era color carne ora è color zombie adirato

una penna. La cosa più stupida del mondo, io che ho sempre mezze idee e spunti e momenti buchi in cui prendere appunti e riflettere non ho una penna nello zaino. Oggi ho dovuto spendere 79 cent per una penna, ma pensate un po’.

– un taccuino. La seconda cosa più stupida del mondo, io con tutti i taccuini che accumulo a casa non ho ancora imparato a viaggiare con un taccuino. Ne ho comprato uno in super offerta a una sterlina e quaranta perché la prospettiva di passare 3 ore da Starbucks –è vero, c’è Uno, ma Uno lavora e non è che posso rompergli le balle 24/7– senza una superficie su cui scrivere non mi piaceva ma mi sono scocciata parecchio.

– una borsetta di plastica umidiccia, perché oggi sono stata in giro in bici nonostante la pioggia e siccome il mio sellino ritiene l’acqua e io non voglio andare in giro con macchie sospette sul retro dei pantaloni proprio mentre sono in giro a guardar stanze.

La ricerca di un nuovo posto dove vivere si sta rivelando un po’ deludente: forse sono troppo abituata alla qualità di questa casa ma le stanze che sto vedendo sono tutte brutte sporche piccole e puzzolenti. Domani devo vederne altre tre, speriamo in bene!

 

Comunque, Oxford umida dopo la pioggia, con il sole calante, era di una bellezza mozzafiato.

Pedalando verso casa, dopo aver preso due autobus ed essere stata ovunque e aver sperimentato giramenti di testa random, mi sono lasciata affascinare dalla primavera che sta piano piano seducendo la città più bella del Regno Unito, e per un attimo mi sono chiesta che aspetto avrebbe se fosse umana.

sono una scrittrice, non aspettatevi che la mia mente funzioni in maniera sensata

Sarebbe un uomo? Una donna? Che età avrebbe?
Ricambierebbe il mio amore?

Halloween?

Così sforziamoci, nella notte, di produrre qualcosa.

SO.

Innanzitutto ho fame.

Non fame tipo ehi, mangerei qualcosa, fame tipo un leopardo che cerca di uscire da una gabbia. Fame tipo se in questo momento potessi mi sbranerei una ciotola di riso e cotoletta di maiale. Guardare Yuri on Ice mi ha fatto male, lo so, ma il katsudon era la mia debolezza anche prima.

no ma dico…guardatelo

Poi sono qui, orologio alla mano, in attesa che arrivi la mezzanotte e io possa mostrare a mia sorella l’incredibile regalo che sto per farle. Vorrei dire che spenderò di più per il suo regalo che per i biglietti aerei per Natale ma non sarebbe vero. Anche se ci vado vicino.

Quindi sono seduta sul divano bianco del “mio” appartamento a Oxford, sola soletta perché Jo è a Londra dal figlio, in preda ai dubbi. Che fosse stato meglio approfittarne? Che fosse stato meglio prendere ed andare ad uno dei tanti Halloween Party della città?

Proprio io che non ho mai amato Halloween?

Io che non ho bisogno di sfogarmi in travestimenti perché sono sempre me stessa?

…io che è è meglio se le belle metafore le lascio a Jesus…

Oggi sono successe due cose degne di nota.

La prima è che praticamente dal nulla è uscita la trama per un nuovo libro. Immagino che non sia una sensazione con la quale siate facilmente familiari ma provate a immaginare una valanga. Inizi con un’idea piccina piccina –ma se io scrivessi un libro sull’esperienza di essere barista da Starbucks?– poi inizi ad ammonticchiare idee –le misure che confondono la gente, i nomi sbagliati sui bicchieri, i clienti furbetti– e poi la tua manager mette dentro la testa, fa un commento sulla sua boss e all’improvviso la cosa prende una piega del tutto inaspettata e tu ti ritrovi a immaginare cose e cose e cose e tutto ruzzola giù come un’allegra valanghina –ok, non la migliore delle metafore– e sei a posto per il mese di Novembre e il NaNoWriMo.

Poi.

Come sapete –e se non lo sapete ovviamente sapevatelo– quando entra un cliente interessante scatta il codice segreto tra i baristi…il mio è white mocha, perché mi piace il cioccolato bianco, ma sono ormai settimane che non lo uso più, specie da quando io e Jesus abbiamo iniziato a giocare a vediamo chi fa la prima mossa invece di gustiamoci gli occhi con i clienti estivi.

Ebbene, oggi sul tardi è entrato in negozio un ragazzo.

Alto.

Ossuto.

Con i capelli biondi.

Lunghi.

Aveva un signor naso.

parentesi nel quale mi arrendo al fatto che mi piacciono le persone il cui naso ha una certa personalità

Aveva in mano un libro.

parentesi nella quale cerco di dire che non mi piacciono i biondi e le bionde e fallisco miseramente

Prende, si avvicina al bancone e ordina un white mocha grande.

Subito non mi si accendono tutti i radar, sono troppo impegnata a cercare di capire cosa sta leggendo.

Gli Inganni di Locke Lamora.

parentesi in cui ricordo a chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso che io amo follemente quel libro

Quindi procedo a diventare di un colore poco umano, a dimenticare tutto il mio fluent englishsì, quello per cui la gente si complimenta così spesso– –esatto, me la tiro perché per questo me la posso tirare– tranne poche parole come environment, understatement e grapes, evidentemente molto utili in una conversazione sui libri, e a perdere completamente il grip sul mio sharpie, il pennarellino con cui scriviamo sui bicchieri di carta.

l’altro giorno qualcuno ha chiesto a una ragazza- -esatto, la decontestualizzazione regna sovrana- –come seduci un uomo. Io mi sono fermata e ho realizzato che mai, mai nella mia vita mi sono chiesta come sedurrei un uomo– –ora so come

Dopo un’intera giornata di lavoro capite che non metabolizzavo l’inglese né in entrata né in uscita, quindi ho farfugliato il farfugliabile e annuito quando il tono del ragazzo lo richiedeva, ho completamente e drammaticamente dimenticato il suo nome

momento di lucidità: ANDREW

e ho fatto finta di servire il cliente dopo di lui.

nel frattempo l’evento con mia sorella è accaduto e sono abbastanza convinta che sia andato bene

Tra un tentativo di chiudere il negozio e l’altro –J era fuori uso per motivi festaioli, io perché ero completamente distratta dal ragazzo– ho partorito un brillante piano per attaccarci bottone: consigliami qualche scrittore.

Quando poi porgi un bigliettino ad un ragazzo perché ci scriva il nome russo di un autore che ti ha consigliato non ti aspetti che torni completamente coperto di nomi tipo una quindicina con annessi titoli e ambientazioni.

E senza Robin Hobb.

Così cogli l’occasione per consigliargliela.

E suggerirgli di tornare a dirti quando l’ha iniziata.

 

Come ha commentato Jesus…next time tell him you love white mocha with blonde espresso!

Origine

C’era una ragazza, anni fa.

Si sentiva sempre fuori luogo e ogni volta che entrava in una libreria passava ore ad ascoltare i libri sussurrare, accarezzarne i dorsi, annusare l’odore dì’inchiostro e aspettare. Aspettava che uscisse l’ultimo libro di una saga che amava alla follia, aspettava di terminare, assieme al suo protagonista, un viaggio lungo e tortuoso.

L’inchiostro di quelle parole, alla fine della storia, l’avvolgeva per trasportarla all’interno del libro, perché lei altri non era che la sorella gemella di quell’eroe che sentiva tanto vicino. Era stato il padre, l’autore stesso di quei romanzi, a strapparla inavvertitamente dal mondo in cui l’aveva concepita.

Oggi ho guardato 5 appuntamenti per farla innamorare.

Come ogni volta che mi ritrovo davanti Nia Vardalos e John Corbett mi chiedo invano quale dei due mi piaccia di più e ogni volta mi ritrovo incapace di fare una scelta.

Lo guardavo con spirito scientifico, in cerca delle preziose informazioni sulla regola dei 5 appuntamenti-che sarebbe, a detta della protagonista, il numero perfetto per gustarsi il divertimento e non soffrire.

Perché quando ti succedono queste cose ti guardi indietro e ti sembra di aver bevuto responsabilmente per tutta la vita quando invece avresti dovuto godertela e bere quanto più potevi senza pensare al domani. Ti chiedi dove hai sbagliato e, come ho fatto io, vai in cerca di questi approcci trasversali.

Perché è quello che voglio, ho pensato, divertirmi e godermela senza soffrire.

Poi ho guardato la lista dei miei contatti, tutti i messaggi inviati e visualizzati ma lasciati senza risposta, ho ripensato all’uomo che non ha un nome e al modo in cui mi sistemava il cuscino dietro la testa perché non la sbattessi contro il muro quando dormivamo insieme, ho pensato a come da sabato c’è quella voragine dentro di me e ho realizzato che non sono capace di mentirmi: io non voglio divertirmi, è un’altra la cosa che voglio.

Poi.

Poi ho pensato distrattamente ma quel libro che dovevo rileggere

E il minuto dopo ero a pagina 60, sprofondata fino alle caviglie nelle rogne di Kvothe il Senzasangue, in un posto che non era Oxford e non era dolore e non era niente.

Ho pensato a Telket, la ragazza d’inchiostro di una storia che scrissi la bellezza di cinque anni fa, e mi sono chiesta perché mi cerco in film e serie tv e network e stupide app che portano solo guai.

Io sono figlia dei libri ed è là che andrò a finire.

Io Ho

Io ho una finestra su un cortile inzuppato dalla pioggia, una tenda tirata solo a metà, una spalla nuda.

Io ho la pancia piena di latte d’avena, in bocca il sapore di un wrap sbocconcellato, un minuscolo pezzetto di cereale incastrato dietro l’ultimo dente.

Io ho passato il pomeriggio ad esistere, sotto la mia coperta, troppo stanca per pensare, per scrivere, per fare altro che non fosse Netflixare e pensare quanto mi manca la mia mamma.

Io ho una persona di cui preoccuparmi a Singapore, una manciata di brividi che non torneranno mai indietro e un bicchiere di succo al mango come addio a qualcosa che non è mai partito.

Io ho un appuntamento con la Francia tra qualche ora, nel soggiorno, sul divano bianco, con la mia copertina rossa e la curiosità di guardarmi ancora il giardiniere di Versailles.

Io ho due giorni liberi e nessun programma tranne cercare di filare una storia che non prende piede neanche un po’, rimettere in ordine la stanza, andare a comprarmi un paio di pantaloni neri e fare il bucato.

Io ho 27 anni, 11 mesi e 25 giorni.

Io ho una manciata di colleghi che adoro, un lavoro che adoro, customers che mi adorano.

Io ho tante idee per la testa e un corpo troppo largo.

Io ho

pensandoci

una persona che mi guarda negli occhi e mi dice you’re gorgeous.

Io ho uno yogurt alla fragola con cerealini al cioccolato bianco in frigo, i lamponi lasciati da quella persona, tanti libri da leggere.

Io ho un momento sbando in cui piango per nulla.

Io ho

tanta voglia

di trovare un nome per quella persona, di parlare ai quattro venti dei suoi occhi, delle sue mani e del modo in cui mi prende in giro.

Del modo in cui mi fissa negli occhi per così a lungo.

Di come apre le porte e le tiene aperte per me.

Di come mi bacia il lato del naso.

Mioddio devo trovargli un nome.

 

Male Allineato

Dunque. Ieri ero a casa da lavoro.

Il mio amico A ha insistito perché andassi a trovarlo al college dove lavora, portandomi dietro il mio pc per aver trasferita tutta la filmografia Disney da Biancaneve in poi, e in lingua originale.

breve pausa per ricordare a tutti che Biancaneve è uscito più o meno ottant’anni fa

Sono stata lì un paio d’ore, aggiungendo al pacchetto anche qualche serie animata, qualche telefilm e film random e facendomi spudoratamente viziare –mi avanza questo pollo con riso e verdure, portatelo via, fammi un piacere/mangiati l’ultima fetta di torta che poi me la levo dai piedi/scegli un te’ che la torta senza niente mi fa tristezza– ti voglio così bene, A.

Noterete che ho nominato il mio acerrimo nemico.

Il te’.

Circa dieci ore dopo mi stavo ancora rigirando nel letto.

Facciamo anche dodici.

Morale della favola…ho passato le ultime 24 ore a cercare di dormire, a farmi svegliare dalla luce del “sole”, a guardare film della Disney in lingua originale, a guardare episodi di Supernatural per un veloce rewatch, a cercare di scrivere cose.

Perché niente è allineato in me: ho voglia di stare attenta a quello che mangio –banane e carote hanno avuto la loro buona parte nella dieta di oggi– ma ho anche voglia di shortbread, ho addosso la passività che ben si accorda alle maratone di telefilm ma ho anche una smania tremenda di creare qualcosa di buono.

Ho addosso i pantaloni del pigiama e una t-shirt sportiva. Il reggiseno ma non i calzini. Gli occhiali ma non il mio fidato elastico per i capelli.

Ho addosso l’intenzione ma non l’energia.