Di libri memoria e sogni

Qualche ora fa una ragazza è venuta a vedere la stanza, è salita sulla scala fin sotto il tetto, ha deciso che le piace e si è accordata per trasferircisi tra una decina di giorni.

Un’altra questione risolta ma non posso nascondere che, nonostante la casa dove mi trasferirò sia infinitamente meglio di quella in cui vivo adesso, mi mancherà questa camera. Forse non mi mancheranno gli orribili mobili, o l’orribile temperatura, o questa sedia scomodissima e la finestra che divento sempre scema a chiudere, ma il mio letto nella tana in cima alla scala sì.

Un po’.

Stanotte ho sognato lei.

Nell’Universo ideale in cui non abito le è successo qualcosa, un’ephiphany, una rivelazione celestiale, e stasera in un impeto di nostalgia tornerà a leggere il mio blog –una volta lo faceva, diceva che quasi faceva male per quanto di mio c’era dentro– e leggere che stanotte l’ho sognata la farà intenerire di brutto.

Io non avevo nessuna ragione di sognarla: ho passato la serata di ieri pensando a come la mia vita sia low key felice, con un lavoro che mi piace, persone con cui vado d’accordo, una bella casa e tutto sommato delle ottime prospettive. Eppure è successo e sospetto fortemente che sia per qualcosa che lei ha provato o fatto. Anche perché si trattava di un sogno felice, in cui io avevo una casettina in cima ad una scogliera e lei piantava una scena per dire che non era convinta eccetera… facevamo entrambe parte di un gruppo di personaggi con poteri speciali e ognuno di loro traeva potere da un elemento diverso. Lei continuava ad essere scettica finché qualcuno non le faceva notare che l’elemento dal quale io traevo potere era lei. A quel punto vivevamo per sempre felici e contente.

Tuttavia non è questo il motivo per cui mi sono seduta al pc a questo orario un po’ random.

Qualche tempo fa ho parlato di un evento che coinvolgeva Becky Albertazzi, un incontro a Londra per la presentazione di un libro scritto a quattro mani da lei e da un certo Adam Silvera, autore del quale non avevo mai sentito parlare.

Dopo aver letto tutti i libri di lei ho pensato che per correttezza avrei dovuto leggere anche i libri di lui, che per adesso sono solo tre. Ebbene, ho appena finito il primo, More happy than not, e sono ancora incastrata in quei postumi che ti restano addosso dopo aver letto un grande libri.

Non so come tradurre il titolo, forse qualcosa come Più felice che no. La vita del protagonista, Aaron, è molto difficile: viene da una famiglia poverissima e suo padre si è appena suicidato, evento che ha portato lui stesso a tentare il suicidio. Al fianco di Aaron c’è Genevieve, la sua ragazza, ma quando la ragazza si allontana per un campeggio artistico Aaron fa amicizia con Thomas, con il quale instaura un rapporto profondo e complesso e che lo porterà a farsi dolorose domande sul proprio passato.

Un modo per superare questo dolore potrebbe essere ricorrere a Leteo, una procedura molto costosa che cancella la memoria in maniera selettiva, ma si tratta di una scelta altrettanto complessa che potrebbe avere serie ripercussioni su Aaron e le persone che gli stanno intorno.

Non posso veramente dire di più a proposito di questo libro se non che mi ha molto colpita, più di quanto mi aspettassi. Ha una scrittura cruda, buia, molto lontana dal bellissimo libro dell’Albertalli che ho letto la settimana scorsa… ma mi è stato altrettanto caro, vuoi perché affronta lo stesso tema del mio Seareen vuoi perché anche io ho avuto gli stessi problemi del protagonista.

Alla fine non ho potuto fare a meno di pensare che mi piacerebbe comprare anche questo oltre a The upside of unrequited, che mi era piaciuto infinitamente, e farmeli autografare entrambi… ma la strada fino a Ottobre è ancora lunga e non oso pensare a cosa mi riserveranno gli altri due libri di Silvera, dato che a quanto pare l’intero internet giura che la fine di uno dei due sia una cosa da piangersi via gli occhi.

Comunque oggi ero a casa da lavoro e com’era da aspettarselo non ho fatto niente di niente. A momenti mi infilerò in doccia per prepararmi per la cena speciale di stasera –a quanto pare una cena dedicata esclusivamente a noi portieri– alla quale non so ancora come vestirmi.

Stay Tuned.

 

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Molly è me.

Allora.

Allorallorallorallorallorallorallorallora.

ho appena mandato 20 messaggi a Kiki. C’è un’alta probabilità che legga questo post prima dei messaggi ma le voglio bene lo stesso

Non so da dove cominciare.

Come probabilmente saprete, recentemente il mondo è esploso a causa di un libro che è stato trasformato in un film e che per la prima volta sul grandissimo schermo –cioè, no ma capitemi– parla di un adolescente maschio gay. Il film si chiama Love, Simon e il libro si chiama Simon against the homosapien agenda e l’autrice è Becky Albertalli.

letto il libro, adorato, visto il film, adorato, niente da fare

Recentemente –tipo recentissimamente– ho letto un libro bellissimo. Tipo ieri e oggi. Tipo in ogni singolo minuscolo minuto di tempo che avevo in cui non succedeva niente in portineria. Tipo ogni volta che i M si giravano, ogni volta che K si inventava qualcosa da fare –quell’uomo non sa star fermo– io ero lì col naso nel libro.

Sono innamorata follemente di questo libro.

Il genere di amore che mi ha spinta a correre subito da Waterstone e pensare di comprarmelo, il genere di passione sfrenata che quasi quasi volevo mangiarmelo, quel libro, farlo diventare parte di me, gustarlo fino a quel punto.

eh, lo so, la follia, ma davvero, non potete capire. Quindi ora vi spiego

Molly è la protagonista del libro. Molly ha 16 anni ed è timida, ha una sorella gemella lesbica spigliata e disinvolta, due madri adorabili e un gruppettino di amiche niente male. La primissima pagina inizia con lei che fa amicizia per puro caso in un bagno con questa bellissima ragazza di nome Mina e io già mi aspettavo il mondo, la protagonista che si scopre a sua volta lesbica o che si innamora di una ragazza che aveva inizialmente pensato perfetta per sua sorella, bla bla bla… niente di tutto questo.

Molly è grassa.

Molly si nasconde dietro gli strati dei vestiti, dietro le sue 25 cotte, dietro l’ansia e l’esitazione. Perché Molly non si è mai dichiarata e non ha mai baciato un ragazzo, non sa cosa significhi essere rifiutata e –cosa che me l’ha fatta amare tantissimo– è creativa e ha un senso artistico sviluppatissimo.

Molly è me.

Molly è me quando parla di come sembri impossibile trovarsi un ragazzo, di come la relazione con la sua gemella stia cambiando, di come si senta inadeguata nel suo corpo troppo grande. C’è una parte del libro meravigliosa in cui parla delle commedie romantiche, commedie delle quali lei non potrà mai essere protagonista, perché nessun ragazzo vorrà mai desiderarla. Descrive un’immagine bellissima, Molly, dice nel momento in cui la ragazza della commedia si toglie la maglietta lei smette di essere me. E lo rileggerò, questo libro, ne trascriverò le parti migliori perché le leggiate.

E niente, questo libro mi ha dato tantissimo e sono ancora tutta infrullata per questo.

MA.

Ricordate quando nominavo Simon, all’inizio? Ebbene.

Ebbene Becky Albertalli, scrittrice americana, ha scritto il libro di Simon e il libro di Molly ma anche il libro di Leah –su cui ho appena messo le mani ed è il prossimo in lista– e il libro di Ben e Arthur, che non è ancora uscito ma che arriverà in Ottobre.

Mese nel quale l’autrice farà un tour per promuoverlo.

Tour di cui due date sono in Inghilterra.

Paese nel quale-ok, avete capito dove voglio andarla a parare.

In Ottobre Becky Albertalli sarà a Londra. E niente, io ho già comprato il biglietto.

E credo che non ci sia nient’altro che valga la pena dire a proposito di oggi, né che uno straniero a caso, dopo due chiacchiere con me, mi abbia rivolto la fatidica frase a che ora stacchi? né che oggi, nella folla, ho scorto il profilo di Reyn e ho avuto un giramento di testa.

Non era Reyn, naturalmente, ma il problema è che non sarà mai, mai Reyn.

 

Stanze di Sogno

Come di consueto, qualche coordinata.

Sono seduta sul pavimento della mia stanza, su una specie di poltroncina pieghevole fatta di gommapiuma e dalla doppia funzione di seduta e materassino. Una trovata geniale, specie tenendo conto che io su questo materassino stanotte ci ho dormito, e anche bene, ma soprattutto al fresco. Se tiro l’orecchio sento, a destra, versi di uccelli che entrano dalla mia finestra e a sinistra il suono del telefilm del mio padrone di casa –credo Merlin– –il telefilm, non il padrone di casa– sparato a volume altissimo al punto che ieri quasi non riuscivo ad addormentarmi.

Stavo per ricredermi su di lui, l’altra sera, dopo una chiacchierata tutto sommato amabile e gradevole. Poi stamattina, quando gli ho detto che ho finalmente avuto la stanza, mi ha detto allora devi darmi quattro settimane di preavviso. A quel punto pensare di dover prolungare la mia permanenza per un altro mese mi ha dato quasi la nausea e sono riuscita a rispondergli con fermezza: mi dispiace se continua a fraintendere le mie parole ma io gli ho detto che la stanza era troppo piccola già due settimane fa, se non l’aveva capito a quel punto non è colpa mia.

Temevo quasi di arrivare alla fine della giornata senza grosse cose da raccontare –la cosa che aspetto di più il mercoledì è la puntata di Free! Dive to the future ma non ci potevo certo scrivere sopra un intero post!– ma poi il mio collega M il Mago –è una storia lunga– ha detto Guarda che alle due hai un appuntamento per andare a vedere la vecchia biblioteca del college. Quando sono arrivata di corsa sul luogo dell’appuntamento –quasi in ritardo a causa dell’investigazione in corso in portineria: qualcuno aveva sfasciato una sedia del giardino e stavano tutti guardando i filmati del circuito chiuso per capire chi fosse stato– non mi aspettavo certo di restare letteralmente a bocca aperta per lo stupore!

Abbiamo saluto una scaletta di legno fino al piano superiore, dove la bibliotecaria –the librarian, come ai vecchi tempi– –dio che nostalgia– ha aperto una porticina –esatto, tutto molto piccolo– e mi ha fatta entrare in una stanza piena fino al soffitto di libri.

Questa.

Sono rimasta senza parole per cinque minuti buoni, ascoltando le parole della bibliotecaria che arrivavano da un altro pianeta –e che incredibilmente il mio cervello riusciva a tradurre senza problemi– e guardandomi intorno completamente persa. Non sapevo dove guardare. Quella santa donna mi ha dato in mano libri appartenuti a Enrico VIII, atlanti dall’inaccuratezza quasi commovente e antichi volumi erotici –scandalosi quanto una caviglia scoperta- senza mancare di viziarmi con una copia gratis della guida alla vecchia libreria e una manciata di deliziose cartoline.

iku, quella alla quale le persone davano libri gratis

Se guardate attentamente la foto noterete che il pavimento del corridoio centrale è abbassato rispetto al resto della stanza. Questo perché si tratta della pavimentazione originale, quella che sotto il peso della collezione costantemente in crescita del college ha via via ceduto. Le sezioni laterali, quelle che sostengono gli scaffali, sono state ricostruite recentemente ma il corpo centrale è ancora quello originale.

e niente, per qualche motivo questa cosa mi ha affascinata da morire.

Le Ragazze della Rosa

Avere tredici anni non è facile per nessuno. Sono anni complicati, pieni di difficoltà e di sfide, di decisioni e di spazi da conquistare. Le cinque protagoniste de “Le Ragazze della Rosa” lo sanno benissimo e ognuna di loro li affronta a suo modo: Selene è la ragazza artistica e frizzante non esattamente appassionata di studio, la timida Alice ha un rapporto problematico con la madre, Milena è capitano della squadra di pallavolo, matura e responsabile, Roberta è la prima della classe ma ha paura di spiegare le sue ali e la famiglia di Daria ha seri problemi economici.

Un giorno la mitica nonna di Alice fa loro un regalo: cinque anelli identici a forma di rosa e con il potere di far avverare i loro desideri. Tredici anni sono troppi per credere alle favole ma le amiche sono ben felici di avere un loro segreto e un amuleto in comune, così affidano agli anelli i loro desideri. Sembra facile indovinare ciò che le ragazze vogliono ma la storia mostrerà che non è proprio così.

“Le Ragazze della Rosa” porta in scena le dinamiche di un gruppo di adolescenti in maniera molto convincente, per non parlare poi delle loro difficoltà all’interno della scuola o dell’ambiente familiare: chi non si è mai trovato nei panni di Alice, alle prese con una madre che non le lascia l’indipendenza che vorrebbe, o di Roberta, schiacciata dalle aspettative scolastiche dei genitori e troppo preoccupata per rivelare loro qual è il suo vero sogno? Per ognuna di loro le difficoltà non mancheranno ma a tutto c’è una soluzione e devo ammettere di essermi commossa più di una volta.

E’ una bella lettura nella quale si finisce per affezionarsi ai personaggi se non addirittura a rispecchiarcisi: personalmente mi sono ritrovata molto in Selene, sbarazzina, creativa e poco diligente. Al di là di questo si tratta di un libro ben scritto, scorrevole, coerente e verosimile, che se nel mio caso mi ha fatto sorridere, ripensando a quando ce li avevo io, tredici anni, sono certa non mancherà di far sentire capite e meno sole chi tredici anni ce li ha davvero.

 

Dati Tecnici

Titolo: Le Ragazze della Rosa
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: Stargirl
Anno edizione: 2015
Pagine: 203

Tutta Colpa Di Un Fulmine

A volte succede che leggo libri un po’ a caso, perché me li suggeriscono le mie amiche o perché in qualche modo la trama mi incuriosisce. Succede che siano libri lontani dal mio genere preferito, interessanti fusioni o semplicemente libri un po’ speciali che acchiappano la mia attenzione.

E’ questo il caso di Tutta colpa di un fulmine che, come Sette giorni per liberarsi di Jack all’epoca, mi è sembrato una lettura interessante e un po’ diversa.

I protagonisti della vicenda sono Virginia e Leon, gemelli di tredici anni che proprio non si possono soffrire. Troppo perfettina e supponente lei e troppo menefreghista e casinaro lui, la convivenza non è facile e i battibecchi non si contano.
Durante una gita in montagna, però, la faccenda si complica ulteriormente e i due si ritrovano…l’una nel corpo dell’altro. Saranno i nostri eroi in grado di gestire un corpo e una vita che non gli appartengono?

Ho iniziato questo libro con molta titubanza e trovando subito Virginia piuttosto antipatica. La narrazione è a voci alternate ma suoi capitoli, specie all’inizio, sono molto più lunghi di quelli del fratello e non ho potuto fare a meno di “parteggiare” per lui fin dall’inizio. Quella che però inizialmente sembrava una gara tra i due si evolve in qualcosa di molto più interessante e meno definito.

Virginia parte con l’idea di “migliorare” il fratello, renderlo meno rozzo e più popolare con le ragazze, ma lungo la strada subisce un cambiamento che intacca il suo essere perfettina e super controllata.
Leon, al contrario, non cerca nemmeno per un momento di fingersi la sorella, tra scelte d’abbigliamento discutibili e atteggiamenti poco femminili, e deve anche fare i conti con Adelaide, migliore amica di Virginia che da sempre ha una cotta per lui.

Ho letto questo libro in un paio di notti, posandolo solo perché si faceva troppo tardi per continuare a leggere. La scrittura è scorrevolissima, frizzante, con un linguaggio contemporaneo e richiami ad una cultura nerd che mi hanno fatto sorridere.

Ho apprezzato parecchie cose di questo libro, prima fra tutti i punti di vista non così immediati che i due ragazzi hanno nel momento in cui si scambiano i corpi. Virginia nel corpo del fratello sperimenta l’impossibilità di esprimere debolezza mentre al contrario Leon sfrutta il favoritismo della madre nei confronti della sorella per farsi perdonare un brutto voto. Parecchi episodi disseminati qua e là ricordano al lettore quanto il sesso di una persona influenzi il modo in cui viene percepito o giudicato un suo comportamento.

Ma c’è anche una bellissima contaminazione tra i due, nel modo in cui Virginia apprezza i momenti in cui può giocare a basket e sfogarsi o nei momenti in cui le reazioni di Leon si fanno in qualche modo meno razionali. In circostanze diverse questa contaminazione avrebbe potuto portare a riflessioni diverse –gli spunti nel libro non mancano di certo– ma la storia funziona benissimo anche così com’è.

Anzi, non posso negare che nel piccolo del dram(m)a scolastico la vicenda mi abbia lasciato un po’ col fiato sospeso, specie quando era coinvolto un certo personaggio –Eva, e come altro poteva chiamarsi?– che si diverte un po’ troppo con i nostri eroi.

Di pagina in pagina ho finito per affezionarmi ai giovani protagonisti, fino al delizioso –e non così scontato– finale che li vede alleati e molto distanti dai gemelli che si facevano i dispetti all’inizio della storia. Anzi, devo ammettere che dopo aver posato il libro ho proprio sentito la loro mancanza!

 

Dati Tecnici

Titolo: Tutta colpa di un fulmine
Autrice: Arianna Leoni
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Anno edizione: 2017
Pagine: 206

 

L’Ultima Notte Al Mondo

Vi ricordate di quando vi parlai di Albion?

…probabilmente no, perché alla fine non gli ho mai dedicato un post fatto bene –shame on me– ma vi ho parlato de La Prima Cosa Bella, un altro libro della stessa autrice, la bravissima Bianca Marconero, e oggi volevo segnalare l’uscita di un secondo libro, L’ultima notte al mondo appunto.

Marco Bertani ha ventitré anni, alle spalle un’adolescenza tutt’altro che semplice e davanti a sé un futuro dove potrà contare solo su se stesso. Un giorno inaspettatamente si imbatte in Marianna Visconti, ex compagna del liceo e amore non corrisposto della sua vita. I loro mondi non potrebbero essere più lontani: Marianna, dopo aver studiato negli Stati Uniti, sta facendo pratica legale presso il prestigioso studio di un amico di famiglia, mentre Marco sbarca il lunario lavorando come operatore per una rete televisiva locale. Quando però le viene prospettata l’occasione di condurre un programma ideato proprio da lui, Marianna decide di accettare la sfida, convinta che così potrà dimostrare a Luca, il fidanzato con cui è in crisi, di cosa è capace: lei e Marco si troveranno quindi a lavorare gomito a gomito e scopriranno di non essere poi così diversi come credevano…

Una trama tutto sommato lineare ma nella quale sono convinta troverò molto, molto di più di questo. Qualche dato tecnico:

Titolo – L’ultima notte al mondo
Autore – Bianca Marconero
Editore – Newton Comtpon editori
Collana – Gli Insuperabili
Pagine – 440

Il libro esce il 29 giugno e ad accompagnarlo nella versione cartacea c’è anche la novella Ed ero contentissimo, un prequel, un quando tutto ebbe inizio:

“Tu chiedevi sempre se c’era una speciale, una che mi tenesse sveglio, qualcuna a cui pensassi e io rispondevo che non c’era. Era una bugia, papà. Io una ragazza speciale ce l’ho da cinque dei miei diciotto anni.
Lei, papà, è il motivo per cui crederò sempre ai colpi di fulmine, mi fiderò sempre delle canzoni, saprò che si può tutto per amore. E non dico per conquistarlo, ma per permettere a chi amiamo di stare bene. Si può tutto senza avere nulla in cambio, insomma, senza una possibilità al mondo di essere felici.
Ah, perché la mia ragazza mica lo sa che sono innamorato di lei.”
Cinque anni prima de “L’ultima notte al mondo”, tra i banchi di scuola, Marco si innamora di Marianna. E attraverso Negazione, Rabbia, Patteggiamento, Accettazione e Depressione Marco affronta le cinque fasi dell’Elaborazione dell’Amore.

questi bei titoli, eh…manca tanto Tiziano nella mia vita

Il libro è disponibile anche in versione informatica ma che non contiene però la novella, della quale uscirà presto un’edizione ebook. Prima di andare a nanna vi allego qualche dettaglio sull’autrice:

Bianca Marconero vive a Reggio Emilia. Dopo aver lavorato come copywriter per l’editoria periodica si è dedicata alla scrittura creativa. Esordisce con la saga di Albion, di cui sono stati pubblicati Albion, Ombre, e le novelle Diario di un’Assassina e il Principe Spezzato. Spera di poter presto tornare a occuparsi della parte conclusiva della saga, e nel frattempo scrive, con grande piacere, storie romantiche.
Per Newton Compton ha pubblicato La prima cosa bella.

di mio posso solo aggiungere che è una persona adorabile e gentilissima e che mi mancano i suoi cavalieri!!!-

 

Io Sono Groot

Credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano.

Sono le due, in questo angolo di mondo, il sole è alto, gli uccellini cinguettano e io mi sono appena fatta due ore di sonno, così, al posto del pranzo.

credo che il vero errore in questo quadro sia stato trasferirmi in una stanza con un letto doppio supercomodoso sul quale posso dormire, scrivere, guardare la tv, mangiare leggere prendere appunti e tenere d’occhio la strada fuori dal giardino

Mi permetto di non considerare la mattinata infruttuosa perché nonostante sia domenica mi sono svegliata presto e ho letto un libro intero e scritto la recensione che mi era stata commissionata. Qualche volta vorrei che questo blog diventasse un po’ più utile al prossimo e quando leggo certe recensioni in giro, tipo gente che scrive ma se ciò che crede sia sbagliato? Se quell’incidente è stato solo l’inizio di qualcosa? mi viene un po’ il latte alle ginocchia, e con me anche a Capt. Amelia –con la quale recentemente ho “passato” più tempo del solito ed è stato piacevole– che dice C’è una sacco di gente che scrive da cani e non si fa scrupoli. Tu scrivi bene e te li fai rendendomi una donna un po’ più felice di ieri.

Tuttavia siccome io sono fatta per adorare i libri piuttosto che sezionarli mi limito a impegnarmi a scrivere quelle che mi vengono chieste o quelle di libri che assolutamente dovreste leggere. Se poi iniziassi con le recensioni stroncanti non sarebbe più finita.

Siccome non sono molto più in forma di come mi avete vista gli ultimi due giorni ho intenzione di passare il pomeriggio a guardare Guardiani della Galassia e rimpinzarmi di Doritos Chilli Heatwave, che sono sufficientemente piccanti da infastidirti la lingua ma non abbastanza da rovinarti la giornata e io le adoro.

e non le compro quasi mai proprio perché le adoro e mi conosco

Un ultimo dettaglio che non vi sconvolgerà come dovrebbe: ho iniziato a pensare fantascienza.

Io sono sempre stata quella del fantasy, quella che meh, ok, guardiamo questo film sullo spazio ma chissene, quella che prima di approdare a Dottor Who ci è voluta una vita –scusami Fé– quella che fantasy forever.

E ora, inspiegabilmente, le mie idee assumono dettagli fantascientifici.

Come siamo arrivati a questo?!

Ci siamo trasferiti!

Il mio vicino di stanza è allegramente al telefono da circa tre ore.

E non è un numero a caso.

Io siedo alla mia nuova, minuscola scrivania, circondata dalle mie valigie aperte e non, di fronte ai miei meravigliosi scaffali che finalmente ospitano i miei libri come Universo comanda.

Still. Se questo insiste dopo le undici fa una brutta fine.

Oggi ho traslocato ed è andato tutto bene, la mia amica S mi ha regalato un giro in macchina e con un po’ di pazienza abbiamo portato da un quartiere all’altro tutte le mie sciocchezze. E’ stata dura e sono ancora abbastanza puzzolente per lo sforzo di portare su per le scale ma la verità è che la doccia alle mie spalle mi mette soggezione.

E se riempio la stanza di vapore, così, la prima sera?

La lista di cose che mi servono si allunga di minuto in minuto, cose come piatti e posate –perché l’agenzia non mi ha mica detto che dovevo procurarmi le mie, no– ma anche tappetino per la doccia, un asciugamano per i capelli che non ho mai comprato e una filtrobrocca per la stanza.

E finiamo da Argos ancora una volta…

Non posso tuttavia lamentarmi di niente: il minuto stesso in cui la mia amica ha lasciato la mia stanza mi sono sentita tranquilla, liberata da un peso, finalmente sollevata dal tremendo stress di pianificare questo trasloco.

La prossima fatica è domani e consiste nel decidere se ho abbastanza faccia tosta da andare a Headington e affrontare Mr. Gatto.

Good luck with that.

Io Dovrei

Quando succede questo genere di cose è chiaro che la forza di volontà è il mio punto debole.

Ho messo le mani sul libro del secolo, ieri. Più o meno 900 pagine, di cui 240 sono già andate.

Oggi ero off: ho letto in autobus, ho letto sotto il piumone, ho letto aspettando l’agente immobiliare, ho letto mentre cenavo, ho letto invece di cercarmi una casa.

la verità è che voglio che la stanza che vedrò giovedì sia mia, quindi mi comporto come se già lo fosse

E’ un bene che domani io debba lavorare, altrimenti non farei altro tutto il giorno anche domani.

Il fatto è che si tratta del libro del secolo.

Personaggi che conosco da dieci anni, che ho amato ferocemente, per i quali ho riso e pianto e urlato nei cuscini nel bel mezzo della notte. Gente che viene da tre trilogie diverse che finalmente si incontra, si mescola, si racconta i propri destini.

Cose che per un terzo del tempo sono lì a squittire le mie bestiole, le mie bestiole adorate!

Io dovrei andare a farmi la doccia, con il catino e il bollitore dell’acqua perché non c’è acqua calda, e poi andare a letto presto che domani lavoro. Io dovrei lavarmi i capelli e asciugarli bene così non mi prendo un malanno. Io dovrei farmi una camomilla così non rischio di prender sonno all’una.

Io dovrei decidere cosa fare con il mio cuore.

 

PS: mi ha fatto estremamente piacere che ben due persone si siano fermate non solo a mettere mi piace ma anche a commentare. Questo blog è stato molto importante per me per parecchi anni e ritornarci mi sta dando una soddisfazione personale inaspettata, ma altrettanto inaspettato è questo calore al mio ritorno. Ma grazie! *_*

Halloween?

Così sforziamoci, nella notte, di produrre qualcosa.

SO.

Innanzitutto ho fame.

Non fame tipo ehi, mangerei qualcosa, fame tipo un leopardo che cerca di uscire da una gabbia. Fame tipo se in questo momento potessi mi sbranerei una ciotola di riso e cotoletta di maiale. Guardare Yuri on Ice mi ha fatto male, lo so, ma il katsudon era la mia debolezza anche prima.

no ma dico…guardatelo

Poi sono qui, orologio alla mano, in attesa che arrivi la mezzanotte e io possa mostrare a mia sorella l’incredibile regalo che sto per farle. Vorrei dire che spenderò di più per il suo regalo che per i biglietti aerei per Natale ma non sarebbe vero. Anche se ci vado vicino.

Quindi sono seduta sul divano bianco del “mio” appartamento a Oxford, sola soletta perché Jo è a Londra dal figlio, in preda ai dubbi. Che fosse stato meglio approfittarne? Che fosse stato meglio prendere ed andare ad uno dei tanti Halloween Party della città?

Proprio io che non ho mai amato Halloween?

Io che non ho bisogno di sfogarmi in travestimenti perché sono sempre me stessa?

…io che è è meglio se le belle metafore le lascio a Jesus…

Oggi sono successe due cose degne di nota.

La prima è che praticamente dal nulla è uscita la trama per un nuovo libro. Immagino che non sia una sensazione con la quale siate facilmente familiari ma provate a immaginare una valanga. Inizi con un’idea piccina piccina –ma se io scrivessi un libro sull’esperienza di essere barista da Starbucks?– poi inizi ad ammonticchiare idee –le misure che confondono la gente, i nomi sbagliati sui bicchieri, i clienti furbetti– e poi la tua manager mette dentro la testa, fa un commento sulla sua boss e all’improvviso la cosa prende una piega del tutto inaspettata e tu ti ritrovi a immaginare cose e cose e cose e tutto ruzzola giù come un’allegra valanghina –ok, non la migliore delle metafore– e sei a posto per il mese di Novembre e il NaNoWriMo.

Poi.

Come sapete –e se non lo sapete ovviamente sapevatelo– quando entra un cliente interessante scatta il codice segreto tra i baristi…il mio è white mocha, perché mi piace il cioccolato bianco, ma sono ormai settimane che non lo uso più, specie da quando io e Jesus abbiamo iniziato a giocare a vediamo chi fa la prima mossa invece di gustiamoci gli occhi con i clienti estivi.

Ebbene, oggi sul tardi è entrato in negozio un ragazzo.

Alto.

Ossuto.

Con i capelli biondi.

Lunghi.

Aveva un signor naso.

parentesi nel quale mi arrendo al fatto che mi piacciono le persone il cui naso ha una certa personalità

Aveva in mano un libro.

parentesi nella quale cerco di dire che non mi piacciono i biondi e le bionde e fallisco miseramente

Prende, si avvicina al bancone e ordina un white mocha grande.

Subito non mi si accendono tutti i radar, sono troppo impegnata a cercare di capire cosa sta leggendo.

Gli Inganni di Locke Lamora.

parentesi in cui ricordo a chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso che io amo follemente quel libro

Quindi procedo a diventare di un colore poco umano, a dimenticare tutto il mio fluent englishsì, quello per cui la gente si complimenta così spesso– –esatto, me la tiro perché per questo me la posso tirare– tranne poche parole come environment, understatement e grapes, evidentemente molto utili in una conversazione sui libri, e a perdere completamente il grip sul mio sharpie, il pennarellino con cui scriviamo sui bicchieri di carta.

l’altro giorno qualcuno ha chiesto a una ragazza- -esatto, la decontestualizzazione regna sovrana- –come seduci un uomo. Io mi sono fermata e ho realizzato che mai, mai nella mia vita mi sono chiesta come sedurrei un uomo– –ora so come

Dopo un’intera giornata di lavoro capite che non metabolizzavo l’inglese né in entrata né in uscita, quindi ho farfugliato il farfugliabile e annuito quando il tono del ragazzo lo richiedeva, ho completamente e drammaticamente dimenticato il suo nome

momento di lucidità: ANDREW

e ho fatto finta di servire il cliente dopo di lui.

nel frattempo l’evento con mia sorella è accaduto e sono abbastanza convinta che sia andato bene

Tra un tentativo di chiudere il negozio e l’altro –J era fuori uso per motivi festaioli, io perché ero completamente distratta dal ragazzo– ho partorito un brillante piano per attaccarci bottone: consigliami qualche scrittore.

Quando poi porgi un bigliettino ad un ragazzo perché ci scriva il nome russo di un autore che ti ha consigliato non ti aspetti che torni completamente coperto di nomi tipo una quindicina con annessi titoli e ambientazioni.

E senza Robin Hobb.

Così cogli l’occasione per consigliargliela.

E suggerirgli di tornare a dirti quando l’ha iniziata.

 

Come ha commentato Jesus…next time tell him you love white mocha with blonde espresso!