Zucchero

Non esce niente.

Quando non esce niente è difficile arrivare alla fine del post.

Sono agitata, preoccupata per il mio futuro, ho la testa persa in tutta una serie di progetti che vanno tutti in diverse direzioni e non mi sono ancora disegnata un logo.

Shame on me.

Oggi ho cercato di sistemare il sito di Maxim, ho finalmente disegnato il logo di A, sono stata attenta a quello che mangiavo –tanta uva, poi pomodorini, riso e quinoa– e mi sono persa in fanfiction estremamente dolci.

Ma non mi basta.

Ho scritto su FB che qualcuno mi consigliasse qualcosa di dolce, qualcosa di molto romantico, qualcosa che mi cariasse i denti.

Voglio leggere di cose meravigliose che accadono a giovani ragazze –e ragazzi, perché no– piene di speranza.

Voglio leggere di cose deliziose, possibili ma meravigliose, voglio leggere di baci e di sguardi e di cose che scivolano attorno a due personaggi piano piano, li avvincono…

…i casi sono due, o leggo di nuovo Il Circo della Notte o me lo scrivo da me.

Annunci

Sogni e Ringraziamenti

C’era qualcuno, nel sogno di stamattina, che voleva baciarmi.

Mi stavano festeggiando per aver salvato il mondo da una minaccia spaziotemporale che includeva spazzatura e opere d’arte, io ero appesa ad un’impalcatura di un qualche genere e c’era questo tizio, di cui non mi ricordo la faccia, appeso accanto a me con il volto così vicino e sorridente che stava sicuramente cercando di provocare un bacio.

Poi mi ha presa, tipo letteralmente in braccio, e mi ha portata da qualche parte.

 

 

Secondo la mia amica A bisognerebbe iniziare ogni post ringraziando l’Universo per tre cose.

L’Universo al momento sta ridendo, anzi, ha preso una piuma e mi sta solleticando la schiena, approfittando del fatto che la mia maglietta ha il collo molto largo. Mi sta facendo venire quegli orribili brividi di piacere senza controllo e senza sfogo e io vorrei che la mia mente fosse un luogo meno impressionabile.

La gente normale, invece di usare il cuore, usa la testa.
Io non posso usare nemmeno quella, perché come sempre è un luogo dove tutto è possibile.

Con buona pace degli scienziati. Mi dispiace molto.

 

Stavo per partire con un elenco, ma perché fermarsi a tre voci?

Ringrazio l’Universo per le pizze coperte di zucchini e pomodorini, per il pane al malto, per le adorabili persone che ti salvano un piatto perfetto dal pranzo domenicale.

Ringrazio per il mio letto, per il pouf orsoso di T, per la morbidezza delle coccole di Sarfie che oggi ha deciso che io ne avevo bisogno.

Grazie per i sogni assurdi, per le fantasie incontrollabili della mia mente, per gli altrettanto incontrollabili brividi delle ff che sto leggendo di recente.

Grazie Universo per gli amici, quelli che fanno un pane incredibile, quelli che ti siedono accanto e ridono, quelli che ti dicono vieni con noi, andiamo a cena fuori. Quelli che ti dicono Io e te dobbiamo proprio fare due chiacchiere.

Ringrazio per gli esercizi di creatività, per i gioielli, per le sfide che l’Universo mi palleggia, come il fatto che forse non avrei avuto la macchina per domani ma in ogni caso quel domani a cui dovevo andare –il colloquio con il carreer advisor– è stato rimandato di una settimana.

Però ho ancora la macchina.

Chissà che non ci possano fare cose interessanti.

Nient’altro che la Verità

La verità è che avevo un post pronto, una riflessione brillante, delle belle righe sulla mia mamma, sul ruolo dei genitori nella società di oggi, sulla differenza tra come sono stata cresciuta io e com’è stata cresciuta la coppia di bambini di cui mi occupo.

La verità è che è stata una giornata orribile.

La verità è che quella cosa che le persone normali dovrebbero fare quando si mollano con qualcuno, ovvero staccarsi e andare avanti, io non l’ho mai fatta, e sono in chat con lei, e le mie reazioni alla sua infinita saggezza sono ancora infinitamente fisiche e sciocche. L’ho sognata di nuovo, stanotte, e oggi le ho chiesto scusa per l’orribile cosa che ho fatto e che ha rovinato la nostra storia. Ma sono qui con le lacrime agli occhi perché ho bisogno di un branco, e lei era il mio branco.

La verità è che nessun lupo con gli occhi verde acqua guida il branco.

La verità è che sono bloccata nella fossa che io stessa mi sono scavata facendo troppo la carina con questi bambini, tanto che ora non mi portano neanche il rispetto sufficiente da evitare frasi come Io non ti dico mai di mettere in ordine la tua stanza, no? e ribattono sfacciatamente ad ogni cosa dica. Mancano 25 giorni, continuo a ripetermi, mancano 25 giorni, ma la realtà è che dopo questi 25 giorni c’è un baratro ben peggiore della paura che mi fa restare qui 25 giorni.

La verità è che, se non mi prendo la briga io di mandare i messaggi, ci sono solo 2 persone che si fanno vive per prime.

La verità è che sono tanto fiera di come la mamma mi ha cresciuta ma sono uscita una persona fragile e insicura, una persona che teme il buio perché vi si nascondono fin troppi fantasmi e nessun Winchester verrà a salvarmi. Neanche le mie stesse sorelle. Sono brava a sventolare la mia bandiera ma quando cala il sole mi ritrovo a singhiozzare sotto il piumone, perché la mia mamma mi manca e quando è morta io ho perso tutto il mio passato.

La verità è che faccio del mio meglio ma ci sono dei momenti in cui guardo il cielo e sono a tanto così dal premere il tasto quit game.

One Step Closer

Come posso amare se ho paura di cadere?

Qualcosa mi ha cullato nel sonno, ieri sera. Qualcosa di dolce e malinconico.

Come posso essere coraggiosa?

Sto leggendo infinite parole, piene di amore, piene di passione e piene di sogni.

Ma ti guardo rialzarti in piedi e tutte le mie paure si dissolvono.

Mi innamoro di cose romantiche e mi ritrovo a vivere in un luogo che non è reale.

Sono un passo più vicina.

Ascolto note che dovrebbero essere piacevoli e mi ritrovo a renderle amare nella mia mente.

Ho passato mille anni ad amarti, tesoro, non devi aver paura:
ti amerò per altri mille anni.

Cerco parole che rendano dolce l’amarezza di Supernatural e mi innamoro di canzoni che voglio malinconiche. Sono un genio.

Guarda com’è bella.

Ho i suoi lineamenti stampati dentro e ho aspettato per settimane che quei lineamenti entrassero nei miei sogni. Invano.

Io sarò coraggiosa, non lascerò che qualcosa mi porti via tutto questo.

Stamattina mi sono svegliata con una luce fortissima dentro, una luce invincibile e dolcissima.

Tutta la mia vita mi ha portato a questo.

Era lì, ad un passo da me, il suo sorriso incredibile, quegli occhi splendenti, quella barba che chiama le mie dita peggio di qualunque muscolo.

Sono un passo più vicina.

Ero nel cerchio delle sue braccia, una persona amica, una persona fidata, e il suo sorriso era tutto mio.

Sono morta ogni giorno, aspettando che arrivassi.
Non aver paura, ti amerò per i prossimi mille anni.

Non posso fare a meno di sentirmi piccola, stupida e piena di luce.

Anche da sola so che potrò raggiungerti, vai avanti.

Un regalo dell’Universo, un’inspiegabile gocciolina di luce.

Un altro passo più vicina…

Le cose che leggo? Le cose che ascolto? Le cose che penso?

Sono morta ogni giorno, aspettando che arrivassi.
Amore, non aver paura che ti abbandoni, ti amerò per i prossimi mille anni.

Qualcosa in tutto questo mi ha portato là, stanotte, tra le sue braccia.

Sono sicura che ti troverò anche se sto da sola,
il tempo ha portato il tuo cuore a me.

E non riesco a smettere di ascoltare questa canzone.

Dream Paradise

La verità è che non so nemmeno da dove partire.

Voglio dire, potrei iniziare dalle mie dita, che dopo mesi di digiuno hanno toccato un gatto di nuovo.

O dagli occhi, pieni di verde e farfalle.

Dalla pancia piena di pomodorini arrosto e patate al forno.

Dalla mia valigia, sparsa in malo modo sul pavimento di una stanza così grande che avere la valigia sparsa in malo modo sul pavimento non fa nessuna differenza.

Dal mio letto, su cui stanno nove cuscini a diverse gradazioni di bianco e verde.

Dalla sedia a nido sulla quale sarà un fottutissimo piacere leggere.

non c’è una parola più intensa di piacere, vero?

Ho una stanza verde e piena di farfalle. E piante. E luce.

La famiglia è…

…meglio che vado a letto. Se domani è ancora tutto così bello avrete un post doppio. Al momento ho sonno.

Gatto. Farfalle. Cucina. Cinema.

Se avessi la coda a questo punto a forza di scodinzolare si sarebbe staccata.

Gli Atti

Si metta agli atti che domani, mio giorno libero in cui spero sia bel tempo, vado in un centro commerciale in cui non c’è neanche un Waterstone. Che allegrezza.

Si metta agli atti che è venerdì sera, ho 26 anni, sono single e invece di andare a fare festa sono tutta avvolta in una copertina arancione di pile in febbrile attesa di un po’ di tempo sola con Harlequin perché sono tanto stanca.

Si metta agli atti che ho un piano diabolico e segretissimo da mettere in atto lunedì mattina a orari indecentissimi e per questo sto sogghignando da giorni.

Si metta agli atti che stasera finalmente dopo più di un mese di permanenza ho mangiato una pizza. Anche surgelata andava più che bene. Ho altresì passato la mia mattinata a pulire un frigo in condizioni di cui preferisco tacere. Devo aver visto della cioccolata del natale scorso. 2013, non 2014.

Si metta agli atti anche che la mia ossessione non è sparita e non si è nemmeno ridimensionata ma sto cercando di esorcizzarla scrivendo. Perché poi la scrittura dev’essere sempre una specie di esorcismo per me non lo so.

Si metta agli atti che per la prima volta sto scrivendo non solo in prima persona –yuck!– ma anche presente –doppio yuck!– con esiti spigolosissimi che sto tentando un po’ alla volta di smussare.

Si metta agli atti che nonostante la mia ossessione non ho ancora sognato quell’uomo e questa non è cosa né buona né giusta.

Sulla Strada

Ah. Non avevo notato che erano già le dieci.

Il sole tramonta –seh, ci piacerebbe, è un po’ tardi per questo– su un’altra giornata in cui io e L abbiamo fatto del nostro meglio: siamo stati chiassosi, ordinati, abbiamo miagolato, abbaiato, ululato e finto di avere superpoteri vari ma soprattutto siamo stati attenti a dove buttavamo le cartacce, a non spandere patatine ovunque e a non farci male giocando con spade di legno.

Ma sono stata licenziata lo stesso.

Stavolta ci sono volute solo quattro settimane. E’ un miglioramento! La prossima volta saranno forse quattro giorni?

Non credo che ci sarà una prossima volta. Voglio dire, questa cosa delle ragazze alla pari inizia a starmi stretta, e a dirla tutta mi sento un po’ troppo vecchia per non avere mai fatto un lavoro serio.

Non considero serio cameriera –avevo un mio fan club, pure– rappresentante Tupperware, aiutante all’asilo e cassiera, però li ho fatti.

Stasera lei -si può dire senza specificare, no?– mi ha detto amo quella sensazione, il fatto che ci siano così tante cose che puoi fare adesso, così tante possibilità. Perché è vero…invece di concentrarmi sul cosa posso fare?!?! dovrei pensare di più al c’è qualcosa che non posso fare?

Cerchiamo di andare a letto con questa idea e domani sarà una giornata migliore.

 

PS: ho appena guardato il primo film della trilogia Millennium. No, non quello con quel…ghiacciolone di Craig –dite quello che volete ma è troppo freddo per fare Mikael Blomkvist– ma la trilogia svedese. Quanto mi piacciono Lisbeth e Mikael, quanto ho adorato i libri e quanto mi sono goduta il film. Ho anche pianto, ma non posso dire quando perché è un grosso spoiler.

 

PPS: stanotte ho fatto un sogno bellissimo che potrebbe anche avverarsi. Una parte di me voleva condividerlo perché era proprio bellino ma l’altra…beh, l’altra voleva troppo che si avverasse, e per questo bisogna tenerlo segreto.

E’ bello, dopo tanto tempo, cullare un sogno.

 

PPPS: qualche suggerimento su cosa fare adesso?

Si Danza di Nuovo

Cosa aspettavate a dirmi che dopodomani è l’ultimo dell’anno?

faccio questo errore ogni anno, abbasso la guardia dopo Natale e in un attimo vien Capodanno

Il fatto è che non sono abituata a usare il calendario. Nel 2015 lo dovrò fare, specie perché la carissima A me ne ha regalato uno che veramente non posso lasciare a casa, ma nel frattempo sono ancora in balia di mia sorella E, che alla fine di ogni mese dovrebbe disegnare il foglio del mese entrante ed attaccarlo sul calendario che ci stiamo costruendo ormai da cinque anni.

ebbene sì, appeso in cucina c’è questo cimelio che ad ogni mese riceve un foglio in più: ormai è possibile risalire in fretta agli impegni dello stesso mese nelle annate precedenti, le feste, i concerti e perfino le ore di babysitting

Ma sto effettivamente divagando, un po’ perché sono reduce da una mezz’ora di assurda pennichella sui divani più fantastici del mondo –argomento già sviscerato in precedenza– un po’ perché sono preda di una situazione un po’ bizzarra.

Sempre più spesso ormai mi capita di svegliarmi la mattina con i postumi del sogno in mente, o fermarmi durante il giorno con un ricordo in testa e senza ricordare se corrisponde a realtà o meno. Oggi ho avuto una conversazione su What’s App che potrebbe effettivamente essere parte di un sogno, o no. E’ una cosa che ho in qualche modo desiderato a lungo, una scoperta piacevole che offre scenari intriganti ma non riesco a togliermi dalla testa l’idea che sia solo un sogno.

sento l’Universo ridere. E’ in momenti come questi che mi chiedo se le notizie allettanti siano indicazioni tipo prendi questa strada o l’esatto contrario

Io stamattina ero partita bene: finalmente incontrata la mia amica E nella sua pausa natalizia in Veneto –quando di solito risiede a Domodossola– abbiamo condiviso delle adorabili chiacchiere di fronte ad una colazione perfetta ed un piacevole blitz al mercato. Avevo già il titolo del post di oggi, Toglietemi Tutto ma non i Calzini, giacché non posso farci niente, quando vado al mercato e vedo quei calzerotti di caldo cotone –non so che diavoleria sia ma per me sono semplicemente perfetti– a colori vivaci non riesco a resistere e ne devo comprare almeno un pacco –tre paia– se non di più.

nove paia, oggi, ma tre le ho regalate

E invece no, questa cosa mi è capitata tra capo e collo e ora bisogna rimettersi in pista per la danza della diplomazia, quel gioco al quale non ho mai imparato a giocare, quella cosa che fanno le persone normali, mi interessi ma non te lo dico, te lo faccio capire e vediamo se rispondi, mando segnali ma non mi espongo.

 

Non lo so fare. Non ce la posso fare.

Areeth

Chiuse gli occhi e si ritrovò nel sogno.

Era il suo solito sogno, quello in cui era nella sua tenda e lavorava a qualcosa. Ogni notte cercava di capire di cosa di trattasse e ogni notte falliva: tutto quello che al mattino ricordava era un cerchio di legno e sottili strisce di cuoio colorato.

La sensazione era familiare: la concentrazione di quando si impegnava nei lavori manuali, la carezza delle pellicce su cui sedeva, il cuoio attorno alle dita. Eppure nell’ora più buia della notte qualcosa di diverso l’avvolgeva e poi…

…poi la pelle di bisonte che chiudeva l’ingresso della tenda si scostava un po’ per lasciar entrare un filo di vento. Lo percepiva, pur continuando a lavorare, e quando alzava lo sguardo veniva catturata da un paio di occhi color ambra che apparivano tra i lembi di quel vento.

Ogni notte attorno a quegli occhi prendeva vita lo stesso spirito, un lupo color argento e neve che sedeva tra lei e il fuoco e la guardava lavorare. Ogni notte lei tentava di finire quel qualunque cosa fosse e ogni notte falliva: prima dell’alba il lupo si alzava e, prima di uscire dalla tenda, la guardava con occhi interrogativi. Solo in quel momento il sogno smetteva di imprigionarla e lasciava liberi i suoi movimenti, e allora lei trovava il coraggio di allungare la mano verso quella testa morbida e le orecchie appuntite. Invano cercava negli occhi dell’animale una reazione, fosse anche di fastidio, al suo tocco: l’animale si lasciava toccare poi la guardava e usciva dalla tenda.

Per quanto delizioso fosse quel tocco, per quanto morbido fosse il suo pelo bianco contro le braccia nude, ogni mattina quando si svegliava si sentiva sconfitta, come se ogni notte compisse lo stesso errore.

Anche quella notte, dunque, aspettò in sogno il lieve tocco di quel filo di vento e gli occhi ambra che ne seguivano. Invano: al rumore della pelle scostata seguì un strano silenzio, nel quale si rese improvvisamente conto che il meccanismo del sogno, ciò che le faceva compiere ogni notte gli stessi gesti, si era infranto. Libera da ogni costrizione si voltò verso la soglia della tenda e spalancò gli occhi a ciò che vide.

Davanti a lei una sconosciuta, stremata e con gli occhi bassi, si reggeva a stento ad uno dei pali della tenda, tremando. Aveva la carnagione pallida come la luna e lunghi capelli scuri dai riflessi ramati. Areeth fece appena in tempo ad afferrarla prima che cadesse a terra, e l’adagiò delicatamente sul suo giaciglio, chiudendo poi la pelle di bisonte alle sue spalle. Il suo corpo era gelido, coperto solo da una pelle di lupo poco cucita. Anzi, a guardarla meglio si rese conto che non era affatto cucita. Rivolse uno sguardo preoccupato alla ragazza e si sedette al suo fianco.

Nessuna tribù pallida si era mai spinta così a sud. Chi era quella ragazza, e come mai era nel suo sogno? Si rese conto con sgomento che né i suoi pensieri né le sue azioni erano più vincolate dal sogno e il cerchio di legno le tornò in mente. Eppure non c’era niente, accanto al fuoco, dove stava lavorando solo qualche attimo prima.

Sospirò e ritornò a guardare la sconosciuta. La ragazza si muoveva nel sonno, mormorando parole che lei non capiva. La sua pelle si stava scaldando, constatò posandole una mano sulla fronte, ma nel momento in cui fece per ritirarla il braccio della sconosciuta si mosse fulmineo per afferrarle il polso.

L’espressione sul suo volto si era fatta sofferente, come se nel sonno stesse affrontando un nemico terribile. Areeth si arrese e si sedette più vicina, stringendo la mano della ragazza tra le sue e aspettando che si calmasse. Un velo di sudore le aveva bagnato le tempie e la ragazza le passò l’altra mano tra i capelli, asciugandole la pelle. A quel tocco la sconosciuta parve calmarsi: il volto chiaro si distese e la mano che l’aveva cercata allentò la morsa convulsa di pochi attimi prima per trasformarsi in una presa morbida e calda sulle sue dita.

Areeth rimase a fissarla ancora, studiando quei lineamenti che le richiamavano alla mente qualcosa che non si spiegava. C’era qualcosa di magnetico, di speciale, in quel volto, non solo la bellezza esotica di quella pelle pallida ma anche la linea del naso, le labbra sottili.

Piano piano la stretta sulla sua mano si sciolse e lei si alzò in piedi per cercare un po’ di neve fuori dalla tenda. Neanche il tempo di sciogliere i lacci della soglia che un rumore alle sue spalle la travolse: la ragazza era in piedi, due fuochi color ambra nelle orbite, un vento un tempo gentile che le si agitava intorno. Confusa Areeth ebbe solo il tempo di notare che quel vento rabbioso aveva spento perfino il suo fuoco prima di venir travolta dal vento che usciva dalla tenda e cadere a terra priva di sensi.

 

 

Articolo pubblicato retroattivamente