“E allora?!”

C’è una scena, in Pirati dei Caraibi: Ai Confini del Mondo, in cui Barbossa, Jack, Will ed Elizabeth si puntano addosso le pistole, poi ridono e le abbassano, come se fosse tutto un gioco, e poi Barbossa le alza di nuovo esclamando “E ALLORA?!”.

Ecco, tante volte questo è proprio lo spirito con cui inizio i miei post.

Sono nella mia stanza a Oxford, con un sole bellissimo che riempie la camera di luce, completamente incoerente con la pioggia che ha massacrato il Paese per tutta la mattina fino a tipo mezz’ora fa. Del resto non è che possiamo lamentarci, questa è la Full English Experience –per la Full English Breakfast ci stiamo attrezzando

Sono appena stata 5 giorni in Italia a fare Rievocazione Storica.

Immaginate la suddetta cretina vestita in una specie di pigiamone intero di ciniglia variopinto tipo giullare, con un bellissimo cappello cascante da una parte, un microfono ad archetto addosso e la licenza di fare annunci all’altoparlante.

Guarda Narratore, ci sono già un sacco di bambini seduti che aspettano lo spettacolo! Forse tra cinque minuti potremo cominciare!

il tutto con la voce in falsetto tipica dei topini di Cerentola

Una giornata intera passata a ripetere la stessa piece da dieci minuti ogni mezz’ora, perseguitata dai genitori che “ma noi siamo arrivati a metà spettacolo, quand’è che lo rifai?” e dai bambini che posso toccare il topo?

Dio quanto mi sono divertita.

I bambini che ti guardano e ti chiedono Ma sei tu che li muovi? come se fosse una magia. Quelli che ti cercano solo per dirti qual è stato il loro momento preferito. Quelli che vogliono accarezzare la marionetta e ridono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Quelli che inorridiscono e piangono quando il topino si soffia il naso sulla loro maglietta.

Il mio tecnico che era tutto orgoglioso di me e mi ha abbracciato a fine giornata. Le parole dei genitori felicissimi e della gente che mi chiede se lo faccio per lavoro. Se ho studiato.

No, sono spontaneamente pagliaccia, è quello il bello.

Quest’anno la Rievocazione sembrava un po’ sottotono, vuoi per l’età degli organizzatori che avanza vuoi per il maltempo vuoi per l’estrema tensione con la quale l’ho affrontata, a causa del pochissimo tempo che avevo per fare le cose e del panico da palcoscenico: è vero che ho ripetuto questa storia ogni mattina andando a lavoro per quasi un mese ma farla con le marionette… è un po’ diverso.

Però è stato bello tornare a casa, anche se brevissimamente, con una consapevolezza diversa, come se fossi nel frattempo cresciuta di altri 20 cm anche solo nei tre mesi che ho passato lavorando al college.

Lunedì avevo il volo alle sette di sera.

Mi sono svegliata con un po’ di intontimento addosso, ho guardato l’orologio, ho pensato no, non esco così presto, posso dormire ancora. Poi l’ho fatto lo stesso perché avevo troppe cose da fare.

Sono salita sulla macchina della mia amica con la quale dovevo fare colazione e ho pensato non andiamo di nuovo da Carollo, ci siamo state venerdì, cambiamo. Poi ci sono andata lo stesso perché mi piace tanto e non avevo voglia di questionare.

Una volta da Carollo mi sono seduta, ancora intontita, e mi sono guardata intorno.

Ah, ma quella ragazza ha gli stessi capelli di lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza ha la stessa corporatura che ha lei, ho pensato distrattamente.
Ah, ma quella ragazza guida la stessa macchina che ha lei, ho pensato, un po’ meno distrattamente.

Naturalmente era lei.

Mi fa venire un po’ di nausea scrivere queste righe perché stavolta l’Universo mi ha fatto uno scherzo davvero grosso. Non dico che era la prima volta che venendo in Italia non la pensavo affatto –considerando che la Rievocazione, quell’anno, l’abbiamo fatta anche insieme– ma l’ho pensata in modo così distratto e indolore che non c’era veramente bisogno di farmela apparire davanti, ad una manciata di ore dal volo per tornare a Oxford e di una fretta inutile e dolorosa.

Ho sorriso come una scema.

E’ ridicolo che dopo tutti questi anni il solo guardarla mi rendesse felice e mi riempisse di dolcezza, specie perché sono sicura che dalla sua parte c’erano ben altri sentimenti. Una parte di me vorrebbe credere che avesse gli occhi lucidi mentre tutto il resto si chiede come ho potuto a.pensare di seguirla e bussare al suo finestrino b.cedere all’impulso di volerla abbracciare c.uscire di casa quel giorno con una maglia di gattini e sushi e senza neanche truccarmi.

Scrivimi però, le ho detto.

Il vento sta facendo un casino infernale fuori dalla finestra ma potrebbero benissimo essere i miei pensieri. Mi chiedo per quale perverso meccanismo il suo viso mi riempia ancora di dolcezza quando l’ultima volta che ci siamo sentite è stata deliberatamente crudele con me. So bene che non riuscirò mai ad uccidere il desiderio di restare in contatto con lei –specie adesso che con questa vita a Oxford sono praticamente una persona nuova– ma viste le circostanze assolutamente incredibili che ci hanno fatte incontrare mi chiedo… cos’ha in mente l’Universo questa volta?

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Ringraziamenti d’Agosto

momento di incredulità per il fatto che siamo in Agosto e qui ci sono tipo 22 gradi

Credo che sia arrivato il momento di fare un po’ di ringraziamenti, sia perché ormai è più di un mese che sono a Oxford sia perché le cose mi stanno comunque andando piuttosto bene. Quindi…

…ringraziamo l’Universo per H, che mi ha messo sulla strada di questo lavoro con tutte le conseguenze del caso. Speriamo che negli States la sua vita sia piena di cuccioli e bambini come merita.

…ringraziamo l’Universo per i miei colleghi, M, M e K, che nonostante il mese passato assieme non mi hanno ancora buttata fuori e che, al contrario, sono sempre comprensivi, incoraggianti e molto amichevoli.

menzione speciale per M il Mago che ha una speciale espressione orgogliosa ogni volta che faccio qualcosa di buono

…ringraziamo l’Universo per il college, che è bellissimo e verdissimo e ha un gatto e non è disgraziatamente grande come quello in cui stavo prima.

…ringraziamo l’Universo per questo lavoro meraviglioso che mi permette di essere a contatto con le persone, esercitare un po’ di lavoro d’ufficio ma allo stesso tempo mi regala dei momenti tranquilli nei quali scrivere, sistemare le mie cose o leggere qualcosa di interessante e che soprattutto è incredibilmente soddisfacente.

quello di oggi doveva essere un post esclusivamente per ringraziare l’Universo ma poi mentre scrivevo è arrivato A con un amico e sono seduti in un angolino qui fuori dalla portineria, vicini vicini, del tutto ignari di essere esattamente sotto la fotocamera e che quindi quel posto non è così appartato come pensano…ehm

…ringraziamo l’Universo per la mia casa, alla quale sono arrivata con tutta calma ma che vale ogni notte trascorsa a sudare nel mio mezzanino –che, lo devo ammettere, un po’ mi manca come avevo temuto– e sono certa mi darà moltissime soddisfazioni per tutti i mesi in cui ho intenzione di abitarci –vi ho detto che ho anche un minuscolo giardino? Io devo assolutamente iniziare a mettere più foto in questo blog.

…ringraziamo l’Universo per A, che se n’è appena andato così furtivamente che non ho nemmeno avuto il tempo di vedere se era il caso di abbracciarlo ma che mi ha fatto tanta compagnia nei miei primi giorni qui. Meglio così, tutto sommato.

…ringraziamo l’Universo per Charmé, che è deliziosissima e non mi viene in mente niente che potrei cambiare di lei per renderla più perfetta per il periodo personale –mi piacerebbe scrivere storico ma sarebbe una boiata– che sto attraversando ora.

…ringraziamo l’Universo per Oxford, che è sempre tipo la cosa più bella del mondo e mi riempie gli occhi a ogni ora e con ogni tempo atmosferico.

A è tornato a prendere la bici e sì, sono stata sfacciata abbastanza da abbracciarlo e sì, sono molto soddisfatta di me stessa

…ringraziamo l’Universo per tutti i soldini che mi sono piovuti addosso in questi giorni, che non fanno la felicità ma mi hanno permesso di essere un po’ più tranquilla nel passare dallo spendere 400 sterline al mese allo spenderne 600.

…ringraziamo l’Universo per la mia stanza, alla quale domani metterò mano per farla diventare un posto formidabile.

…ringraziamo l’Universo per questo periodo di felicità e determinazione: che duri più a lungo possibile e che sia coronato da successi sempre più grandi!

Si parte presto

Ieri è rimasta una bozza, nel compositore di WordPress.

Sono rimasta seduta al mio tavolo dieci minuti, cercando di spremere dalla mia giornata qualcosa di interessante, qualcosa che fosse più delle prime tre righe: il cielo fuori dalla mia finestra è tutto rosa, il mio davanzale è pieno di piantine grasse e il bidone della spazzatura riciclabile, in cucina, puzza da far venire il vomito. Mi sono arresa, ho chiuso il pc e sono andata a letto a leggere.

Nello spegnere la luce per addormentarmi mi sono chiesta se questa sarebbe stata la mia vita d’ora in poi, un susseguirsi di giornate nelle quali non succede niente di nuovo. Cosi l’Universo mi ha dato oggi.

Dovete sapere che ogni mattina, scendendo dal bus, attraverso il cuore della città più bella del mondo e me ne innamoro di più a ogni passo. E’ più forte di me, l’architettura è così splendente e meravigliosa che il semplice guardarla mi riempie il cuore. Credo che una mattina potrei mettermi d’impegno e fare un timelapse o una foto ogni sei passi: meriterebbe tremendamente.

Anyway. Mi guardavo intorno come un turista, perché ogni dettaglio è meraviglioso e ogni edificio è tutto da scoprire, finché ad un certo punto per salire un marciapiede ho guardato in basso e ho visto una manciata di carta arrotolata insieme.

Centotrenta sterline.

Ora.

Mi è successo ancora di trovare soldi per terra ma il minimo mai raggiunto è stato venti euro in un lontano pomeriggio invernale. Li ho raccolti con un movimento fluido, incredula, e li ho stretti a lungo in mano prima di controllare quanti effettivamente fossero. Sono tante, centotrenta sterline, ancora di più se trovate in un colpo solo all’angolo di una strada.

Mi sono sentita molto in colpa e mi ci sento tuttora ma non posso evitare di pensare che in un momento di necessità come questo l’Universo abbia guardato giù e abbia deciso di pensarci lui.

Oggi è stata una mattina molto tranquilla, al contrario di quella di ieri nella quale sembrava che niente filasse liscio. Abbiamo fatto un’ennesima ronda attorno al college –immaginate che vi bombardino di informazioni che dovete processare tutte insieme e che vi portino dentro e fuori da edifici che visitate per la prima volta e vi chiedano magari anche di ricordarsi dove si va– ma per il resto a parte una lezione sui nuovi sistemi informatici del college non c’è stato molto da fare.

Finché non mi hanno lasciata da sola e sono andati a giocare a squash.

Non sto scherzando.

in realtà nell’altra stanza c’era la collega che devo sostituire, H, la mia amica americana che mi ha trovato il lavoro, quindi non era una tragedia così grossa, ma l’idea di essere lì da sola al bancone con così tante cose ancora da imparare mi inquietava un po’

Ad un certo punto una bella ragazza con i capelli neri è venuta dentro e ha detto sono una studentessa del college, posso entrare con degli ospiti? L’ambasciatore indiano vorrebbe farsi un giretto.

più tardi il Mago, uno dei miei tutori al college, ha detto roba da tutti i giorni, abbiamo avuto anche Katy Perry l’anno scorso-

Devo dire che sono molto soddisfatta di come sta andando la cosa… oggi uno dei due mi stava mostrando le docce di servizio che abbiamo –cosa che potrei dover sfruttare a breve– e prima mi ha chiesto dove ho studiato il mio incredibile inglese –momento in cui me la tiro tantissimo– e mi ha detto che siccome tra due anni lui andrà in pensione se decido di restare nei dintorni non ha nessun dubbio che io possa diventare vicecapo portiere, sono bei soldi e come vedi è un lavoro tranquillo.

Just saying.

Dopodiché ho concluso la giornata andando a bere con i miei colleghi –e rimpiangendo i giorni in cui a versarmi il Baileys era il mio host father Garry: chiaramente qui nei bar non capiscono che il bicchiere può essere riempito e non solo sgocciolato di Baileys– e uscendo poi con un gruppo di italiani che vogliono praticare l’inglese/inglesi che vogliono praticare l’italiano, dove ho fatto amicizia con una ragazza appassionata di libri, L.

La mia zietta adottiva di Oxford, la migliore amica della mia ex padrona di casa, mi ha poi accompagnato fino alla mia stanzetta, alla quale strano a dirsi sono quasi riuscita ad abituarmi.

quello a cui non sono abituata e al quale dubito che mi abituerò è il padrone di casa…

Questa è una di quelle giornate nelle quali succedono così tante cose che sei a posto per il resto della settimana…

…o anche no. Chissà cos’ha in serbo per noi l’Universo domani…

Solo Martedì

Secondo giorno di lavoro.

A quanto pare ho afferrato già il secondo giorno cose che avrei iniziato ad affrontare la seconda settimana. Un punto in più per me, I guess.

Oggi è venuto An, il fratello gemello del mio ex collega dell’altro college, e io ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per rendermi conto che si trattava di lui e non del fratello, Al. Abbiamo scambiato due piacevolissime chiacchiere durante le quali io cercavo disperatamente di non sovrapporre le loro due immagini e mi chiedevo che genere di esperienza possa essere uscire con qualcuno che ha un fratello gemello identico.

Oggi, siccome noi non ci annoiamo mai, ho ricevuto una mail dalla mia futura padrona di casa che metteva leggermente in forse il mio trasferimento, dato che al colloquio con lei non ne è seguito uno con l’altro coinquilino… Ora, capisco la necessità di mantenere la pace e l’ordine ma non avendo io la faccia del malvivente e avendo io avuto ottime referenze da una ragazza che ha vissuto con loro per quasi due anni mi aspettavo che questo passaggio mi venisse risparmiato… ma a quanto pare non è questo il caso, quindi per un’altra manciata di giorni viviamo nell’incertezza, in una casa vuota che inizia a puzzare e in una stanza troppo soffocante.

Ieri, rinfrancata dal fatto che verrò pagata per la mia prima settimana di lavoro –spazio per stupirsi di come una sola settimana di paga, in questo lavoro, possa cambiarti la vita– mi sono permessa la minuscola spesa di 4 sterline per una bottiglia graduata ad orari anziché a millilitri, in modo da sapere sempre in qualunque momento quanta acqua dovrei bere. Consideriamolo il primo, minuscolo passo verso un’alimentazione più consapevole.

Nel frattempo i Borgia hanno sempre i loro casini e io inizio ad affezionarmi al giovane Cesare, interpretato da un attore abbastanza carino che, noto solo ora, è nato lo stesso giorno in cui sono nata io.

Vogliamo fare uno sforzo e ringraziare l’Universo?

Ringraziamo l’Universo per la meravigliosa architettura di Oxford, che stamattina nel tragitto fino al college ad un certo punto mi ha riempito il cuore di bellezza al punto che lo sentivo quasi scoppiarmi nel petto.

Ringraziamo l’Universo per i sudoku del mattino, recuperati a caso sul Metro quotidiano.

Ringraziamo l’Universo per l’usanza inglese di abbassare il prezzo degli alimenti il giorno della loro data di scadenza. Oggi, grazie a questa usanza, mi sono portata a casa una gigantesca forma di pane, una confezione di manzo salato, un’enorme busta di spinaci in foglia e una decina di pancake per la mirabolante cifra di 3 sterline.

Case Inglesi

Quindici minuti passati a sfogliare svogliatamente i preferiti su Chrome.

Quindici minuti a chiedermi a chi potrei scrivere, con chi potrei confidarmi? solo per rendermi conto che non c’era nessuno con il quale sarei potuta arrivare a tanto.

Tranne l’Universo.

Quindi sono qui di nuovo. Bentrovati.

Stasera sono di nuovo in UK, sono atterrata solo 4 ore fa. Giusto il tempo di innamorarmi di nuovo del suo verde, di cedere al fascino letale della pietra dorata di Oxford, di vedere nei raggi di luce fortissima il bacio dell’Universo sul tramonto inglese.

E poi sono arrivata nella mia stanza.

Intendiamoci, si sa, le case di Oxford sono vecchie e malridotte, tutte di legno, con mobili vecchi… io questa l’avevo vista di sfuggita in una videochat, con una connessione neanche troppo ottimale… e non mi ero resa conto di tante cose.

Il soffitto, per esempio, che ha le travi a vista e che è molto più basso sul letto di quanto non mi aspettassi.

La temperatura, che dormendo in una specie di sottotetto non può essere bassissima.

divertente, la temperatura è troppo alta e il tetto è troppo basso

E il guardaroba, striminzitissimo e malridotto.

sospira

Sono troppo stanca per lamentarmi seriamente e non è il caso che lo faccia davvero… volevo solo fermare questa sensazione, come faccio sempre, da una parte il desiderio di avere qualcosa di più europeo e dall’altra la voglia di essere flessibile, di prestarmi alla sfida.

Per ora ho qualche dubbio sul padrone di casa, che non sembra una cattiva persona ma con il quale ho già sperimentato problemi di comunicazione. Oggi, nel mostrarmi le stanze, si spiegava tanto a gesti quanto a parole e io non capisco se mi ha preso per una bambina scema o cosa. Da parte sua ha fatto una gaffe tremenda cadendo dalle nuvole quando gli ho comunicato il ritardo del mio aereo oggi –ah, ma non arrivavi domani?– quando io gli ho sempre detto la data giusta… e poi appena sono arrivata mi ha detto “guarda la stanza e decidi, non sono sicuro che sia quello che vuoi“, mettendo in dubbio tutti gli accordi fatti.

Ma la città era meravigliosa, oggi, e io non vedo l’ora domani di farla mia di nuovo!

 

certo che… non so, mi piacerebbe che qualcuno avesse disegnato una forma umana della città più bella del mondo…

Back

Ho passato un anno in preda ad un innamoramento folle.

Ve lo ricordate? Eravate qui con me, a leggere delle farfalle che mi regalava, di tutte le cose verdi di cui mi aveva circondato, dei coniglietti la mattina presto e dei tramonti mozzafiato con i quali mi coccolava prima che io andassi a letto.

Sono successe delle cose e delle persone, da allora, Verde Acqua, Reyn, Starbucks, Mr Gatto, e io mi sono dimenticata di lui. Ho fatto del mio meglio lungo la strada, sbattendo contro gli stipiti perché non c’era il sole, sguazzando nell’acqua bassa credendo di annegare e facendomi tanto, tanto male.

Oggi la Mezzana si è arrabbiata con me e ha detto di smettere di rispondere No problem quando mi chiede di fare qualcosa. Perché è chiaro che non è un problema perché è il suo lavoro darmi ordini e il mio obbedire.

Poi, siccome stasera c’erano degli eventi un po’ in tutti gli angoli del college mi ha lasciato a gestire la mensa, al comando di quattro lavoratori part time che escluso uno lavorano lì da molto più tempo di me e, come se non fosse abbastanza, a gestire la cena anche per la high table –che, ricordiamo, è la tavola alla quale siedono il preside, i professori e ogni altro ospite altolocato che dovesse capitare nei dintorni– –incluso, a quanto mi dicono, l’ambasciatore della Svezia– senza che io abbia passato più di un paio di giorni a farci pratica.

Me, che lavoro lì solo da tre mesi e che sono stata confermata full-time solo una settimana fa.

L’Universo era ovunque.

Era nel sorriso titubante della prima ospite della high table, nel cenno con il quale il part time più esperto ha risposto al mio So che posso fidarmi, negli occhi di John, il cuoco più gentile, che diceva Stai andando alla grande, respira.

Era nelle risate di Neil che diceva Ma sempre tu?, nei Come stai? sempre più numerosi degli studenti che mi salutano in cassa, nel volto largo e speciale di Anou che mi chiede Com’è il nuovo appartamento?

Era nella leggera brezza che soffiava attraverso le finestre della mensa, nel profumo di cipolla che impregnava l’aria, nel suono trascinante di Mika che, ancora una volta in turno con me, attaccava la canzone delle muse trasformando la cucina in un palco.

Era in tutti i passi di KPM, per il quale ogni scusa era buona per guardarmi o sorridermi.

Era negli occhi azzurri di Ben, più attaccabrighe che mai.

Era nella meravigliosa voce di Cat.

Ho preso la bicicletta, verso le otto, e ho lasciato che la brezza di Oxford nord mi riempisse la maglietta. C’è qualcosa di meraviglioso nel tramonto inglese, il modo in cui tutto si copre d’oro, la nitidezza quasi dolorosa di ogni dettaglio.

Ho fermato la bici, in cima alla salita, guardandomi intorno e nutrendomi del colore del cielo in fondo, tra gli alberi, quel delizioso pesca che è il colore più bello del mondo.

E lassù c’era l’Universo, con il naso sulla mia nuca, le braccia che mi stringevano, il suo profumo come una nuvola attorno a me.

– Finalmente sei tornata.

Dovuti Ringraziamenti

per restare in orario con la mia schedule dovrei scrivere questo post in 13 minuti

non ci crede neanche Caccamo-

-lo diceva sempre mio padre e non ho mai capito da dove uscisse-

-per googlarlo ho sprecato ben 2 minuti

E dopo questa brillante introduzione ringraziamo l’Universo.

Ringraziamo l’Universo per la migliore amica settantenne della mia landlady, che non solo mi ha mandato su whatsapp precisissime indicazioni su che piumone comprare –esatto, siamo sempre senza piumone– ma poi mi ha detto che se mi serve qualcosa, per la cucina o altro, che vada pure da lei che adesso se mi trasferisco a Marston abito molto più vicino a lei che alla mia landlady.

Ringraziamo l’Universo per Cat, non solo perché è adorabile e carinissima ma anche perché ride gentilmente alle mie battute, presto diventerà la mia vicina di casa e se capita prenderemo bus e taxi insieme.

Ringraziamo l’Universo per la mia manager Rogers, che oggi mi ha presa da parte seimila volte: la prima volta per fare il punto della mia situazione al college, la seconda per dirmi di non smangiucchiare il pane a caso se non voglio farmi licenziare, la terza per chiedermi se secondo lei era stata troppo severa con lo staff part time quando ha proibito loro di usare i cellulari se non erano in pausa e la quarta per allungarmi sottobanco i deliziosi dolcetti fatti da Anou.

Ringraziamo l’Universo per Anou, che non solo si è preoccupato di sapere se sono già tornata con il mio ex –certe adorabili bestiole si sono preoccupate per me oggi– ma ha anche fatto un dessert incredibile: ha preso un bicchiere un po’ a goccia, ci ha messo dentro due dita di budino verde, l’ha coperto con un sottile strato di cioccolato e poi, con due nuvolette di panna montata e uno stralcio di pan di spagna verde ha creato un paesaggino tipo palla con la neve dentro. Non contento ha coperto l’imboccatura del bicchiere con una cialdina di cioccolato e altrettante nuvolette di panna montata e un lampone solitario.

Ringraziamo l’Universo per quella mezz’ora tra un turno e l’altro durante la quale ho dormicchiato confortevolmente come mai negli ultimi mesi.

Ringraziamo l’Universo perché il regalo che voglio fare alla mia scrittrice preferita –che vedrò giovedì– è venuto benissimo anche se non tutti riescono a capire di cosa si tratta. Mannaggiamme.

Ringraziamo l’Universo per il mio letto, la mia stanzetta, la mia maglia con il leopardo e Google Maps, senza il quale probabilmente non saprei nemmeno se ho tempo di lavarmi i capelli domani prima di partire.

alla fine ci ho messo ben mezz’ora perché nel frattempo ho fatto due parole con l’amica che mi deve ospitare domani…semmai

Scelgo per te

Ho di nuovo sognato lei.

E’ successo già tre volte questa settimana e in tutti i sogni eravamo insieme, senza litigare, una nuova versione della nostra coppia che ce l’aveva fatta nonostante le avversità.

Non ho idea di cosa significhi e francamente, per una volta nella vita, non ho risorse da impiegare da quella parte.

se a qualcuno però venisse in mente una valida spiegazione per questi sogni, beh, fatevi pure avanti

Oggi l’Universo si è scocciato e ha deciso per me: ho ricevuto una chiamata da una delle due agenzie immobiliari con le quali ero in contatto e a quanto pare la landlady ha venduto la stanza alla quale ero interessata senza nemmeno passare per l’agente stesso.

Fortunatamente –e come poteva essere altrimenti?– non si tratta della stanza di cui ero innamorata ma dell’altra, quella che non riuscivo ad escludere per la qualità degli ambienti in comune. La stanza su cui avevo messo gli occhi all’inizio, quella della quale ho dovuto innamorarmi tre volte, non solo è ancora sul mercato ma su richiesta hanno abbassato leggermente il prezzo.

E così dopo queste settimane di incertezza abbiamo finalmente una risposta: segui il tuo cuore.

Ho dedicato la giornata a valutare vestiti, riempiendo la prima delle mie due valigie con quelli che non sto usando e ammucchiando una pila “per charity” di tutto rispetto. Alla fine sono tutti capi per i quali ho speso al massimo 7 sterline e il fatto che il ricavato vada a nobili cause rende la cosa ancora più facile.

Approfittando della giornata tranquilla mi sono anche dedicata a due progetti manuali di scrapbooking e creazione gioielli per due amici che stanno facendo moltissimo per me-ma che dico, li conoscete benissimo, sono Mr. Gatto e il mio amico A, quello che mi ha offerto il lavoro al college. Il primo tiene un taccuino di saggezza giornaliera che ha quasi consumato del tutto e il secondo vuole da tempo che io gli faccia una collana…oggi ero a casa da lavoro e devo dire che riprendere in mano pennello, perle e carta mi ha dato una soddisfazione inaspettata.

Ora resterebbe solamente da riprendere in mano la scrittura, cosa che stamattina ho cercato di fare ma ho accantonato per motivi puramente morali. E’ un periodo così, lo sapete, con tante cose per la testa e poca pazienza per realizzarle. Comunque…meno nove giorni all’ora X, quando QSN finalmente tornerà a Oxford e la tanto agognata stanza sarà disponibile!

Va’ dove ti porta il cuore

Dicono che per certe cose bisognerebbe seguire il cuore.

Quando si alza in piedi e mormora restiamo qui è segno che veramente bisogna restare. Non importa quanto distante sei dal centro, o dal college in cui lavori, o quanto piccola sia la cucina o quanto ridicolo sia il divano della stanza comune.

Oggi avevo previsto di andare a vedere l’ennesima casa.

Non era particolarmente bella o grande ma magari costava meno dell’ultima che ho visto. Magari invece di spendere una valanga di soldi per una cosa bellissima potevo spendere un po’ meno per una cosa che comunque andava bene. Non so, pensavo che valesse la pena provare ancora.

Sono scappata via dopo il lavoro e ho preso un bus, dopo aver avvisato che sarei stata forse cinque minuti in ritardo. Mezz’ora dopo arrivava un agente immobiliare che probabilmente aveva qualche anno meno di me, dicendo che aveva preso la chiave sbagliata e che quindi non poteva mostrarmi la proprietà presso la quale avevo aspettato, al sole e al vento, per mezz’ora.

Però, dice fiducioso, posso portarti a vederne un’altra abbastanza equivalente.

Saliamo sulla sua macchina e sopportiamo il traffico per almeno dieci minuti, finché la macchina non arriva alla proprietà che ho visto la settimana scorsa.

Quella che nelle foto sembrava enorme.

Quella che qualche incantesimo del maltempo aveva fatto sembrare minuscola, giovedì.

Quella di cui oggi mi sono innamorata follemente, di nuovo.

Il disordine era il mio, gli scaffali bianchi, le finestre su entrambi i lati della casa, il lettone che aspettava solo che io ci saltassi dentro. Dietro di me c’era il fantasma dell’agente immobiliare che martedì mi ha mostrato una casa il cui soggiorno ha divani di pelle e un megaschermo, la cui cucina sembra uscita da una casa di lusso americana, e piangeva sommessamente.

Piangevo anche io con lui, perché trovo ridicolo che le due stanze abbiano lo stesso prezzo eppure siano così diverse.

Così oggi sono rimasta seduta per un’ora da Starbucks, sperando invano che Uno fosse di turno e aspettando, altrettanto invano, che Mr. Gatto mi raggiungesse come promesso, e ho scritto una lista di pro e contro molto tecnici, scrivendo quale stanza aveva la cucina migliore, quale giardino preferivo, la distanza e il prezzo e tutto il resto.

Quella bella vince su tutto, ma io sto sognando quella brutta.

La Musica Ritorna

Oggi il mio turno di lavoro era 7.30-11.
Mi sono svegliata alle 7.15.

pausa che potete riempire con brutte parole in diverse lingue

Mentre mi infilavo di corsa la divisa ho connesso il cellulare al wifi solo per ritrovarmi due messaggini di QSN di pochi istanti prima, uno che diceva Ehi, perché non sei ancora sveglia? e una faccina-abbraccio.

Lo stesso QSN che ieri mi ha mandata a letto arrabbiata perché nel momento in cui gli dicevo quanto mi mancava mi ha liquidata con un mancano tre settimane ho sonno vado a letto.

Ho sentito addosso l’abbraccio di QSN tutta la mattina, un abbraccio caldo che diceva sono scemo ma se mi dai tempo lo dimostro che ti voglio bene.

i xe omeni, dopotuto

Oggi è stata una giornata densa e vivace.

Dopo il turno di lavoro –che mi è sembrato velocissimo– sono stata a prendere qualcosa con il mio amico W che non vedevo da mesi, per aggiornarci sulle nostre malefatte, lamentarci di Trump e progettare la visione del prossimo Eurovision Song Contest insieme. Oxford era ventosa, oggi, e pedalare su e giù per Bambury Road è stato piuttosto interessante.

Poi ho incontrato la mamma di Fra e preso insieme a lei, Cì e Fra un delizioso the con Smarties. Scopriremo tra qualche ora se bere un the alle tre del pomeriggio compromette per sempre la mia abilità di dormire. Anche se si tratta di un roiboos.

Mi sono aggirata per i negozi di Oxford per una volta con una missione che non posso ancora rivelare, cullata dalle musiche del piano di Paterlini e sentendo per la prima volta dopo mesi il desiderio di scrivere. Mentre il sole calava sono andata in cerca di fiori in offerta ma mi sono invece imbattuta in una strada chiusa al traffico, una laterale di Bambury Road che porta ad un bellissimo e nuovissimo edificio che ospita una scuola di musica.

Una manciata di guardie era lì, con i loro cappelli altissimi e vari strumenti musicali, ed una fanfara solenne e bellissima permeava l’aria al punto da scivolare nelle mie orecchie nonostante gli auricolari. Mi sono fermata a guardare il corteo di gente importante che passava e ho posato la bicicletta al muro, incuriosita, mentre un uomo che a quanto pare è stato più volte nominato agli oscar e ha vinto una serie di Bafta parlava della musica, di come può raggiungere e commuovere anche il più illetterato degli ascoltatori, di come sia un linguaggio universale, di come the thing about music is that you never arrives, mostly because there’s no parking.

E io me ne stavo lì in piedi, ascoltando, fissando la grossa forbice dorata –c’era davvero!– e spiando nelle stanze al secondo piano, dove qualcuno abbracciava uno strumento e qualcun altro abbracciava una persona. E ho ripensato alla musica del piano che ha cullato Seareen, a quella nella quale QSN ci nasconde quando siamo soli, alle preghiere di canzoni come Whom Shall I Fear e You Lift Me Up, che parlano sempre del sole splendente e di prati verdissimi.

E credo che sia il momento di ringraziare l’Universo.

Grazie Universo per le persone amorevoli, quelle che parlano il dialetto dalla nascita, quelle che vengono da un’altra parte e quelle che usano timidamente la mia lingua per raggiungere me.

Grazie Universo per il cibo offerto da persone amorevoli, il cibo regalato dagli amici che non pensano nemmeno un attimo a farti pagare, il cibo salvato dalla distruzione e portato altrove.

Grazie Universo per la bellezza, quella della musica, quella dell’architettura e quella della primavera che sta invadendo lentamente Oxford.

Grazie Universo per l’amore, la tenerezza e la devozione.