GrazieUniverso · My Life in UK · MyStrangeLife

Si parte presto

Ieri è rimasta una bozza, nel compositore di WordPress.

Sono rimasta seduta al mio tavolo dieci minuti, cercando di spremere dalla mia giornata qualcosa di interessante, qualcosa che fosse più delle prime tre righe: il cielo fuori dalla mia finestra è tutto rosa, il mio davanzale è pieno di piantine grasse e il bidone della spazzatura riciclabile, in cucina, puzza da far venire il vomito. Mi sono arresa, ho chiuso il pc e sono andata a letto a leggere.

Nello spegnere la luce per addormentarmi mi sono chiesta se questa sarebbe stata la mia vita d’ora in poi, un susseguirsi di giornate nelle quali non succede niente di nuovo. Cosi l’Universo mi ha dato oggi.

Dovete sapere che ogni mattina, scendendo dal bus, attraverso il cuore della città più bella del mondo e me ne innamoro di più a ogni passo. E’ più forte di me, l’architettura è così splendente e meravigliosa che il semplice guardarla mi riempie il cuore. Credo che una mattina potrei mettermi d’impegno e fare un timelapse o una foto ogni sei passi: meriterebbe tremendamente.

Anyway. Mi guardavo intorno come un turista, perché ogni dettaglio è meraviglioso e ogni edificio è tutto da scoprire, finché ad un certo punto per salire un marciapiede ho guardato in basso e ho visto una manciata di carta arrotolata insieme.

Centotrenta sterline.

Ora.

Mi è successo ancora di trovare soldi per terra ma il minimo mai raggiunto è stato venti euro in un lontano pomeriggio invernale. Li ho raccolti con un movimento fluido, incredula, e li ho stretti a lungo in mano prima di controllare quanti effettivamente fossero. Sono tante, centotrenta sterline, ancora di più se trovate in un colpo solo all’angolo di una strada.

Mi sono sentita molto in colpa e mi ci sento tuttora ma non posso evitare di pensare che in un momento di necessità come questo l’Universo abbia guardato giù e abbia deciso di pensarci lui.

Oggi è stata una mattina molto tranquilla, al contrario di quella di ieri nella quale sembrava che niente filasse liscio. Abbiamo fatto un’ennesima ronda attorno al college –immaginate che vi bombardino di informazioni che dovete processare tutte insieme e che vi portino dentro e fuori da edifici che visitate per la prima volta e vi chiedano magari anche di ricordarsi dove si va– ma per il resto a parte una lezione sui nuovi sistemi informatici del college non c’è stato molto da fare.

Finché non mi hanno lasciata da sola e sono andati a giocare a squash.

Non sto scherzando.

in realtà nell’altra stanza c’era la collega che devo sostituire, H, la mia amica americana che mi ha trovato il lavoro, quindi non era una tragedia così grossa, ma l’idea di essere lì da sola al bancone con così tante cose ancora da imparare mi inquietava un po’

Ad un certo punto una bella ragazza con i capelli neri è venuta dentro e ha detto sono una studentessa del college, posso entrare con degli ospiti? L’ambasciatore indiano vorrebbe farsi un giretto.

più tardi il Mago, uno dei miei tutori al college, ha detto roba da tutti i giorni, abbiamo avuto anche Katy Perry l’anno scorso-

Devo dire che sono molto soddisfatta di come sta andando la cosa… oggi uno dei due mi stava mostrando le docce di servizio che abbiamo –cosa che potrei dover sfruttare a breve– e prima mi ha chiesto dove ho studiato il mio incredibile inglese –momento in cui me la tiro tantissimo– e mi ha detto che siccome tra due anni lui andrà in pensione se decido di restare nei dintorni non ha nessun dubbio che io possa diventare vicecapo portiere, sono bei soldi e come vedi è un lavoro tranquillo.

Just saying.

Dopodiché ho concluso la giornata andando a bere con i miei colleghi –e rimpiangendo i giorni in cui a versarmi il Baileys era il mio host father Garry: chiaramente qui nei bar non capiscono che il bicchiere può essere riempito e non solo sgocciolato di Baileys– e uscendo poi con un gruppo di italiani che vogliono praticare l’inglese/inglesi che vogliono praticare l’italiano, dove ho fatto amicizia con una ragazza appassionata di libri, L.

La mia zietta adottiva di Oxford, la migliore amica della mia ex padrona di casa, mi ha poi accompagnato fino alla mia stanzetta, alla quale strano a dirsi sono quasi riuscita ad abituarmi.

quello a cui non sono abituata e al quale dubito che mi abituerò è il padrone di casa…

Questa è una di quelle giornate nelle quali succedono così tante cose che sei a posto per il resto della settimana…

…o anche no. Chissà cos’ha in serbo per noi l’Universo domani…

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Solo Martedì

Secondo giorno di lavoro.

A quanto pare ho afferrato già il secondo giorno cose che avrei iniziato ad affrontare la seconda settimana. Un punto in più per me, I guess.

Oggi è venuto An, il fratello gemello del mio ex collega dell’altro college, e io ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per rendermi conto che si trattava di lui e non del fratello, Al. Abbiamo scambiato due piacevolissime chiacchiere durante le quali io cercavo disperatamente di non sovrapporre le loro due immagini e mi chiedevo che genere di esperienza possa essere uscire con qualcuno che ha un fratello gemello identico.

Oggi, siccome noi non ci annoiamo mai, ho ricevuto una mail dalla mia futura padrona di casa che metteva leggermente in forse il mio trasferimento, dato che al colloquio con lei non ne è seguito uno con l’altro coinquilino… Ora, capisco la necessità di mantenere la pace e l’ordine ma non avendo io la faccia del malvivente e avendo io avuto ottime referenze da una ragazza che ha vissuto con loro per quasi due anni mi aspettavo che questo passaggio mi venisse risparmiato… ma a quanto pare non è questo il caso, quindi per un’altra manciata di giorni viviamo nell’incertezza, in una casa vuota che inizia a puzzare e in una stanza troppo soffocante.

Ieri, rinfrancata dal fatto che verrò pagata per la mia prima settimana di lavoro –spazio per stupirsi di come una sola settimana di paga, in questo lavoro, possa cambiarti la vita– mi sono permessa la minuscola spesa di 4 sterline per una bottiglia graduata ad orari anziché a millilitri, in modo da sapere sempre in qualunque momento quanta acqua dovrei bere. Consideriamolo il primo, minuscolo passo verso un’alimentazione più consapevole.

Nel frattempo i Borgia hanno sempre i loro casini e io inizio ad affezionarmi al giovane Cesare, interpretato da un attore abbastanza carino che, noto solo ora, è nato lo stesso giorno in cui sono nata io.

Vogliamo fare uno sforzo e ringraziare l’Universo?

Ringraziamo l’Universo per la meravigliosa architettura di Oxford, che stamattina nel tragitto fino al college ad un certo punto mi ha riempito il cuore di bellezza al punto che lo sentivo quasi scoppiarmi nel petto.

Ringraziamo l’Universo per i sudoku del mattino, recuperati a caso sul Metro quotidiano.

Ringraziamo l’Universo per l’usanza inglese di abbassare il prezzo degli alimenti il giorno della loro data di scadenza. Oggi, grazie a questa usanza, mi sono portata a casa una gigantesca forma di pane, una confezione di manzo salato, un’enorme busta di spinaci in foglia e una decina di pancake per la mirabolante cifra di 3 sterline.

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Case Inglesi

Quindici minuti passati a sfogliare svogliatamente i preferiti su Chrome.

Quindici minuti a chiedermi a chi potrei scrivere, con chi potrei confidarmi? solo per rendermi conto che non c’era nessuno con il quale sarei potuta arrivare a tanto.

Tranne l’Universo.

Quindi sono qui di nuovo. Bentrovati.

Stasera sono di nuovo in UK, sono atterrata solo 4 ore fa. Giusto il tempo di innamorarmi di nuovo del suo verde, di cedere al fascino letale della pietra dorata di Oxford, di vedere nei raggi di luce fortissima il bacio dell’Universo sul tramonto inglese.

E poi sono arrivata nella mia stanza.

Intendiamoci, si sa, le case di Oxford sono vecchie e malridotte, tutte di legno, con mobili vecchi… io questa l’avevo vista di sfuggita in una videochat, con una connessione neanche troppo ottimale… e non mi ero resa conto di tante cose.

Il soffitto, per esempio, che ha le travi a vista e che è molto più basso sul letto di quanto non mi aspettassi.

La temperatura, che dormendo in una specie di sottotetto non può essere bassissima.

divertente, la temperatura è troppo alta e il tetto è troppo basso

E il guardaroba, striminzitissimo e malridotto.

sospira

Sono troppo stanca per lamentarmi seriamente e non è il caso che lo faccia davvero… volevo solo fermare questa sensazione, come faccio sempre, da una parte il desiderio di avere qualcosa di più europeo e dall’altra la voglia di essere flessibile, di prestarmi alla sfida.

Per ora ho qualche dubbio sul padrone di casa, che non sembra una cattiva persona ma con il quale ho già sperimentato problemi di comunicazione. Oggi, nel mostrarmi le stanze, si spiegava tanto a gesti quanto a parole e io non capisco se mi ha preso per una bambina scema o cosa. Da parte sua ha fatto una gaffe tremenda cadendo dalle nuvole quando gli ho comunicato il ritardo del mio aereo oggi –ah, ma non arrivavi domani?– quando io gli ho sempre detto la data giusta… e poi appena sono arrivata mi ha detto “guarda la stanza e decidi, non sono sicuro che sia quello che vuoi“, mettendo in dubbio tutti gli accordi fatti.

Ma la città era meravigliosa, oggi, e io non vedo l’ora domani di farla mia di nuovo!

 

certo che… non so, mi piacerebbe che qualcuno avesse disegnato una forma umana della città più bella del mondo…

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Ho passato un anno in preda ad un innamoramento folle.

Ve lo ricordate? Eravate qui con me, a leggere delle farfalle che mi regalava, di tutte le cose verdi di cui mi aveva circondato, dei coniglietti la mattina presto e dei tramonti mozzafiato con i quali mi coccolava prima che io andassi a letto.

Sono successe delle cose e delle persone, da allora, Verde Acqua, Reyn, Starbucks, Mr Gatto, e io mi sono dimenticata di lui. Ho fatto del mio meglio lungo la strada, sbattendo contro gli stipiti perché non c’era il sole, sguazzando nell’acqua bassa credendo di annegare e facendomi tanto, tanto male.

Oggi la Mezzana si è arrabbiata con me e ha detto di smettere di rispondere No problem quando mi chiede di fare qualcosa. Perché è chiaro che non è un problema perché è il suo lavoro darmi ordini e il mio obbedire.

Poi, siccome stasera c’erano degli eventi un po’ in tutti gli angoli del college mi ha lasciato a gestire la mensa, al comando di quattro lavoratori part time che escluso uno lavorano lì da molto più tempo di me e, come se non fosse abbastanza, a gestire la cena anche per la high table –che, ricordiamo, è la tavola alla quale siedono il preside, i professori e ogni altro ospite altolocato che dovesse capitare nei dintorni– –incluso, a quanto mi dicono, l’ambasciatore della Svezia– senza che io abbia passato più di un paio di giorni a farci pratica.

Me, che lavoro lì solo da tre mesi e che sono stata confermata full-time solo una settimana fa.

L’Universo era ovunque.

Era nel sorriso titubante della prima ospite della high table, nel cenno con il quale il part time più esperto ha risposto al mio So che posso fidarmi, negli occhi di John, il cuoco più gentile, che diceva Stai andando alla grande, respira.

Era nelle risate di Neil che diceva Ma sempre tu?, nei Come stai? sempre più numerosi degli studenti che mi salutano in cassa, nel volto largo e speciale di Anou che mi chiede Com’è il nuovo appartamento?

Era nella leggera brezza che soffiava attraverso le finestre della mensa, nel profumo di cipolla che impregnava l’aria, nel suono trascinante di Mika che, ancora una volta in turno con me, attaccava la canzone delle muse trasformando la cucina in un palco.

Era in tutti i passi di KPM, per il quale ogni scusa era buona per guardarmi o sorridermi.

Era negli occhi azzurri di Ben, più attaccabrighe che mai.

Era nella meravigliosa voce di Cat.

Ho preso la bicicletta, verso le otto, e ho lasciato che la brezza di Oxford nord mi riempisse la maglietta. C’è qualcosa di meraviglioso nel tramonto inglese, il modo in cui tutto si copre d’oro, la nitidezza quasi dolorosa di ogni dettaglio.

Ho fermato la bici, in cima alla salita, guardandomi intorno e nutrendomi del colore del cielo in fondo, tra gli alberi, quel delizioso pesca che è il colore più bello del mondo.

E lassù c’era l’Universo, con il naso sulla mia nuca, le braccia che mi stringevano, il suo profumo come una nuvola attorno a me.

– Finalmente sei tornata.

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Dovuti Ringraziamenti

per restare in orario con la mia schedule dovrei scrivere questo post in 13 minuti

non ci crede neanche Caccamo-

-lo diceva sempre mio padre e non ho mai capito da dove uscisse-

-per googlarlo ho sprecato ben 2 minuti

E dopo questa brillante introduzione ringraziamo l’Universo.

Ringraziamo l’Universo per la migliore amica settantenne della mia landlady, che non solo mi ha mandato su whatsapp precisissime indicazioni su che piumone comprare –esatto, siamo sempre senza piumone– ma poi mi ha detto che se mi serve qualcosa, per la cucina o altro, che vada pure da lei che adesso se mi trasferisco a Marston abito molto più vicino a lei che alla mia landlady.

Ringraziamo l’Universo per Cat, non solo perché è adorabile e carinissima ma anche perché ride gentilmente alle mie battute, presto diventerà la mia vicina di casa e se capita prenderemo bus e taxi insieme.

Ringraziamo l’Universo per la mia manager Rogers, che oggi mi ha presa da parte seimila volte: la prima volta per fare il punto della mia situazione al college, la seconda per dirmi di non smangiucchiare il pane a caso se non voglio farmi licenziare, la terza per chiedermi se secondo lei era stata troppo severa con lo staff part time quando ha proibito loro di usare i cellulari se non erano in pausa e la quarta per allungarmi sottobanco i deliziosi dolcetti fatti da Anou.

Ringraziamo l’Universo per Anou, che non solo si è preoccupato di sapere se sono già tornata con il mio ex –certe adorabili bestiole si sono preoccupate per me oggi– ma ha anche fatto un dessert incredibile: ha preso un bicchiere un po’ a goccia, ci ha messo dentro due dita di budino verde, l’ha coperto con un sottile strato di cioccolato e poi, con due nuvolette di panna montata e uno stralcio di pan di spagna verde ha creato un paesaggino tipo palla con la neve dentro. Non contento ha coperto l’imboccatura del bicchiere con una cialdina di cioccolato e altrettante nuvolette di panna montata e un lampone solitario.

Ringraziamo l’Universo per quella mezz’ora tra un turno e l’altro durante la quale ho dormicchiato confortevolmente come mai negli ultimi mesi.

Ringraziamo l’Universo perché il regalo che voglio fare alla mia scrittrice preferita –che vedrò giovedì– è venuto benissimo anche se non tutti riescono a capire di cosa si tratta. Mannaggiamme.

Ringraziamo l’Universo per il mio letto, la mia stanzetta, la mia maglia con il leopardo e Google Maps, senza il quale probabilmente non saprei nemmeno se ho tempo di lavarmi i capelli domani prima di partire.

alla fine ci ho messo ben mezz’ora perché nel frattempo ho fatto due parole con l’amica che mi deve ospitare domani…semmai

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Scelgo per te

Ho di nuovo sognato lei.

E’ successo già tre volte questa settimana e in tutti i sogni eravamo insieme, senza litigare, una nuova versione della nostra coppia che ce l’aveva fatta nonostante le avversità.

Non ho idea di cosa significhi e francamente, per una volta nella vita, non ho risorse da impiegare da quella parte.

se a qualcuno però venisse in mente una valida spiegazione per questi sogni, beh, fatevi pure avanti

Oggi l’Universo si è scocciato e ha deciso per me: ho ricevuto una chiamata da una delle due agenzie immobiliari con le quali ero in contatto e a quanto pare la landlady ha venduto la stanza alla quale ero interessata senza nemmeno passare per l’agente stesso.

Fortunatamente –e come poteva essere altrimenti?– non si tratta della stanza di cui ero innamorata ma dell’altra, quella che non riuscivo ad escludere per la qualità degli ambienti in comune. La stanza su cui avevo messo gli occhi all’inizio, quella della quale ho dovuto innamorarmi tre volte, non solo è ancora sul mercato ma su richiesta hanno abbassato leggermente il prezzo.

E così dopo queste settimane di incertezza abbiamo finalmente una risposta: segui il tuo cuore.

Ho dedicato la giornata a valutare vestiti, riempiendo la prima delle mie due valigie con quelli che non sto usando e ammucchiando una pila “per charity” di tutto rispetto. Alla fine sono tutti capi per i quali ho speso al massimo 7 sterline e il fatto che il ricavato vada a nobili cause rende la cosa ancora più facile.

Approfittando della giornata tranquilla mi sono anche dedicata a due progetti manuali di scrapbooking e creazione gioielli per due amici che stanno facendo moltissimo per me-ma che dico, li conoscete benissimo, sono Mr. Gatto e il mio amico A, quello che mi ha offerto il lavoro al college. Il primo tiene un taccuino di saggezza giornaliera che ha quasi consumato del tutto e il secondo vuole da tempo che io gli faccia una collana…oggi ero a casa da lavoro e devo dire che riprendere in mano pennello, perle e carta mi ha dato una soddisfazione inaspettata.

Ora resterebbe solamente da riprendere in mano la scrittura, cosa che stamattina ho cercato di fare ma ho accantonato per motivi puramente morali. E’ un periodo così, lo sapete, con tante cose per la testa e poca pazienza per realizzarle. Comunque…meno nove giorni all’ora X, quando QSN finalmente tornerà a Oxford e la tanto agognata stanza sarà disponibile!

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Va’ dove ti porta il cuore

Dicono che per certe cose bisognerebbe seguire il cuore.

Quando si alza in piedi e mormora restiamo qui è segno che veramente bisogna restare. Non importa quanto distante sei dal centro, o dal college in cui lavori, o quanto piccola sia la cucina o quanto ridicolo sia il divano della stanza comune.

Oggi avevo previsto di andare a vedere l’ennesima casa.

Non era particolarmente bella o grande ma magari costava meno dell’ultima che ho visto. Magari invece di spendere una valanga di soldi per una cosa bellissima potevo spendere un po’ meno per una cosa che comunque andava bene. Non so, pensavo che valesse la pena provare ancora.

Sono scappata via dopo il lavoro e ho preso un bus, dopo aver avvisato che sarei stata forse cinque minuti in ritardo. Mezz’ora dopo arrivava un agente immobiliare che probabilmente aveva qualche anno meno di me, dicendo che aveva preso la chiave sbagliata e che quindi non poteva mostrarmi la proprietà presso la quale avevo aspettato, al sole e al vento, per mezz’ora.

Però, dice fiducioso, posso portarti a vederne un’altra abbastanza equivalente.

Saliamo sulla sua macchina e sopportiamo il traffico per almeno dieci minuti, finché la macchina non arriva alla proprietà che ho visto la settimana scorsa.

Quella che nelle foto sembrava enorme.

Quella che qualche incantesimo del maltempo aveva fatto sembrare minuscola, giovedì.

Quella di cui oggi mi sono innamorata follemente, di nuovo.

Il disordine era il mio, gli scaffali bianchi, le finestre su entrambi i lati della casa, il lettone che aspettava solo che io ci saltassi dentro. Dietro di me c’era il fantasma dell’agente immobiliare che martedì mi ha mostrato una casa il cui soggiorno ha divani di pelle e un megaschermo, la cui cucina sembra uscita da una casa di lusso americana, e piangeva sommessamente.

Piangevo anche io con lui, perché trovo ridicolo che le due stanze abbiano lo stesso prezzo eppure siano così diverse.

Così oggi sono rimasta seduta per un’ora da Starbucks, sperando invano che Uno fosse di turno e aspettando, altrettanto invano, che Mr. Gatto mi raggiungesse come promesso, e ho scritto una lista di pro e contro molto tecnici, scrivendo quale stanza aveva la cucina migliore, quale giardino preferivo, la distanza e il prezzo e tutto il resto.

Quella bella vince su tutto, ma io sto sognando quella brutta.